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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
barga

Gaza, un rap per scuotere le coscienze: “La Cima del Monte”

Quando l’arte incontra il coraggio di dire ciò che spesso non si vuole sentire, nascono progetti capaci di scuotere. È il caso de “La Cima Del Monte”, brano uscito nelle scorse settimane e firmato da due giovani artisti: Simone Espinoza in arte Randy Chronic (classe ’96) rapper di Pisa cresciuto nella Mediavalle e Tommaso Monticelli (classe ’99) producer di Barga. Una collaborazione che non si limita alla musica, ma che diventa un manifesto, un atto di denuncia, un modo per portare al centro del dibattito un tema importante.

Il brano si distingue non solo per la sua forza espressiva, ma anche per il videoclip che lo accompagna, pubblicato poco più di due settimane fa e interamente prodotto da Monticelli. Un lavoro che unisce competenze artistiche e tecnologia, perché realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale.

“Le immagini dei bombardamenti di Gaza mi sono affiorate nella mente fin da subito, evocate dalla forza del ritornello” spiega Monticelli. Immagini di un conflitto che hanno il potere di scuotere le coscienze e che nel video trovano una potente corrispondenza con i versi del brano. Le parole “Ma se va bene così / Perché va bene così / Se ne volete di più / Forse vi piace così” scorrono puntuali sulle immagini di distruzione e dolore, generando un cortocircuito emotivo. È in questo contrasto che si rivela la cifra del progetto: una musica che non intrattiene soltanto, ma che obbliga a riflettere, a fermarsi, a prendere posizione.

In un panorama musicale dove spesso prevalgono leggerezza e omologazione, Monticelli e Randy Chronic scelgono di seguire un’altra strada. Con determinazione e prontezza, dimostrano che c’è ancora spazio per un’arte che non cerca soltanto il gradimento immediato ma che punta a trasmettere un messaggio. Un’arte che si fa specchio dei tempi e che, proprio per questo, non può esimersi dal raccontarne la realtà più cruda.

Il rap di Randy Chronic non indulge in compiacimenti: è diretto, spigoloso, essenziale. Le sue parole non cercano scorciatoie, ma arrivano al punto con chiarezza. Dall’altra parte, il lavoro di Monticelli alla produzione e alla regia del video dona coesione al progetto, raccontando una storia di immagini che catturano l’attenzione. L’uso dell’intelligenza artificiale non è un vezzo, ma uno strumento per rendere ancora più efficace la rappresentazione, trasformando la tecnologia in alleata della creatività.

Ciò che colpisce, al di là della qualità del brano e del video, è l’eleganza con cui i due artisti hanno scelto di dare voce a un tema tanto delicato. Non c’è compiacimento nella sofferenza, non c’è spettacolarizzazione della tragedia: c’è piuttosto la volontà di restituire dignità a un dolore collettivo, di farlo emergere senza filtri, di consegnarlo all’ascoltatore come responsabilità condivisa.

Con “La Cima del monte”, Monticelli e Randy offrono un contributo prezioso, dimostrando che l’arte, anche oggi, può ancora essere uno strumento di coscienza e cambiamento. In un tempo in cui, come sottolineano loro stessi, “non ci sono più artisti che vanno contro la società con quello che veramente hanno da dire”, la loro scelta assume un valore doppio: non solo musicale, ma sociale e politico.

È questo il senso profondo del progetto: un invito a non restare indifferenti, a guardare oltre la superficie, a non dimenticare che anche una canzone può diventare una testimonianza e atto di coscienza.

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