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Redazione
ANNO XIVgiovedì 1 Ottobre 2026
abbi cura di te

Non sei pigro: quando la mente è semplicemente sovraccarica

Quante volte ci capita di avere una cosa da fare e, nonostante sappiamo che sarebbe importante occuparcene, continuiamo a rimandarla? Una mail a cui rispondere, una telefonata, un documento da preparare, una casa da sistemare, un progetto che continuiamo a spostare al giorno dopo. E, quasi inevitabilmente, arriva anche il giudizio: “Sono pigro”, “Non ho abbastanza disciplina”, “Dovrei solo darmi una mossa”.

Ma siamo sicuri che sia davvero pigrizia?

A volte, dietro quella che definiamo superficialmente “mancanza di voglia”, non c’è affatto disinteresse o assenza di motivazione. Può esserci, invece, una mente affaticata, sovraccarica di richieste, pensieri, decisioni e stimoli. In questi casi il problema non è necessariamente che non vogliamo fare qualcosa: è che facciamo fatica ad avere le risorse mentali per iniziarla.

Quando anche le piccole cose sembrano enormi


Uno degli effetti del sovraccarico mentale è che attività apparentemente semplici possono iniziare a sembrarci enormi.

Rispondere a un messaggio può diventare “devo trovare il tempo per rispondere bene”. Fare una telefonata può trasformarsi in “prima devo sistemare alcune cose”. Cominciare un progetto significa pensare a tutti i passaggi che seguiranno. E così, ancora prima di iniziare, la nostra mente si trova davanti a una lista di compiti, conseguenze e decisioni.

Il risultato può essere una sensazione di blocco.

Non necessariamente perché il compito sia difficile, ma perché in quel momento lo percepiamo come qualcosa che richiede più energia di quella che sentiamo di avere a disposizione.

È una distinzione importante: non sempre il comportamento che appare come evitamento nasce dalla mancanza di volontà; talvolta nasce dal bisogno di proteggersi da un ulteriore carico.

Il sovraccarico mentale non riguarda solo il lavoro

Quando pensiamo alla stanchezza, tendiamo a immaginare soprattutto quella fisica. Dopo una giornata intensa possiamo sentire il bisogno di sederci, riposare, dormire.

La stanchezza mentale è più difficile da riconoscere.

Possiamo essere rimasti seduti per ore e sentirci comunque esausti. Possiamo aver svolto attività apparentemente semplici, ma aver passato la giornata a rispondere a richieste, prendere decisioni, gestire imprevisti, ricordare appuntamenti e pensare contemporaneamente a ciò che dovremo fare domani.

La mente, infatti, non si affatica soltanto quando “lavora” nel senso tradizionale del termine.

Anche il continuo passaggio da un compito all’altro, la necessità di mantenere molte informazioni presenti e il dover rispondere costantemente a stimoli possono contribuire alla sensazione di sovraccarico.

E quando le energie cognitive diminuiscono, può diventare più difficile concentrarsi, organizzarsi e soprattutto iniziare un’attività.

Procrastinare non significa necessariamente essere pigri

La procrastinazione viene spesso interpretata come un problema di disciplina: “Se davvero volessi farlo, lo farei”. In realtà, rimandare può avere motivazioni molto diverse.

A volte rimandiamo perché il compito ci annoia. Altre volte perché ci mette in difficoltà.

Possiamo procrastinare quando abbiamo paura di sbagliare, quando ci imponiamo standard molto elevati o quando non sappiamo da dove cominciare.

In alcuni casi, quindi, procrastinare rappresenta una forma di evitamento di un’emozione spiacevole.

Se devo affrontare qualcosa che mi genera ansia, per esempio, rimandarlo può darmi nell’immediato una sensazione di sollievo. Il problema è che quel sollievo tende a essere temporaneo: il compito rimane lì e, con il passare del tempo, possono aumentare il senso di colpa e la preoccupazione.

Si crea così un circolo: più rimando, più mi sento in colpa; più mi sento in colpa, più quel compito diventa emotivamente pesante; più diventa pesante, più faccio fatica ad affrontarlo.

Il peso del “devo”

Un altro elemento che può contribuire al sovraccarico è il modo in cui parliamo a noi stessi.

