Nella sua storia, l’Africa ha visto il suo sviluppo rallentato per vari motivi. Anche se di solito insistiamo sull’intervento umano molto doloroso – che comprende la schiavitù, la tratta araba e quella atlantica -, è interessante osservare anche certe condizioni naturali che hanno rallento o bloccato il continente nel corso della sua storia. In questo articolo mi interesserò di alcune malattie che hanno avuto un pezzo enorme sulla vita sociale e economica dell’Africa in passato.
Tra malattie tropicali che hanno decimato intere popolazioni e/o numerosi animali domestici c’è, tra le altre, la tripanosomiasi, causata dalla puntura della mosca tze-tze; una malattia che si sviluppa nella savana e nei dintorni delle foreste. La paura della malattia allontanò gli africani dalle regioni più umide e produttive dell’Africa subsahariana. La popolazione riusciva in questo modo a limitare l’infestione, però non riuscì a diventare immune alla tripanosomiasi.
Un’altra malattia che causò tanti morti e creò incapacità di sviluppo fu la bilharziosi, chiamata anche schistosomiasi. Mentre il tripanosoma viveva nell’organismo delle antilopi prima di passare all’uomo, il parassita della schistosomiasi viveva nelle lumache di acque dolci. Contrariamente al tripanosoma che si trasmetteva per puntura di un insetto, lo schistosoma si trasmetteva attraverso l’acqua. Un parassita che distrugge il fegato, la milza o il cervello. Se nei bambini la malattia è severa e pericolosa, negli adulti è di solito meno potente ma indebolisce l’organismo causando incapacità di lavorare per la sopravvivenza. Secondo Ransford 1983: “L’addome della vittima si gonfia per accogliere il fegato ipertrofico e danneggiato; all’energia si sostituisce l’apatia; l’intera comunità è oppressa dal carico di parassiti e le attività languono. Presto si stabilisce un circolo vizioso: la gente è così debilitata che produce meno cibo e in breve tutti sono vittime della denutrizione e perdono la speranza […], provoca nell’uomo uno stato di persistente debilitazione. Un’indagine dell’UNESCO ha rivelato che il livello di infezione raggiungeva l’80 per cento fra gli abitanti dei villaggi e i gruppi di pigmei della foresta pluviale in Africa occidentale. I vermi, lunghi circa un centimetro, abitano l’intestino tenue, alle cui pareti si agganciano per mezzo di uncini, succhiando per diversi anni il sangue della vittima. Un individuo può ospitare migliaia, soffrendo di dolori addominali, attacchi di diarrea e di un’anemia che può provocare insufficienza cardiaca.”
Non possiamo passare sotto silenzio il parassita forse più antico in Africa: il plasmodium, che causa milioni di morti ogni anno tutt’ora. Secondo Reader: “Ha almeno 60 milioni di anni e sembra aver cominciato la sua carriera nell’intestino dei rettili”. Dai rettili passò agli uccelli poi ai mammiferi che si nutrivano di rettili. Dai mammiferi passò alle zanzare che si nutrono di sangue e finì per scegliere questi insetti come ospiti privilegiati per diffondersi in tutti gli animali adatti alla sua sopravvivenza. Così la malaria passò all’uomo. Il plasmodium, nel corso degli anni, si adattò con diverse forme, ma la forma più pericolosa è il plasmodium falciparum che è quella più diffusa nei climi tropicali. Parlando della manifestazione della malattia, Reader scrive: “Nell’uomo il ciclo vitale del plasmodium comporta la periodica distruzione di milioni di globuli rossi, che provoca ondate di febbre e di estrema debolezza, mentre i parassiti circolano nella corrente sanguigna per un giorno o due, prima di insediarsi in nuovi globuli rossi”. Secondo Harrison et al. 1992, nelle zone più colpite, tutti i bambini sono infettati entro i due anni di vita.
Comunque la popolazione indigena, con il passare degli anni, ha sviluppato una certa resistenza al parassita e rimangono in gran parte salvi, cioè senza gravi conseguenze, dopo le infezioni dal plasmodium falciparum.
C’è da osservare che, però, gli attacchi continui del plasmodium ai globuli rossi hanno creato un’altra malattia: l’anemia falciforme, chiamata anche drepanocitosi. È una malattia frutto di una mutazione genetica, perché “parte dei globuli rossi degli individui resistenti alla malattia non hanno la tipica forma globulare, ma un aspetto a mezzaluna o falce, e si spaccano quando il plasmodio tenta di entrarvi, negando così al parassita una sede in cui alloggiare e riducendo gli effetti debilitanti dell’infezione”. Sarebbe stata una risposta positiva se non fosse che i globuli rossi difformi sono responsabili di altre malattie, non meno gravi: distruggono i capillari, creano anemia, insufficienza cardiaca, provocano dolori terribili e debolezza. Secondo Reader. “La selezione agisce in modo da mantenere stabile la diffusione del gene dei globuli falciformi: i soggetti che lo ereditano da entrambi i genitori soccombono all’anemia, mentre quelli che non lo ereditano per nulla si ammalano e spesso muoiono di malaria. Sopravvivono, e quindi si riproducono, quelli che ereditano la mescolanza di globuli normali e di globuli falciformi.”
La drepanocitosi è stata considerata dagli scienziati, per esempio Livingstone 1958, come la prima risposta genetica a un dato importante dell’evoluzione umana: lo sviluppo dell’agricoltura.
Infatti l’agricoltura è stato l’evento importante apparso nella vita dell’uomo che ha spinto gli umani a diventare sedentari e a vivere in gruppi più numerosi favorendo così lo sviluppo di parassiti che si diffondevano più velocemente. Più i gruppi sono ristretti meno si osserva lo sviluppo di contagi su grande scala, perché di solito gli individui infetti scompaiono in poco tempo con i parassiti responsabili dell’infezione. Una delle cause della mancanza di città stati in Africa è legata alla necessità di vivere in piccole comunità per evitare il diffondersi dei parassiti, affrontare un ambiente sfavorevole alla vita, vivere di suoli molto poveri, un clima versatile e inaffidabile. L’Africa è un continente caratterizzato da una abbondante biodiversità, però ogni qual volta gli africani tentano uno sfruttamento del suo ecosistema viene frenato dall’apparizione di parassiti predatori di umani o cambiamento climatico devastante con il rischio di estinzione. Tutto questo è legato al suo clima tropicale non favorevole a cambi di stagione, che favoriscono lo sviluppo di tanti organismi viventi di tutti i tipi.
Sull’Africa e gli africani hanno circolato e circolano ancora racconti fantasiosi, spesso falsi sulla base di scritti inventati o deformati. Questi racconti fecero credere a varie popolazioni del mondo affermazioni o considerazioni errate, a tal punto che, spesso, quando alcuni entravano a conoscenza delle notizie autentiche e veritiere rifiutavano di credere. Molti avevano come informazione sull’Africa, solo quanto scritto sulla Bibbia o dagli storici dell’età classica. Ma l’Africa è piena di storia vera che racconta il cammino spesso travagliato, ma anche di resistenza e battaglie forti contro la natura e gli eventi umani.