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Redazione
ANNO XIVdomenica 1 Novembre 2026
borgo a mozzano

La fiera dell’8 settembre: quando da Corsagna scendevo a piedi con la nonna Ancilla

Domani Borgo a Mozzano tornerà ad animarsi per la tradizionale fiera, ricordata da molti come la “fiera dell’aglio e delle cipolle”.

Quando arriva questa data, la memoria mi riporta a più di sessant’anni fa, quando da Corsagna scendevo a piedi con mia nonna Ancilla. Percorrevamo la vecchia mulattiera e io aspettavo il momento in cui, tra le piante, compariva finalmente il fiume Serchio: Borgo e la fiera erano vicini. In paese c’erano bancarelle, voci e richiami. Ed erano davvero tante: i banchi occupavano via Umberto, Piazza XX Settembre e Piazza del Mercato, trasformando il centro del paese in un grande mercato all’aperto.

Ma ciò che ricordo ancora di più era la gente. Via Umberto e Piazza del Mercato erano animate da persone provenienti da tutte le frazioni del comune. Si scendeva dai paesi e ci si ritrovava a Borgo perché la fiera dell’8 settembre non era soltanto un mercato: era un avvenimento importante per l’intera comunità, una giornata attesa e un’occasione per incontrarsi, salutarsi e stare insieme. Mia nonna comprava ciò che serviva, mentre io guardavo i giocattoli, sperando in un piccolo regalo. C’erano anche croccante e zucchero filato, profumi e colori indimenticabili.

Attraversare Borgo con nonna Ancilla richiedeva tempo. Era una sarta molto conosciuta e si fermava continuamente a salutare amici e conoscenti. Nella memoria riaffiorano le vecchie botteghe e i loro personaggi: Romeo e Clementina, Antonio D’Olivo sul Ponticello, Ecle, Scolastica, Virginia Palagi, Mario di Pistellone, la Colombina da Gigi. Ogni negozio aveva un volto e una voce. Quando arrivavamo in Piazza XX Settembre, le borse erano piene e restava il viaggio di ritorno, in salita, con gli acquisti e i pacchi di cipolle e aglio. A volte, per fortuna, c’era il Tigrotto di Ennio Motroni, con le panche di legno sul cassone, che riportava i corsagnini a casa lungo la strada delle Particelle, allora piena di buche. Io, se ero fortunato, avevo il mio giocattolo.

Sono passati più di sessant’anni. Sono cambiati il commercio, le abitudini e le fiere. Era semplicemente un altro mondo, in cui una giornata di fiera era soprattutto un’occasione per incontrarsi. Forse proprio per questo la fiera dell’8 settembre è rimasta così profondamente nella memoria di chi l’ha vissuta.

Domani, guardando le bancarelle, rivedrò forse quelle di allora, sentirò il profumo del croccante e dello zucchero filato e penserò a mia nonna Ancilla, con il suo passo e le sue borse. Forse è questo che rimane delle vecchie fiere: non ciò che abbiamo comprato, ma le persone con cui ci siamo andati.

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