“Devo essere produttivo.”
“Devo recuperare tutto.”
“Non posso perdere tempo.”
“Dovrei riuscire a fare molto di più.”

Il problema non è avere obiettivi o responsabilità. Il problema può emergere quando ogni momento della giornata viene percepito attraverso il filtro della prestazione.

Anche il tempo libero può trasformarsi in qualcosa da ottimizzare. Persino il riposo può essere vissuto con senso di colpa, come se fermarsi fosse una perdita di tempo.

In questo modo, però, rischiamo di chiedere continuamente alla nostra mente di produrre, decidere, rispondere e funzionare senza considerare una cosa fondamentale: le risorse psicologiche non sono infinite.

Quando la stanchezza diventa un giudizio su di sé

Forse uno degli aspetti più problematici non è soltanto sentirsi stanchi, ma interpretare quella stanchezza come una caratteristica personale.

“Non sono abbastanza disciplinato.”
“Non sono capace.”
“Gli altri riescono a fare tutto, io no.”

Questi pensieri trasformano una difficoltà momentanea in un giudizio sulla nostra identità.

C’è una grande differenza tra dire “In questo periodo faccio fatica a concentrarmi” e pensare

“Sono una persona inconcludente”. Nel primo caso stiamo descrivendo una condizione; nel secondo stiamo definendo noi stessi attraverso quella condizione.

Imparare a distinguere le due cose può cambiare il modo in cui affrontiamo le nostre difficoltà.

Non significa trovare una giustificazione per non fare ciò che dobbiamo fare. Significa provare a capire che cosa sta rendendo difficile farlo.

Non sempre serve fare di più

Quando ci accorgiamo di essere poco produttivi, la prima reazione può essere quella di aumentare ulteriormente la pressione.

Più organizzazione. Più ore. Più obiettivi. Più controllo.

Ma se il problema è il sovraccarico, aggiungere continuamente richieste potrebbe non essere la soluzione.

A volte è più utile fare il contrario: ridurre il rumore.

Chiedersi quali siano davvero le priorità. Dividere un compito complesso in passaggi più piccoli. Eliminare, quando possibile, alcune richieste non necessarie. Concedersi pause reali, non semplicemente passare da un’attività all’altra davanti a uno schermo.

Anche iniziare in piccolo può essere importante. Non “devo finire tutto”, ma “posso dedicare dieci minuti a questo compito”. Non “devo sistemare ogni cosa”, ma “posso iniziare da una”.

Ridurre la dimensione percepita del compito può renderlo più affrontabile.

Ascoltare la propria mente senza assecondarla sempre

Riconoscere il sovraccarico non significa trasformare ogni difficoltà in una ragione per fermarsi.

Ci saranno momenti in cui saremo stanchi ma dovremo comunque fare qualcosa. Altre volte ci accorgeremo che stiamo evitando un’attività semplicemente perché non ci piace o perché ci mette a disagio.

L’obiettivo, quindi, non è trovare una spiegazione che ci permetta di evitare ogni responsabilità. È imparare ad ascoltarci con maggiore precisione.

Possiamo chiederci: Sono davvero stanco? Ho troppe cose da gestire? Non so da dove iniziare? Questa attività mi mette ansia? Ho paura di non farla abbastanza bene? Oppure sto semplicemente cercando una gratificazione immediata evitando qualcosa che richiede impegno?

Sono domande semplici, ma possono aiutarci a passare dal giudizio alla comprensione.

Forse non sei pigro

La prossima volta che ti accorgi di rimandare qualcosa, prova quindi a sospendere per un momento il giudizio.

Forse hai bisogno di maggiore organizzazione. Forse il compito è troppo grande e devi scomporlo. Forse stai attraversando un periodo particolarmente intenso. Forse c’è un’emozione che stai cercando di evitare. Oppure, semplicemente, hai bisogno di riposare.

Comprendere la differenza tra pigrizia, procrastinazione, stanchezza e sovraccarico non significa eliminare la responsabilità personale. Significa renderla più consapevole.

Perché a volte non abbiamo bisogno di dirci “devo impegnarmi di più”.

Abbiamo bisogno di fermarci un momento e chiederci:

“Di che cosa ho bisogno, esattamente, per riuscire a ripartire?”

E forse proprio da questa domanda può iniziare un modo diverso di prenderci cura della nostra mente.

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