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Redazione
ANNO XIVmartedì 4 Agosto 2026
intervento

Ente produttori selvaggina su piano faunistico venatorio regionale: “Un’occasione persa”

Per l’Ente produttori selvaggina l’approvazione del Piano faunistico venatorio regionale da parte del Consiglio regionale della Toscana rappresenta l’ennesima occasione persa per affrontare i temi scottanti che affliggono il sistema faunistico e venatorio regionale.

“Con la recente approvazione del piano faunistico venatorio regionale – esordisce – la politica toscana ha perso l’ennesima occasione per affrontare le criticità che stanno rendendo sempre più difficile avviare un processo di rigenerazione di un equilibrio faunistico che, per molteplici motivi, non caratterizza da tempo la realtà toscana”.

“Un Piano – denuncia l’ente – che non guarda al futuro e che sembra non tener conto dei profondi cambiamenti che stanno caratterizzando il quadro faunistico regionale. Si è preferito ideologizzare, appesantendolo con ulteriori regole tecnicamente improduttive e spesso incomprensibili, un quadro normativo di per sé complesso, oltre che datato e soffocante, senza tener conto dei profondi mutamenti che sono intervenuti dall’approvazione del precedente Piano”.

“Nessun nuovo indirizzo per la gestione della rilevante percentuale di territori sottratti all’attività venatoria – afferma – che da tempo ha smarrito la strada della “produttività”, lasciandola in balia di presenze faunistiche incontrollate e dannose ai fini del ripristino di un equilibrio della fauna che vive nel territorio toscano. Un tema arcinoto che si ignora, riteniamo volutamente, sperando che il tempo e/o la progressiva riduzione dei cacciatori ne attenui l’interesse e la conseguente pressione”.

“Nessun investimento strutturale ed infrastrutturale – rincara l’ente – per ridare vita ad un governo del territorio, di concerto con gli agricoltori, che recuperi anni di “abbandono”. Un modello che sta distruggendo un patrimonio faunistico che molti ci invidiavano e che il nuovo piano conferma in tutta la sua staticità, come se in questi anni niente sia successo”.

“In un quadro così complesso e difficile – attacca – si è invece trovato il tempo, con il supporto di alcune associazioni venatorie, per peggiorare la proposta della Giunta Regionale a scapito delle strutture private, riducendo la percentuale di bosco prevedibile nelle Aziende Agrituristico-venatorie e per introdurre una regola, in contrasto con la legge nazionale e quella regionale, nella quale si prevede che, qualora la superfice occupata dagli istituti privati sia superiore al 10% a livello provinciale, il limite del 15%, che le norme regionali assegnano a livello provinciale, debba essere invece calcolato a livello di singolo comprensorio”.

“Una norma che rappresenta un concentrato di ideologia e di inutilità tecnico faunistico difficilmente eguagliabile – conclude l’ente -. Trasformando una potenziale ricchezza in uno scempio giuridico. Come per tante altre previsioni del Piano, si ha la sensazione che l’obiettivo non sia stato programmare un complessivo miglioramento del quadro faunistico venatorio regionale, ma mortificare scientificamente l’interesse dei tanti appassionati che ancora praticano la caccia e la cinofilia che, lo ricordiamo agli smemorati, in questa Regione rappresentano ancora storia, tradizione, cultura e, perché no, anche imprese e servizi”.

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