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Redazione
ANNO XIVmercoledì 16 Settembre 2026
kibaya

La gioventù marocchina scende in strada

A fine settembre ci sono state dimostrazioni in varie città in Marocco.

Come sappiamo, dopo il 2010, il mondo assiste a varie manifestazioni nel mondo, soprattutto in quella parte chiamata terzo mondo. Ancora oggi assistiamo a diverse proteste organizzate dai giovani di paesi, che hanno spesso vissuto il peso della colonizzazione un tempo e che vivono il mal governo oggi.

Poco meno di 20 giorni, fa le strade sono state battute da giovani marocchini che protestano contro il proprio governo. Le manifestazioni sono state lanciate da un collettivo giovanile chiamato GenZ 212 – il numero è un riferimento al prefisso telefonico nazionale – e hanno trovato seguito in altre fasce della società del Paese nordafricano.

Tutto è cominciato a metà settembre, dopo la morte di alcune donne incinte ricoverate per parto cesareo nell’ospedale di Agadir. Le proteste sono partite ad Agadir proprio, e a Rabat, ma si sono estese a una decina di altre città, tra cui Casablanca, Marrakech, Tangeri, Salé e Oujda.

Il movimento ha denunciato molte decisioni del governo, partendo dalla costruzione di diverse strutture importanti per i Mondiali di calcio 2030, che saranno ospitati in Marocco, Spagna e Portogallo. Con un comunicato ufficiale, diffuso in rete e condiviso da altri collettivi come Morocco Youth Voice, i manifestanti sostengono che “i giovani del Marocco non chiedono solo un cambiamento, adesso sono passati all’azione”.

Tra le richieste, c’è la destituzione e la presentazione dei conti da parte del governo, miglioramenti nella qualità dell’istruzione e le condizioni di lavoro degli insegnanti e l’ampliamento della copertura sanitaria. Chiedono, quindi, la fine della corruzione e investimenti nella sanità e nell’istruzione pubblica. Su tutti i cartelli si legge questo slogan: “Non vogliamo un Mondiale (di calcio, ndr), vogliamo assistenza sanitaria”. Il movimento chiede, insomma, diritti fondamentali non solo per i più giovani, ma per tutti i marocchini. I manifestanti si organizzano principalmente sui social network Instagram, TikTok e Discord.

Le manifestazioni assomigliano, per certi versi, a quelle avvenute negli scorsi mesi in Indonesia, in Nepal, in Perù ma anche in Madagascar, anche esse animate dalla generazione Z. Formalmente, in Marocco, sono state organizzate da un collettivo senza leader o affiliazioni a partiti e sindacati che si è chiamato “GenZ 212” e che è stato creato due settimane fa sui social media.

Il Marocco è un Paese giovane. Con circa il 41 per cento della popolazione con meno di 25 anni, i ragazzi soffrono un indice di disoccupazione del 47 per cento, secondo i dati della Banca centrale del Marocco nel secondo trimestre del 2025. Il Prodotto interno lordo marocchino è di 154 milioni di dollari (Cia World Factbook) e la crescita dell’economia nel 2024 è stata del 3,2 per cento (Fmi). L’inflazione rischia di salire ed è prevista al 2,2 per cento per il 2025, mentre nel 2024 si è mantenuta allo 0,9 per cento.

Sebbene le manifestazioni siano state fondamentalmente pacifiche, si sono registrati anche degli scontri particolarmente violenti in alcune città come a Salé. Il Ministro della Salute, il settore al centro delle proteste, è stato intervistato durante la notte fra il primo e il due ottobre da una commissione parlamentare.

Due persone sono state uccise a colpi d’arma da fuoco dai gendarmi mentre tentavano di “prendere d’assalto” una brigata a Leqliâa, vicino ad Agadir, durante il quinto giorno consecutivo di proteste a livello nazionale. Si tratta dell’incidente più grave dall’inizio delle proteste del collettivo giovanile GenZ 212, il 27 settembre.

