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Redazione
ANNO XIVmercoledì 16 Settembre 2026
kibaya

Il senso della scarificazione e il suo ruolo nella società africana

Secondo l’antropologo Tanai Aboubakar, la scarificazione è un’incisione cutanea praticata sulla pelle, solitamente sul viso, che lascia delle cicatrici che simboleggiano l’appartenenza a un gruppo o a un clan.

Ogni gruppo, comunità o clan ha sempre lottato per la propria esistenza o affermazione nel corso del tempo. E così, secondo gli anziani, ogni individuo nato all’interno di questo gruppo deve portare cicatrici o segni che lo rendono un prodotto puro dell’appartenenza al gruppo.

Nel suo libro intitolato “Carta d’identità”, lo scrittore ivoriano Jean-Marie Adiaffi ha scritto: “La tua carta d’identità! La tua carta d’identità! Cos’è tutta questa storia della carta d’identità? Guardami attentamente. Su questa guancia, questo segno che vedi, è la mia carta d’identità. Ho altri segni sul mio corpo che contribuiscono alla stessa dimostrazione. Tutto qui costituisce la mia prova e la mia carta d’identità. Perché tutto qui attesta ciò che sono, chi sono.”

Comunità o gruppi etnici hanno mantenuto la scarificazione come mezzo di identificazione attraverso i loro discendenti. Secondo il Dott. Idossou Barthelemy Babalao, sociologo e antropologo che insegna e svolge ricerca presso le università del Benin, ciò consente il consolidamento all’interno del gruppo stesso.

“Lavoravo in un cantiere edile in Nigeria nel 1986 quando si presentarono due giovani in cerca di lavoro. Quando vidi uno di loro con il marchio 2×5, capii subito che era uno di noi. Anzi, era un peda come me. Capisce, signor giornalista, che non potevo lasciare che lui e il suo amico che era con lui se ne andassero”, testimonia Papa Tossou.

Secondo Awlo Fousseni, membro della comunità Tem, un gruppo etnico del Togo centrale che comprende diversi clan, gli africani evitavano la domanda “di che clan sei” marchiando i propri figli. Ciò si traduce in una moltitudine di scarificazioni all’interno di questo gruppo etnico.

Ecco come queste incisioni servono a riconoscere ogni clan attraverso i bambini. Anche molto lontano dalla sua terra natale, il bambino è facilmente riconoscibile. Chi conosce questo gruppo etnico o i suoi fratelli eviterà di chiedergli a quale clan appartiene.

Tra i Peda, un gruppo etnico diffuso sia nel Togo meridionale che nel Benin, i membri sono identificabili da incisioni comunemente chiamate 2×5. Questo deriva dal “dan” voodoo (il pitone) che presenta queste cicatrici sul viso, secondo una ricerca su questo gruppo etnico.

Sempre secondo Napo Labodja, “La leggenda raccontata da nostro nonno narra che un ragazzo Peda fu rapito da coloro che compivano sacrifici umani. Ma ogni volta che cercavano di tagliargli la testa, i criminali vedevano apparire un grande pitone attorno al suo collo. Un serpente che è il nostro totem. Perché il ragazzo era stato scarificato e portava il nostro marchio sul viso. Presi dal panico, lo lasciarano andare”.

La scarificazione si usava per diversi motivi fra cui l’dentificazione perché, nelle società africane tradizionali, i gruppi etnici si preoccupavano di identificare i propri membri. Pertanto, ogni individuo è riconosciuto dal segno distintivo indossato da quel gruppo.

Era anche usata come terapia. Secondo l’antropologo Dr. Barthélémy Babalao, alcuni gruppi etnici, per eliminare una determinata malattia dalla loro comunità, praticano incisioni sul corpo dei loro membri e vi inseriscono prodotti naturali come erbe o piante allo scopo di curare o prevenire la malattia. “Questi prodotti vengono utilizzati come vaccino naturale per rafforzare il sistema immunitario dell’individuo, della persona, del familiare o del gruppo etnico”, afferma.

