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Redazione
ANNO XIVdomenica 25 Ottobre 2026
lettera

“Giorno del Ricordo, a scuola insegniamo la storia senza seminare odio e falsità”

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera della prof.ssa Floriana Balducci, ex docente di storia presso le scuole superiori di Castelnuovo di Garfagnana, in merito alle commemorazioni del “Giorno del Ricordo”:

“Anche nella nostra zona, il 10 febbraio è ormai una sfacciata occasione di manipolazione della storia.

Nel 2004 fu istituito per legge (numero 92) il Giorno del Ricordo per omaggiare “la memoria degli italiani e delle vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Da diversi anni, segnatamente dopo il 2023, si commemora un “fantomatico eccidio di italiani” ad opera di partigiani slavo Comunisti che avrebbero gettato nelle foibe migliaia di persone colpevoli solo di essere italiane.

Detto così è inesatto e fuorviante. Non si possono capire certi fatti senza una necessaria conoscenza storica di un’area dove per secoli sono convissuti in relativa tranquillità popoli diversi per lingua e religioni.

Come ex docente di storia alle scuole superiori contesto che si possa ridurre la vicenda del cosiddetto confine orientale a pura propaganda partitica ed elettorale quale si presenta oggi, specie in alcuni comuni in cui il centrodestra commemora il 10 febbraio in sintonia con realtà di chiara ispirazione nostalgica come il Comitato 10 febbraio.

I fascisti, che dal 1922 hanno imposto chiusure di scuole slovene e croate, hanno seminato violenze, sparato su slavi, costretto alla italianizzazione forzata migliaia di persone, ucciso cogli squadristi chi cantava in sloveno, in ossequio al pensiero di Mussolini: “500.000 slavi valgono quanto 500 italiani, sono razza barbara ed inferiore”, sono divenuti vittime o quasi.


Dal 1941 al 1943 la repressione fascista si intensifica. Ne è esempio la strage di Lipa dove 269 sono i morti slavi. Dopo il 1943, il fascismo e il nazismo in queste zone deve vedersela coi partigiani di Tito. Il generale Roatta, a cui il Duce ha dato carta bianca, intensifica repressioni ed eccidi di slavi. I partigiani slavi sono fucilati, i civili slavi assassinati con apprezzamento del Duce: “A casa vostra siete buoni padri di famiglia, qui non sarete mai abbastanza ladri, assassini, stupratori”.


Pretendere che le foibe siano tombe di Buoni italiani e basta è un vero e proprio insulto alla verità storica e alla memoria di migliaia di persone ree di essere di “razza Barbara”. Certo, i Titini si vendicarono, certo furono uccise giovani come Norma Cossetto, divenuta il simbolo di vittima per il centrodestra meloniano, la quale però non era precisamente una Anna Frank. Era segretaria del fascio giovanile, era figlia di un caporione fascista. Eppure, in certi comuni garfagnini il 10 febbraio si ricorda questa ragazza come una “fascio martire”.


Nelle guerre, mai giuste, ci sono vittime e carnefici e vendette; un dato di fatto umano che il Comitato 10 febbraio fa valere solo per gli italiani “brava gente”. Ecco, sarebbe ora di dire tutta la verità, non solo limitarsi alla propaganda anticomunista e neofascista quale oggi indegnamente è divenuta. E non si deve operare un revisionismo teso solo a criminalizzare e oscurare la Resistenza. Questo è il vero obiettivo di oggi, come lo è da anni, dei governi del centro destra che giurano su una Costituzione nata dalla Resistenza che nella realtà prendono di mira costantemente.


La scuola italiana insegna poco e male la storia del ‘900. Una preghiera: teniamola fuori da certi attacchi retorico celebrativi, insegniamo la storia, tutta. Senza seminare odio e falsità. Operazione che tra l’altro quasi mai paga. La Repubblica non è nata dai martiri delle foibe, ma dai partigiani antifascisti. Il 25 aprile è il giorno da ricordare. Per tutti”.

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