Secondo le autorità locali citate dall’Agenzia di Stampa Marocchina (MAP), i gendarmi “sono stati costretti a usare le loro armi d’ordinanza, per autodifesa, per respingere un attacco e un’irruzione perpetrati da gruppi di individui“. Secondo la stessa fonte, gli aggressori, armati di armi bianche, hanno dato fuoco a un veicolo e, a parte, dell’edificio, prima di assaltare la brigata nel “tentativo di rubare munizioni, equipaggiamento e armi d’ordinanza“.

A Salé, dove il livello di violenza era particolarmente elevato, individui incappucciati hanno dato fuoco a due auto della polizia e a una filiale bancaria secondo un giornalista dell’AFP. Altri hanno appiccato il fuoco agli uffici della sede centrale del comune rurale di Sidi Bibi, vicino ad Agadir, secondo i media locali. Incendi sono stati appiccati anche a Taroudant, dove alcuni manifestanti hanno tentato di entrare nella prefettura. Al contrario, i manifestanti hanno marciato pacificamente a Casablanca e Tangeri, mentre il numero di dimostranti sembrava diminuire a Rabat.

Dopo le violenze del 30 settembre, il governo ha deciso di autorizzare le manifestazioni del 1° ottobre. I giornalisti dell’AFP che hanno partecipato a queste manifestazioni hanno citato i principali slogan uditi nelle strade: “Il popolo vuole la fine della corruzione” e “Libertà, dignità e giustizia sociale“. A Casablanca, la folla ha chiesto le “dimissioni” del Primo Ministro Aziz Akhannouch. Poche ore prima dell’inizio delle manifestazioni del 1° ottobre, Rachid El Khalfi, portavoce del Ministero dell’Interno, ha parlato per fornire un bilancio dei primi giorni del movimento. Ci sono stati 300 feriti, per lo più tra i ranghi delle forze dell’ordine, e 400 arresti. Le regioni più colpite sono state Inzegane-Aït Melloul (vicino ad Agadir), Oujda-Anja e Skhirat-Temara, con rispettivamente 69, 51 e 44 agenti delle forze dell’ordine feriti.

A Rabat, la procura ha deciso che un secondo gruppo di 97 persone, di cui tre in stato di detenzione, sarà processato, ha dichiarato all’AFP il loro avvocato, Souad Brahma, aggiungendo che la data del processo non è ancora stata fissata.

Particolarmente indebolito dalle proteste, il Ministro della Salute Amine Tahraoui è comparso davanti alla commissione parlamentare fino a tarda notte del primo ottobre, il che gli ha permesso di evidenziare i numerosi progetti di modernizzazione avviati dal suo dipartimento. L’udienza è durata più di nove ore. Un altro intervento del partito di maggioranza è stato quello del Sindaco di Marrakech e Ministro dell’Edilizia Abitativa, Fatima-Zahra Mansouri, che ha riconosciuto i “fallimenti” e ha invitato le autorità ad ascoltare le richieste dei giovani, ritenendo che “i loro slogan riflettano un’amara realtà per i marocchini”.

Infine, visto che il Marocco ospiterà la Coppa d’Africa a dicembre, seguita dalla Coppa del Mondo nel 2030, anche il mondo del calcio ha espresso il suo parere sulle proteste in corso. A seguito del sostegno espresso da numerosi giocatori alle richieste di GenZ212, gli ultras degli Orange Boys 2007, sostenitori di Berkane, hanno annunciato l’intenzione di boicottare la prossima partita del loro club a sostegno del “pacifismo” e del “patriottismo” del collettivo. Lo stesso appello al boicottaggio è stato lanciato dagli ultras Sharks di Safi e dall’Hercules 2007 di Tangeri, nonché dai Rossoverdi, tifosi della nazionale.

La mattina del 2 ottobre, i tifosi di GenZ2112 sono stati chiamati a votare, tramite il loro gruppo Discord, sulle azioni successive. Più di due terzi degli elettori hanno approvato l’appello a nuove manifestazioni.

I giovani sono la speranza per il futuro. Speriamo, quindi, che abbiano mosso la coscienza dei loro governi per raggiungere delle condizioni di vita migliori.

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