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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
barga

Jazz e fotografia, l’arte di rendere un momento unico e irripetibile: lectio alla Fondazione Ricci di Barga

40 anni di attività fanno di “BargaJazz”, oramai, un’istituzione. Un festival che ha saputo attrarre, nel corso del tempo, musicisti straordinari – da Paolo Fresu a Stefano Bollani, solo per citare i più noti al grande pubblico italiano – ma che, soprattutto, è riuscito a sopravvivere nei decenni specializzandosi in arrangiamento e composizione per orchestra ed aprendosi al territorio con una formula diffusa che ha varcato i confini comunali fino a radicalizzarsi sempre di più nel tessuto sociale e culturale della Valle del Serchio. E non solo.

Ieri pomeriggio a Villa Caproni, sede della Fondazione Ricci – divenuta la “casa della cultura” di Barga -, la rassegna, in collaborazione con il Circolo della Stampa di Lucca, ha organizzato, per il terzo anno consecutivo, un incontro che ha saputo attrarre appassionati e giornalisti da tutta la provincia grazie anche al riconoscimento dei crediti formativi per l’albo al quale sono iscritti professionisti e pubblicisti toscani.

Fotografia e jazz. Jazz e fotografia. Due mondi apparentemente distanti ma, in realtà, profondamente affini perché capaci, entrambi, di improvvisare, con l’obiettivo o lo strumento che sia, e di immortalare il momento, unico e irripetibile, consegnandolo alla memoria.

Un appassionante e coinvolgente viaggio nella letteratura della fotografia jazzistica, nicchia della nicchia, ma tremendamente affascinante anche per un pubblico di non addetti ai lavori. A salire in cattedra, tre pesi massimi: Francesco Martinelli, docente di storia del jazz alla Siena Jazz University, Claudio Donà, produttore discografico e grande competente in materia, ed Enrico Stefanelli, direttore artistico di Photolux e fine conoscitore della fotografia.

Chi l’avrebbe mai detto che dietro un disco o una performance jazz si celasse un mondo – alle nuove generazioni, perlopiù, nascosto – fatto di copertine pensate e realizzate da autentici maestri dell’arte, evoluzioni stilistiche e tecnologiche, ribaltamenti di punti vista, scelte innovative e coraggiose, aneddoti e retroscena spassosissimi, progetti editoriali vincenti e molto altro.

Introdotti dai saluti di Sara Moscardini e Marco Tortelli, i relatori hanno guidato per mano gli astanti in un viaggio nella storia dei festival jazz in Italia, sottolineando la paternità europea di questa formula, poi ripresa oltreoceano – dove il jazz è nato -, che nel dopoguerra segnò la fortuna del genere al di qua dell’Atlantico. “Il primo festival jazz italiano è stato quello di La Spezia – riporta il professor Martinelli -, ma il più importante è sicuramente Umbria Jazz. All’inizio, nel nostro paese, c’erano gli hot club. Poi sono nati i festival, sposati con entusiasmo anche dagli stessi americani. Alla fine hanno saputo resistere coloro che, in qualche modo, hanno saputo differenziarsi come, appunto, BargaJazz”.

Martinelli ha mostrato ai giornalisti una pubblicazione, “Siena Jazz Eye”, soffermandosi sul potere visivo della musica al di là della fotografia: “Gli album jazz – racconta – erano veri e propri oggetti d’arte da mettere in libreria assieme all’alta letteratura. Le copertine erano disegnate, fotografate od elaborate da veri e propri artisti (da Andy Warhol a Matisse). In più, sul retro si trovavano, spesso, note critiche autorevoli di esperti dalle quali si apprendevano i rudimenti della materia e ci si formava. I negozi di dischi erano un luogo di ritrovo e di confronto. Oggi la musica è più intangibile, usa e getta, anche se si segnala una ripresa del vinile tra i giovani”.

