Giovanni Ricci, candidato di Toscana Rossa sulla circoscrizione di Lucca, interviene in merito alla legge regionale 55/2025 sul riconoscimento della figura del caregiver.
“È ormai da un mese – esordisce – che l’amministrazione regionale uscente ha promulgato la legge regionale 55/2025 che, sulla carta, dovrebbe avere lo scopo di riconoscere la figura dei caregiver, ovvero dei familiari che assistono i propri cari in condizioni di non autosufficienza. L’entusiasmo, in questo senso, è fuori luogo se non offensivo. Da tre anni l’amministrazione lavora a un testo che non avanza di un passo rispetto all’esistente”.
“Si tratta di una legge – dice Giovanni Ricci – che non sposta di un millimetro gli interventi di sostegno a chi assiste i propri cari non autosufficienti. Anzi, si arriva a sostenere che il lavoro del caregiver è volontario – come se avessimo scelto di vivere in condizioni di disabilità – e si conferma una volta di più che il welfare si tiene sullo sforzo delle famiglie”.
“Ancora una volta – incalza – il sistema sociosanitario scarica sui familiari, spesso donne, la propria incapacità di assistere coloro che vivono in una condizione di fragilità, per patologie o semplicemente per età, e in cui le risorse economiche individuali finiscono per risultare dirimenti nel realizzare una qualità della vita almeno dignitosa”.
“La legge 55/2005 – dichiara il candidato – è un precedente pericoloso: invece di rafforzare i servizi, si certifica che il sistema può poggiare su chi lavora senza diritti né salario ed è continuamente sottoposto a una pressione tale da inficiare la salute mentale. La legge non aggiunge niente: l’accesso al supporto psicologico è già previsto dall’SSN, i nuovi corsi di formazione non fanno che indirizzare un lavoro che resta non riconosciuto, una “rete di sostegno” che sulla carta era già stata annunciata in passato, senza reali effetti. Non c’è avanzamento sul sostegno economico, sulla semplificazione burocratica, sull’istituzione di un aiuto professionale a domicilio e continuato che possa alleggerire il carico familiare”.
“È necessario, piuttosto – prosegue Ricci -, il riconoscimento del lavoro di cura come colonna portante del sistema socio-sanitario pubblico, a partire dai diritti e dalle tutele, uscire finalmente dalla logica del welfare familiare verso un’assistenza che renda possibile conciliare le condizioni di fragilità con la qualità della vita di tutti i soggetti coinvolti.
“Servono più investimenti e risorse – conclude – a partire dal sostegno economico all’adeguamento delle abitazioni, la fornitura degli ausili adeguati alle necessità e l’organizzazione di un arredo urbano capace di semplificare la vita di tutti”.
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