Veniva usata anche nell’aspetto spirituale. In alcune comunità religiose all’interno della società africana tradizionale, i fedeli portano cicatrici che li identificano con il culto a cui appartengono. “Permette a un determinato gruppo religioso di essere identificato dai seguaci di altri gruppi religiosi. Può essere visto in termini di identificazione, ma qui è più spirituale”, rivela il Dott. Babalao.

Queste scarificazioni venivano spesso praticate in giovane età, spesso al momento della circoncisione per i ragazzi, mentre per le ragazze era importante che si sfregiassero prima del matrimonio. Alle ragazze mature venivano applicate tre cicatrici orizzontali su ciascun lato dell’ombelico.

Le cicatrici erano spesso realizzate con pietre scheggiate, lame di coltello o persino vetro.

I “Wazam” sono gli scarificatori e i praticanti della circoncisione nel territorio Tem (Togo). Esistono diversi tipi di scarificazioni: sul viso, sullo stomaco e su altre parti del corpo, sia per motivi di identità che per allontanare gli spiriti maligni e curare malattie gravi. La maggior parte delle scarificazioni praticate nel territorio Tem, nel Togo centrale, identifica generalmente i clan e le lontane origini di questi individui.

“Un tipo di scarificazione utilizzato dai membri del clan Mola e dei Fafana o Fofana consiste in tre linee verticali su ogni guancia, che partono dal cuoio capelluto e arrivano fino al mento. Questo stesso tipo di scarificazione è praticato anche dai Gourma delle Savane e del Burkina Faso; i Tem del clan Mola hanno origini Gourmantché. Non si tratta di una cerimonia, ma piuttosto di un segno di identità”, spiega Napo Labodja.

Un altro tipo di scarificazione, secondo lui, è una piccola linea verticale sulla fronte. Questo tipo identifica i membri del clan Mende. Secondo la storia, questo fa risalire le loro origini al territorio dei Kanuri, nel nord della Nigeria e nel sud del Ciad.

Un tipo di pratica, comune sia tra i Tem che tra i Kabye, prevede tre brevi scarificazioni al centro di ciascuna guancia.

Esiste anche una scarificazione unica, eseguita su una sola guancia. Si chiama “Ban-lé”. Dato che lo stesso termine è usato dagli Hausa per riferirsi allo stesso tipo di scarificazione facciale, si può supporre che sia un prestito dai migranti Hausa che attraversarono il territorio di Tem nel XVIII e XIX secolo lungo la rotta della noce di cola.

Esiste un’altra forma di scarificazione che riguarda i membri del clan Ouattara. Consiste in tre piccole linee che partono da ciascun angolo della bocca e salgono verso l’alto.

Questo valore, praticato a lungo nelle società tradizionali africane e che permetteva l’identificazione di clan e gruppi etnici, tende oggi a scomparire a favore della modernità.

Sociologi e antropologi affermano che esiste ancora un dibattito su questa pratica nelle società africane. Le giovani generazioni, inclini alla modernità e che affermano di appartenere a una nuova civiltà, rifiutano di sottoporsi alla scarificazione perché a volte le persone sfregiate vengono etichettate. E queste stesse persone affermano che il loro corpo perde una certa estetica. La stigmatizzazione subita da alcune persone con cicatrici sul viso porta i genitori a rifiutare la pratica. Anche la conversione alla fede cristiana a contributo al diniego della scarificazione considerata pratica ancestrale contraria alla fede. Infine le organizzazioni per i diritti umani e dei bambini sensibilizzano le famiglie e le spinge verso l’abbandono della pratica.

In conclusione possiamo dire con Napo Labodja che: “Mentre ai tempi dei nostri genitori, portare cicatrici era motivo di orgoglio, un’ostentazione consapevole del proprio clan, e ci permettevamo persino di ridere degli amici che non le avevano, oggi è vero il contrario, perché questa pratica è considerata barbara”.

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