Enrico Stefanelli ha proiettato alcuni tra i più celebri scatti della storia della fotografia jazzistica italiana dagli anni ’50 in poi, mettendo in evidenza le rivoluzioni – in certi casi “copernicane” – che si sono susseguite nel corso del tempo. Da Riccardo Schwamenthal a Roberto Polillo e Giuseppe Pino, quando al centro dell’obiettivo era ancora la band, fino a Lelli & Masotti, con i quali l’attenzione si è spostata dal gruppo all’atto musicale in sé. E ancora Carlo Verri, Pino Ninfa. E già qui il cambio di prospettiva: ad essere fotografati ora sono il pubblico, l’ambiente, il backstage, le prove. Seguono i più contemporanei Umberto Germinale, Carlo Mogavero, Luciano Rossetti, Luca D’Agostino (siamo negli anni ’90) e Roberto Cifarelli, Giuseppe Cardoni e Paolo Soriani (nei duemila).

“Il fotografo – specifica Stefanelli – ha il potere di selezionare i momenti e gli aspetti dei festival da immortalare e, quindi, da ricordare. Tramite l’abilità di questi maestri è possibile, oggi, vedere come sono cambiati gli usi e i costumi del jazz e come si è modificato il modo di raccontare la musica a livello fotografico e giornalistico”.

Claudio Donà, stimolato dai cronisti in sala, ha provato ad analizzare il momento difficile che sta vivendo, in generale, il giornalismo e, nello specifico, la critica jazzistica sulle tradizionali testate cartacee, facendo notare come oggi, i critici, preferiscano affidare al web le proprie riflessioni. “La crisi di vendite nel giornalismo ha portato molte redazioni a dimezzare la cosiddetta “terza pagina” – conclude – eliminando proprio quegli spazi di critica dove si approfondivano dischi, artisti ed eventi. Gioco-forza la critica si è spostata sempre di più su Internet dove viene seguita da numerosi appassionati”.

L’incontro non poteva che concludersi con una visita guidata al primo piano di Villa Caproni dove è in corso la suggestiva mostra “Jazz. Omaggio a 40 anni di BargaJazz”. Presenti due (Caterina Salvi e Enrico Stefanelli) dei quattro artisti in esposizione (gli altri due sono Keane e Tony Phillips) in questa collettiva fatta di pittura, fotografia e grafica.

Dalla documentazione – rigorosamente digitale – del pioniere locale Keane che, su Barganews, ha saputo raccontare il festival barghigiano praticamente dalla sua edizione fino ad oggi; alle fotografie in bianco e nero di Stefanelli, dove si nota il tocco dell’artista nei meravigliosi ritratti; agli avveniristici – per il tempo – ritratti con luci a led realizzati da Caterina Salvi e Keane; fino alle strepitose incisioni di Tony Phillips su BargaJazz e la storia del borgo.

La sera, al Teatro dei Differenti, si è tenuta la prima serata della 37^ edizione del concorso di arrangiamento e composizione per orchestra jazz. Protagonista la BargaJazz Orchestra, diretta dal M° Mario Raja, composta da 18 elementi che, ogni anno, si riunisce per mettere a punto composizioni ed arrangiamenti inediti selezionati tra i moltissimi che arrivano alla segreteria del concorso. Nell’aria hanno risuonato composizioni originali di Stefano Gullo, Laura Giulia Veltri, Piotr Scholz, Martin Ariel Iaies, Giuseppe Savarese e Caroline Thon. Ospite speciale la talentuosa vocalist jazz versiliese Sara Maghelli.

Una città che trasuda da jazz da tutti i pori e che, in questi giorni, si anima celebrando il traguardo raggiunto dal suo prestigioso festival nato, nel lontano 1986, da una felice intuizione di Giancarlo Rizzardi e Bruno Tommaso con lo scopo di dare modo ai giovani compositori di avere un palcoscenico dove i loro brani possano essere eseguiti dal vivo.

Foto di Roberto Pardini

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