Qualche mese fa, durante il mio soggiorno a Perth, in Australia, ebbi l’opportunità di partecipare a una Santa Messa celebrata secondo il rito tradizionale latino. Ne rimasi colpito per il grande raccoglimento, il silenzio, la solennità della liturgia e la presenza di numerosi giovani e famiglie.
All’epoca raccontai quell’esperienza sulle pagine de La Gazzetta del Serchio, come semplice testimonianza di un modo diverso di vivere la liturgia cattolica. Oggi quel ricordo torna di attualità.
Il motivo è quanto accaduto il 1° luglio a Ecône, in Svizzera, dove la Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre, ha consacrato quattro nuovi vescovi senza il mandato del Papa. La Santa Sede aveva chiesto di non procedere, definendo questo gesto una grave ferita all’unità della Chiesa.
Molti lettori si domanderanno che cosa distingua i lefebvriani da quanti semplicemente amano la Messa in latino. È una differenza importante. La celebrazione secondo il Messale del 1962, cioè il rito precedente alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, non coincide di per sé con l’adesione al movimento fondato da Lefebvre. Molti fedeli apprezzano la liturgia tradizionale rimanendo pienamente in comunione con il Papa e con la Chiesa cattolica. Diverso è il caso della Fraternità San Pio X, il cui rapporto con Roma è segnato da una lunga e complessa vicenda iniziata negli anni Settanta e già sfociata nel 1988 in una grave rottura, proprio a seguito di consacrazioni episcopali senza mandato pontificio.
Anche a Lucca esiste una comunità che celebra la Messa secondo il rito tradizionale latino, segno che questa sensibilità liturgica continua a essere presente anche nel nostro territorio.
La mia esperienza australiana mi ha insegnato che, prima di esprimere giudizi, è utile conoscere. La liturgia, qualunque sia la forma con cui viene celebrata, dovrebbe sempre aiutare il credente a incontrare Cristo. Allo stesso tempo, la comunione con il Successore di Pietro rimane uno dei pilastri fondamentali della fede cattolica.
Le vicende di questi giorni offrono quindi l’occasione non tanto per alimentare polemiche, quanto per comprendere meglio una pagina importante e complessa della storia della Chiesa contemporanea.
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