A settant’anni esatti dalla morte di Francesco Vecchiacchi, lo scienziato garfagnino considerato l’erede più brillante di Guglielmo Marconi, l’ISI Garfagnana gli dedica una mattinata di memoria e riconoscenza.
L’istituto che porta il suo nome, e che continua a formare generazioni di tecnici e ricercatori, ha convocato studenti, amministratori, insegnanti e familiari per un momento che non è solo commemorazione, ma l’avvio di un percorso più ampio: restituire a Vecchiacchi il posto che merita nella storia delle telecomunicazioni e riaffermare il valore delle radici scientifiche del territorio.
L’appuntamento, tenutosi oggi (20 novembre), precisamente nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, è stato aperto dalla dirigente scolastica Mila Berchiolli, che ha ringraziato le autorità presenti e ricordato il senso profondo dell’iniziativa: “Questa non è solo una celebrazione, ma l’inizio di una stagione di eventi dedicati al legame tra Vecchiacchi, i suoi studi e la loro straordinaria concretezza. Le sue intuizioni hanno contribuito a rivoluzionare la nostra società, dalle telecomunicazioni fino alla televisione”
A tratteggiare la figura dello scienziato è stato Pietro Paolo Angelini, che più di chiunque altro ha contribuito alla nascita dell’indirizzo tecnico e all’intitolazione della scuola a Vecchiacchi. Angelini ha ripercorso la biografia del ricercatore, nato a Filicaia nel 1902, studente del liceo classico Machiavelli e poi laureato con lode, a soli 23 anni, in fisica matematica all’Università di Pisa.
Vecchiacchi, docente all’Accademia Navale di Livorno dal 1928 e collaboratore di importanti enti scientifici nazionali, fu tra i pionieri dei ponti radio pluricanale: celebre il collegamento Milano–Cimone–Terminillo–Roma del 1939, una delle prime grandi infrastrutture di comunicazione a lunga distanza. È considerato l’unico ricercatore italiano, dopo Marconi, a essere entrato nella storia internazionale delle telecomunicazioni. Angelini ha ricordato anche i tratti umani: la morte prematura a Milano il 20 novembre 1955, il paese che non riuscì più a rivedere, il grande cordoglio testimoniato dalle corone di fiori. E le frasi scolpite sulle lapidi che lo ricordano: “Fu sacerdote della scienza, umile nel servizio dal trionfo fino alla morte”.
La professoressa Simonetta Vergamini ha raccontato la storia della scuola, nata vent’anni fa grazie alla felice intuizione del professor Angelini, come l’ha definita lei, e al lavoro corale di un gruppo di docenti. Prima del 2010/11 l’istituto non aveva un vero biennio: solo allora la scuola poté considerarsi completa e pienamente intitolata a Vecchiacchi. Già nel 2002 erano invece state dedicate allo scienziato le officine, evento per il quale fu prodotto anche un volume commemorativo.
Il sindaco di Castelnuovo, Andrea Tagliasacchi, accompagnato dalla vicesindaca Chiara Bechelli, ha evidenziato l’importanza delle celebrazioni: “Vecchiacchi non è solo un pezzo della nostra storia locale, ma internazionale. Ricordarlo significa ricordare chi ha fatto grande la nostra comunità” Poi si è rivolto agli studenti presenti “Queste scuole hanno formato personalità di altissimo livello, basti pensare al rettore dell’Università di Pisa o l’informatico Dino Pedreschi, oggi in una commissione europea sull’impatto dell’AI. Investire nella cultura tecnica significa investire nel vostro futuro”.
Anche Raffaella Mariani, presidente dell’Unione dei Comuni della Garfagnana, ha sottolineato la necessità di lavorare nelle scuole per avvicinare i giovani alle discipline scientifiche. “Vecchiacchi è una figura che ci dà orgoglio. Le sue competenze e la sua storia devono continuare a parlare ai ragazzi”
Successivamente è intervenuto Francesco Talini in rappresentanza dell’associazione “Amici dell’ITI F.Vecchiacchi” che ha parlato della scuola come una famiglia.
La parte più emotiva dell’incontro è arrivata con la testimonianza dei familiari, Alessandra Frascaroli ed Elena Cannizzaro, che hanno restituito allo scienziato la sua dimensione privata.
Frascaroli ha letto una commovente lettera del 26 aprile 1955, scritta da Vecchiacchi alla sorella nei giorni in cui temeva l’aggravarsi della malattia. Parole che parlano di amore, serenità e accettazione: “Forse ci rivedremo lassù […] Venite a trovarmi quando sarò sepolto. Un affettuoso abbraccio, Cecco».
Rita, la sorella, conservò negli anni ogni oggetto appartenuto a Francesco, poi affidato ad Alessandra ed Elena, che oggi mettono a disposizione alcuni materiali per arricchire l’associazione “Amici dell’ITI Vecchiacchi”. Elena e Alessandra hanno ricordato «il cugino genio», ma anche l’uomo curioso e appassionato che amava libri, fotografie, quadri, strumenti scientifici: una vorace sete di cultura che riempiva la sua casa, donata al Comune di Camporgiano.
Alla mattinata hanno portato il loro contributo anche Francesco Pifferi, sindaco di Camporgiano, e Simona Salotti, che hanno espresso apprezzamento per l’iniziativa e l’importanza di valorizzare una figura così rilevante per la storia scientifica e culturale dell’intera Garfagnana.
La commemorazione del settantesimo anniversario dalla morte di Francesco Vecchiacchi è un atto di affetto e responsabilità verso l’eredità lasciata dallo scienziato al mondo come fisico matematico ma anche come uomo, nel territorio che lo ha visto nascere e che lui ha tanto amato. La Garfagnana vuole ricordarlo e custodirne la curiosità, il talento e l’ingegno di quell’uomo per cui “Nulla fu irraggiungibile” come recita la sua lapide.
Foto di Elisa Togneri















