Il 10 febbraio il nostro Paese commemora il Giorno del Ricordo, dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo forzato degli istriani, fiumani e dalmati. Una tragedia che ha segnato profondamente le comunità italiane del confine orientale e che per troppo tempo è rimasta ai margini della memoria pubblica.
Le sofferenze vissute da migliaia di nostri connazionali, travolti dalla violenza assassina dei partigiani di Tito e dalle persecuzioni del dopoguerra, hanno rappresentato per decenni una pagina strappata dal libro della nostra storia.
Oggi la Repubblica rinnova il proprio impegno nel custodire e tramandare questa memoria, nella consapevolezza che verità e giustizia sono fondamentali per rafforzare il legame di fraternità tra popoli e territori un tempo divisi.
Nel contesto del progetto europeo, fondato sulla pace e sulla cooperazione, ricordare quelle vicende significa anche ribadire che solo il dialogo e il rispetto reciproco possono impedire il ripetersi di simili tragedie. La costruzione di un’Europa unita e capace di condividere il proprio passato è il modo più autentico per onorare le vittime della violenza nazionalista e delle persecuzioni che segnarono quegli anni.
Il ricordo non è solo memoria del dolore, ma impegno a costruire un futuro in cui nessuno debba più subire ciò che loro hanno vissuto.