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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
intervista

Manuela Kustermann interpreta Dacia Maraini a Mont’Alfonso: “Fosco, visto da sua figlia”

Attrice, regista. Un’icona assoluta del teatro del’900. Manuela Kustermann. Sarà lei a dare voce e volto a Dacia Maraini sul palco di “Mont’Alfonso sotto le stelle” a Castelnuovo di Garfagnana.

Con Maximilian Nisi – nei panni del padre, Fosco – porterà in scena, sabato 30 luglio, lo spettacolo teatrale “Fosco Maraini – Il Gioco dell’Universo” per la regia di Consuelo Barilari, curatrice del progetto, e la drammaturgia di Maria Dolores Pesce. L’appuntamento è per le ore 21.15 in Fortezza di Mont’Alfonso.

Si tratterà di un debutto nazionale per uno spettacolo che si ispira, fin dal titolo, all’omonima opera di Dacia Maraini dedicata al padre. Sul palco anche Licia Colò, testimonial d’eccezione del grande progetto “Fosco Maraini in Garfagnana. Il Gioco dell’Universo”, che a fine rappresentazione dialogherà con la celebre scrittrice, poetessa e saggista fiorentina collegata in video.

Nata a Roma, Manuela Kustermann ha debuttato nel 1963 nella parte di Ofelia in “Amleto” di Carmelo Bene. Attiva fin da giovanissima nel teatro d’avanguardia, spesso in sodalizio con Giancarlo Nanni – suo compagno nella vita – con il quale fonderà nel 1989 la compagnia “La Fabbrica dell’Attore” ristrutturando un vecchio cinema romano, il “Teatro Vascello”, punto poi di riferimento cittadino per il teatro contemporaneo e di ricerca, riconosciuto dal 2000 come “Teatro stabile d’innovazione”, di cui è rimasta la sola direttrice dopo la scomparsa di Nanni nel 2010.

Nel 1991 ha ricevuto la Maschera con lauro d’oro dall’Istituto del Dramma Italiano ed ha lavorato con una nutrita schiera di registi – da Arnoldo Foà a Orazio Costa, da Mario Missiroli a Roberto Guicciardini, da Virgilio Sieni ad Annalisa Bianco fino a Bruno Venturi e Francesco Tavassi – divenendo regista anch’essa dal 2001.

Manuela Kustermann, cosa emerge da questo spettacolo?
 
Il rapporto di Dacia con il padre. Una figura molto amata, ma anche molto assente per via del suo innato spirito di avventura che lo portava continuamente a viaggiare e a stare lontano dalla famiglia. Dal diario della figlia traspare, però, un’ammirazione verso questo uomo così affascinante che amava la solitudine”.

Come definire una persona così eclettica come Fosco Maraini?

Credo che il suo fascino consista proprio in questo. Nella difficoltà ad affibbiargli un’unica etichetta. Scrittore, poeta, viaggiatore, fotografo, etnologo, alpinista, orientalista. Un personaggio dalle mille sfaccettature, insomma, che poco lascia trasparire dai suoi taccuini ma che merita, invece, approfondire in tutti i suoi scritti”.

Che ricordo personale ha di questo autore?

Avevo un suo bellissimo libro sul Giappone, che oggi purtroppo non trovo più, che mi aveva molto affascinata perché si percepiva tutto il suo amore per quella terra dove ha compiuto degli straordinari viaggi”. 

Perché oggi è così importante ricordare la sua figura?

Perché è stato un intellettuale, un antropologo, un avventuriero. Un inquieto della natura. Un uomo che, nella sua vita, ha avuto 34 case. L’ultima in Garfagnana, difficilmente raggiungibile, in un posto “selvatico” a contatto diretto con la natura. Questo dice tutto del suo carattere”.

Come sarà strutturato lo spettacolo che porterete in scena?

“Saranno principalmente letture, supportate però da numerosissime fotografie dell’archivio Alinari, con musiche suggestive che rimanderanno anche all’immaginario orientale. Uno show molto visivo, insomma”.

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