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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
castelnuovo di garfagnana

La vigilia di Sant’Antonio Abate a Castelnuovo: risuonano i canti della tradizione

Venerdi sera, per la vigilia di Sant’Antonio Abate, proprio vicino al quartiere castelnuovese di Sant’Antonio, nei locali della birreria “Lo struzzo”, si ë svolto un evento straordinario: la rivisitazione della rappresentazione sacra-profana delle tentazioni subite dal Santo nel deserto.

Il protagonista è Simone Ciulli, docente dell’ISI Garfagnana, che ha condiviso con il pubblico presente questa tradizione proveniente dell’Abruzzo, sua terra di origine. Insieme a lui si sono esibiti Giuseppe Mannolini, Claudio Casanovi e c’è stata anche la partecipazione straordinaria di Federico Santarini. Simone, Giuseppe e Claudio hanno contribuito all’evento con un opuscolo informativo su sant’Antonio Abate e sulle sue prove di resistenza contro il demonio.

Sant’Antonio è da sempre legato alla tradizione contadina: le statuine del santo non mancavano mai nelle stalle e il giorno della ricorrenza, appunto il 17 gennaio, in chiesa il prete benediceva il sale (in alcuni paesi anche gli animali e le stalle). La benedizione del sale nella chiesa era un rito popolare proprio legato a Sant’Antonio Abate che si riteneva un simbolo di protezione, purificazione e sapienza. I discepoli venivano chiamati anche “sale della terra” e, ovviamente, serviva per allontanare il male.

A Fornaci di Barga, il 17 gennaio, si svolge una antica fiera, proprio dedicata a Sant’Antonio. Il culto attorno a questa figura è molto sentito, in generale, nelle regioni del centro Italia in cui, secondo la tradizione, un gruppo di persone rievoca le vicende del Santo cantando la sua canzone nelle piazze o nelle abitazioni.

Incuriosisce molto la collocazione della sua ricorrenza nel calendario, 17 gennaio, proprio a ridosso delle festività natalizie e delle leggende che aleggiano attorno alla notte precedente. Quella del 16, infatti, è la notte in cui gli animali da fattoria acquisiscono il dono della parola. Sempre secondo la leggenda, è di cattivo auspicio origliare i discorsi di questi ultimi. Nell’opuscolo prodotto dai nostri musicisti ci sono la storia del santo e il testo popolare che racconta la sua vicenda.

Sant’Antonio visse intorno al quarto secolo d.C. in Egitto. È uno dei più famosi eremiti della storia. Nella sua agiografia vengono riportate le tentazioni operate dal demonio durante il periodo di eremitaggio nel deserto. Queste sono tentazioni corporali, dispetti, che il santo riesce a superare. La filastrocca ce le racconta e ci fa comprendere l’incapacità della cultura contadina di concepire il “male” al quale siamo quotidianamente mediaticamente esposti; nella sua tenerezza concettuale, diventa un augurio di un nuovo anno sereno.

Ecco alcuni stralci del testo cantato. Il testo è in dialetto abruzzese, ma si capisce abbastanza. Il canto e la sua drammatizzazione, da parte dei nostri musicisti, hanno aiutato notevolmente la sua comprensione:

“Buona sera cari amici tutte quante le cristiane
questa sera v’haje a dice della festa de dumane
che dumane è Sant’Antonio lu nemice de lu dimonio

Sant’Antonio Sant’Antonio lu nemice de lu dimonio.

Li parenti a Sant’Antonio una moglie gli vogliono dare
ma lui non ne vuol sapere, nel diserto si fa mandare
pe n’avè la siccatura de sta a fà una criatura
Sant’Antonio Sant’Antonio lu nemice de lu dimonie.



Sant’Antonio allu diserte se cuciva li pantalune
Satanasse pe’ dispette glie freghette li buttune
Sant’Antonio se ne freghe e nghi lu spaghe se li leghe.

Sant’Antonio Sant’Antonio lu nemice de lu dimonie”.

I nostri musicisti hanno messo in scena una rappresentazione tra il sacro e il profano, ripercorrendo la vicenda raccontata nel canto popolare dentro e fuori le sale della birreria, cercando di interpretare, certamente esagerando, l’atto di scacciare il male. Una esecuzione molto divertente, ironica e goliardica, diversa dal solito, che catapulta in una realtà scomparsa da un bel po’ e che merita di essere conosciuta e rievocata.

Una sorta di collegamento tra il mondo contadino abruzzese a quello garfagnino, per abbattere differenze geografiche, culturali e temporali.

Servizio video di Elisa Togneri

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