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Redazione
ANNO XIVmercoledì 28 Ottobre 2026
lucca

Lucca, fra storia e vernacolo: Giovanni Giangrandi custode di identità

Una serata tipicamente autunnale, alle porte di Lucca. Un narratore, o meglio, un “catalogatore” come l’autore stesso si definisce avendo scritto molti libri sulla città murata, ma sempre con uno sguardo particolarmente attento ai dettagli.

Giovanni Giangrandi, detto “Gigi”, è stato protagonista di un incontro presso il Centro Civico di San Vito. Ad introdurlo, l’amico Domenico Bertuccelli, conosciuto da tutti come “Gavorchio” dal suo omonimo sito dedicato a foto e storie dei paesi della lucchesia.

Giangrandi è, da sempre, un fine osservatore: degli elementi architettonici minori, dei fregi o decorazioni sopra gli stipiti delle porte di case e palazzi della città; un catalogatore e un cercatore di storie che si celano dietro le croci della passione, quelle che si incontrano spesso ai crocevia delle strade arricchite di simboli che richiamano la passione di Cristo.

Bertuccelli, presentando Gigi, ha ricordato le sue origini di lucchese D.O.C, nato dentro le mura, poi, col tempo, trasferitosi in periferia pur restando ben radicato nel cuore della città, che conosce perfettamente avendola percorsa in lungo e largo nei sui costanti sopralluoghi alla ricerca di curiosità, di elementi tipici del luogo: di cose che, spesso, sono sotto gli occhi di tutti, ma che, solitamente, ignoriamo, dediti come siamo a guardare in basso o, tuttalpiù, alle vetrine illuminate, e quasi mai alzando lo sguardo a cogliere quei dettagli decorativi e architettonici di cui le nostre città sono ricche per storia e cultura.

Ma Gigi non è solo uno scrittore attento ai particolari, è anche un rinomato “vernacoliere”: ossia un custode di quel dialetto con parlata popolare, che utilizza modi di dire tipici del luogo e che spesso, soprattutto in passato, assumeva forme e pronunce divere da paese a paese.

Di questa particolare espressione orale, di raccontare storie e fare batture umoristiche – molto diffusa fra la cultura popolare di un tempo e oggi quasi scomparsa – rimangono tracce nei pochi che ancora usano praticarla; e, fra questi, Gigi, Gavorchio e Marco Nicolosi che, assieme, formano spesso un trio: fra storie, battute e letture varie. Essi fanno di questo dialetto una vera e propria arte.

A fine serata, Gigi non ha potuto fare a meno che intrattenere il pubblico presente leggendo alcune piccole storie e brevi racconti tratti da alcuni suoi libri, proprio in vernacolo, fra gli applausi generali.

Un incontro che ha ricordato a tutti l’importanza di mantenere vive le tradizioni e tramandarle alle nuove generazioni, affinché si conservi un frammento del nostro passato.

Foto di Roberto Pardini

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