Il canto del Maggio non è soltanto una forma di spettacolo popolare: è un patrimonio culturale che racconta il territorio e il bisogno di tramandare storie.
A sottolinearlo è Umberto Bertolini, curatore del Museo Nazionale dell’Immaginario Folklorico di Piazza al Serchio, tra i promotori della “Scuola di canto del Maggio 2026”, iniziativa che nei mesi di luglio coinvolgerà appassionati, artisti, insegnanti ed educatori in una serie di incontri e laboratori dedicati alla tradizione orale.
Durante l’intervista, Bertolini ha spiegato come il progetto nasca dalla volontà di riportare attenzione sul Maggio, una tradizione che per alcuni anni era rimasta in secondo piano. «Dal 2016 il canto del Maggio non era stato più considerato come prima – racconta – ma dal 2021 abbiamo ricominciato a insegnarlo e a cantarlo, riflettendo sul significato stesso dell’iniziativa».
Secondo Bertolini, la svolta è arrivata quando il Maggio è stato aggiunto ad altre forme della tradizione popolare, come la fiaba e la novellistica. Un modo per far comprendere che non si tratta soltanto di una pratica musicale, ma di un vero linguaggio culturale capace di creare relazioni e identità.
Il curatore del Museo dell’Immaginario Folklorico descrive il canto del Maggio come «un teatro popolare cantato», diffuso soprattutto nella Valle del Serchio e in parte nelle province di Pisa e Massa. I testi, spesso ispirati ai poemi cavallereschi, vengono tramandati e reinterpretati nel tempo anche da persone comuni, parroci e comunità locali. «Il testo è scritto, la melodia no», dice Bertolini.
La “Scuola di canto del Maggio 2026”, organizzata a Piazza al Serchio presso il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico, si inserisce in questo percorso di valorizzazione. L’iniziativa propone quattro giornate tra teoria e laboratori pratici, con l’obiettivo di avvicinare nuove persone al patrimonio del canto popolare.Tra gli eventi in calendario anche attività sul tema di Pinocchio e della trasmissione delle storie come gesto di cura culturale.
In un’epoca dominata dalla velocità digitale, il canto del Maggio continua così a rappresentare un momento di incontro reale tra persone, memoria e territorio.