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Redazione
ANNO XIVmercoledì 16 Settembre 2026
il senso invisibile

Fabio Genovesi a Castelnuovo: quando la bicicletta diventa uno stato d’animo

Ieri sera in piazza Luigi Carli a Castelnuovo, nell’ambito del festival Mont’Alfonso sotto le Stelle, Fabio Genovesi ha portato in scena “Tutti primi sul traguardo del mio cuore”, trasformando la bicicletta in un filo narrativo capace di unire memoria, storia e libertà. Con il suo modo di raccontare, semplice, ironico e coinvolgente, ha accompagnato il pubblico dentro la sua storia personale, alternando episodi divertenti a riflessioni profonde senza mai perdere leggerezza.

Tra i protagonisti della serata c’è stato il nonno Arolando, raccontato con un affetto che ha conquistato il pubblico. Attraverso i suoi aneddoti, Genovesi ha riportato sul palco quella quotidianità fatta di piccoli gesti, personaggi e situazioni che, pur appartenendo alla storia di una sola famiglia, finiscono per diventare patrimonio di tutti.

Il pubblico ha sorriso spesso, ritrovando in quei racconti qualcosa della propria infanzia e dei propri nonni. È proprio questa la forza del suo modo di narrare: partire dal particolare per arrivare all’universale. Accanto ai ricordi familiari, Genovesi ha aperto una parentesi dedicata alle origini della bicicletta.

Un racconto curioso, ricco di aneddoti, che ha riportato il pubblico al 1817, quando il barone tedesco Karl Von Drais inventò la draisina, una bicicletta di legno priva di pedali che avanzava grazie alla spinta dei piedi sul terreno. Solo alcuni decenni più tardi sarebbero arrivati i pedali, trasformando quella semplice intuizione nel mezzo che oggi conosciamo. Ma la nascita della bicicletta, ha raccontato Genovesi con il suo consueto stile, è figlia soprattutto della necessità.

Dopo la grande crisi climatica seguita all’eruzione del vulcano Tambora nel 1815, l’Europa visse il cosiddetto anno senza estate: i raccolti andarono perduti; il foraggio e molti cavalli morirono o non poterono più essere mantenuti. Karl von Drais cercò così una soluzione alternativa agli spostamenti, progettando quella che lui stesso definì una macchina capace di “risparmiare i cavalli”.

Da un bisogno concreto nacque un’invenzione destinata a cambiare il mondo. «È un caso… tutto un caso», ha osservato Genovesi, ricordando come spesso le grandi invenzioni non nascano da un progetto perfetto, ma da circostanze impreviste e dalla capacità di trovare nuove soluzioni. Con il suo stile narrativo, ha trasformato una curiosità storica in una riflessione sul presente, mostrando come anche le innovazioni più rivoluzionarie abbiano spesso origini semplici.

La bicicletta, durante la serata, è diventata soprattutto un modo di guardare la vita. Pedalare significa cambiare ritmo, alleggerire i pensieri e lasciare che sia il movimento a fare ordine nella mente. Non è soltanto uno sport o un mezzo di trasporto: è uno stato d’animo. Tra le frasi che mi sono piaciute, “guidare piano e pedalare veloce”. Un’apparente contraddizione che racchiude una piccola filosofia di vita.

Per oltre due ore Fabio Genovesi ha dimostrato che bastano una voce, una storia ben raccontata e una bicicletta per tenere un’intera piazza in ascolto. E forse il messaggio più bello della serata è proprio questo: le storie più grandi, come le invenzioni più importanti, nascono spesso da cose semplici. E, qualche volta, anche da un caso.

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