La Toscana arriva alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia portando al Lido registi, produzioni e soprattutto territori che dal 2 al 12 settembre 2026 entreranno nella grande vetrina internazionale del cinema.
Una partecipazione che quest’anno assume forme diverse. Ci sono film materialmente girati nella regione, opere che qui hanno trovato parte della propria lavorazione e autori selezionati nelle diverse sezioni della Mostra.
Tra i titoli più attesi c’è “Dio ride” di Giovanni Veronesi, scelto per un ruolo particolarmente prestigioso: sarà il film di chiusura di Venezia 83, Fuori Concorso.
Il regista toscano porta sullo schermo un cast che comprende Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi e Carlo Cecchi. A parlare toscano sono anche i luoghi del film: le riprese hanno interessato diverse aree della regione, attraversando le province di Siena, Pisa, Arezzo e Pistoia, con lavorazioni anche a Prato.
“Dio ride” è inoltre tra i progetti sostenuti dal PR FESR Toscana 2021-2027, attraverso il bando della Regione destinato alla produzione di opere cinematografiche e audiovisive.
La prima mondiale è fissata per sabato 12 settembre, nella giornata conclusiva della Mostra. Sarà proprio il film di Veronesi, dopo la cerimonia di premiazione, a chiudere ufficialmente Venezia 83 nella Sala Grande del Palazzo del Cinema.
Un finale che porterà quindi sul grande schermo internazionale anche paesaggi e luoghi della regione.
Ma il viaggio a Venezia non si ferma qui
Tra i film girati sul territorio figura “Se venisse anche l’inferno” di Samuele Rossi, selezionato come Evento Speciale delle Giornate degli Autori.
Le riprese hanno toccato Cantagallo e l’Acquerino, Villa Guicciardini e Abetone Cutigliano, portando al cinema un volto differente da quello delle città d’arte più conosciute: quello delle montagne, dei boschi e dei territori interni.
Il film sarà presentato il 9 settembre e, come “Dio ride”, rientra tra i progetti sostenuti dal fondo regionale dedicato alle produzioni cinematografiche e audiovisive.
Il legame con la regione, però, va oltre i set.
A Venezia arriva anche “Holy Wood Dust” di Victor Kossakovsky, progetto che ha avuto parte della lavorazione alle Manifatture Digitali Cinema di Prato e che vede la partecipazione di Stefano Mancuso.
Nella sezione Orizzonti trovano spazio invece “La città dei vivi” di Edoardo Gabbriellini e “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci, mentre alle Giornate degli Autori è presente “Il massacro” di Cosimo Messeri.
A completare il quadro ci sono “Prima della guerra” di Tommaso Usberti e “Rider” di Roan Johnson e Davide Pavanello, presenti nell’ambito della Settimana Internazionale della Critica.
Ne emerge un panorama cinematografico che non passa da Venezia con un solo film, ma attraversa sezioni e linguaggi differenti.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante di Venezia 83.
Il cinema è una straordinaria finestra sui territori. Un paesaggio scelto come set, una strada, una villa, un borgo o una montagna, una volta entrati in un film, smettono di appartenere soltanto al luogo nel quale si trovano e cominciano a viaggiare insieme alla storia.
Venezia diventa così un’occasione per raccontare il territorio attraverso il cinema: accanto alle città d’arte emerge una regione fatta di luoghi meno conosciuti, paesaggi interni e spazi capaci di diventare scenografia naturale.
Dal 2 settembre, giorno di apertura della Mostra, fino al 12 settembre, quando “Dio ride” chiuderà Venezia 83, questo racconto passerà attraverso autori, produzioni e luoghi.
Perché dietro un film non c’è soltanto ciò che accade davanti alla macchina da presa c’è il territorio scelto per raccontarlo.