Ancora un volto che racconta la memoria della nostra comunità. In questi ritratti ho scelto di non indicare date di nascita o di morte: ciò che conta è la vita vissuta, il ricordo e il segno lasciato nella comunità.
Oggi voglio ricordare una donna che molti corsagnini conservano ancora nella memoria con affetto e riconoscenza: Maria di Lucre. In realtà il suo nome era semplicemente Maria, ma a Corsagna tutti la chiamavano “Maria di Lucre”. Era un modo naturale per identificarla, perché sua madre si chiamava Lucrezia, la storica proprietaria della locanda del paese. Nei piccoli paesi era consuetudine distinguere le persone attraverso il nome della famiglia o dei genitori e così Maria rimase per tutti “Maria di Lucre”.
Ci sono persone che attraverso il proprio lavoro e il proprio carattere, diventano parte della vita quotidiana di un paese. Maria era una di queste. Quando la via di Postabbio era una delle strade più vive e frequentate di Corsagna, a metà della via si trovava la sua piccola bottega di alimentari. Proprio di fronte sorgeva la storica locanda del paese, gestita dalla madre Lucrezia insieme al figlio Narciso. Le due attività si guardavano una di fronte all’altra e rappresentavano un punto di riferimento quotidiano per la vita della comunità. Da una parte la locanda, dove si incontravano paesani e viandanti; dall’altra la bottega di Maria, dove si andava per fare la spesa, scambiare due parole e conoscere le notizie del paese.
Era quasi un piccolo centro della vita sociale di Postabbio, un luogo dove il commercio, l’accoglienza e i rapporti umani camminavano insieme. La prima bottega era ricavata al piano terra di una vecchia capanna di paese, al piano superiore, come avveniva allora in molte costruzioni rurali di Corsagna, veniva conservato il fieno.
Entrando si aveva subito la sensazione di trovarsi in un luogo semplice ma accogliente: gli scaffali, dipinti di un caratteristico azzurro chiaro, consumato dagli anni e dall’uso quotidiano, correvano lungo le pareti del negozio. Era un colore antico che ancora oggi riesco a ricordare con precisione. Su quegli scaffali trovavano posto scatole di biscotti, pacchi di pasta, bottiglie, scatole di latta, barattoli e tanti altri prodotti che facevano parte della vita quotidiana delle famiglie. A quei tempi quasi nulla era confezionato, si compravano a etti: la pasta, lo zucchero, il caffè, i legumi e tanti altri generi alimentari venduti sfusi, pesati sul momento e confezionati direttamente dal negoziante.
Quando si apriva la porta della bottega, il primo saluto non era quello della bottegaia, ma quello dei profumi. Sia nella piccola bottega, sia nel negozio più grande costruito successivamente, l’odore degli insaccati prendeva subito il sopravvento. Era un profumo intenso e familiare che ancora oggi molti corsagnini ricordano.
Maria e suo marito Batolla non erano soltanto commercianti, erano anche ottimi norcini. Conoscevano l’arte della lavorazione delle carni e della preparazione degli insaccati, una tradizione che allora faceva parte della vita quotidiana delle famiglie della montagna. Nella loro attività veniva macellato un maiale alla settimana e gli animali provenivano rigorosamente dall’allevamento del Sig. Biondi di Diecimo, allevatore molto conosciuto nel nostro territorio e apprezzato per la qualità dei suoi capi. La lavorazione delle carni avveniva secondo le tradizioni di allora.
Per noi ragazzi era una cosa normale vedere quel lavoro, ma oggi, ripensandoci, rappresentava un sapere antico fatto di esperienza, pazienza e conoscenze tramandate nel tempo. I prosciutti stagionati, i salami e le salsicce contribuivano a creare quell’atmosfera unica che si respirava entrando nel negozio. L’odore dei salumi si mescolava a quello del formaggio, del caffè, delle spezie e della caratteristica carta oleata che serviva per avvolgere gli insaccati, mentre gli altri prodotti erano incartati nella tradizionale carta gialla da drogheria, tagliata e piegata a mano dietro il banco. Quel luogo era molto più di un negozio, era un punto di riferimento per gli abitanti del paese, un luogo dove si andava sì per fare la spesa, ma anche per scambiare due parole e conoscere le novità della giornata.
Maria era una donna alta, abbastanza robusta, sempre riconoscibile per quel grembiule bianco che sembrava quasi una divisa del suo lavoro. Portava i capelli rossicci raccolti dietro la testa, sempre in ordine e ben curati. Accanto a lei c’era Batolla, suo marito, un uomo di statura non troppo alta, leggermente robusto, con i capelli grigiastri pettinati all’indietro. Portava occhiali con lenti molto spesse, perché era ipovedente, ma questo non gli aveva mai impedito di lavorare e di affiancare la moglie nell’attività commerciale.
Era una coppia che i corsagnini erano abituati a vedere insieme. Chi entrava nel negozio trovava quasi sempre Maria dietro il banco e Batolla intento a sistemare la merce, a preparare gli ordini o a seguire il lavoro quotidiano della bottega. Vederli insieme dava l’impressione di una famiglia unita, che aveva costruito il proprio futuro con il lavoro, il sacrificio e il rapporto diretto con le persone.
Dal loro matrimonio erano nati tre figli: Giuseppe, che tutti chiamavano affettuosamente Batollino, Anna e Antonio. Con il passare degli anni quella piccola bottega non fu più sufficiente e quando Lucrezia e il figlio Narciso decisero di trasferire la storica locanda nella nuova struttura costruita in piazza, Maria e suo marito realizzarono un negozio più grande proprio di fronte alla vecchia bottega. Fu un passaggio importante che accompagnò la crescita dell’attività e rispose alle nuove esigenze del paese.
Ho conosciuto molto bene Maria di Lucre, per me era quasi una persona di famiglia: da ragazzo abitavo poco distante dalla sua bottega e la vedevo praticamente ogni giorno. Faceva parte della mia quotidianità, come di quella di tante famiglie di Postabbio. Ma il rapporto non si interruppe con il passare degli anni, dopo il mio matrimonio andai ad abitare vicino alla sua casa e al suo negozio, continuando così a incontrarla e a frequentarla quasi ogni giorno. Ho avuto la fortuna di conoscerla nelle diverse stagioni della mia vita: quando ero bambino, poi ragazzo e infine uomo sposato. Forse è anche per questo che il suo ricordo è rimasto così vivo nella mia memoria. Maria non era soltanto la negoziante del paese, era una presenza familiare, una di quelle persone che sembrano appartenere alla storia personale di ciascuno di noi oltre ad essere una cuoca eccellente.
Ho avuto più volte il piacere di essere ospite a casa sua, sia a pranzo che a cena e ancora oggi ricordo alcuni piatti preparati con una maestria che apparteneva alle donne della sua generazione. Fra tutti uno è rimasto impresso nella mia memoria, i maccheroni tordellati:
preparati secondo la tradizione della nostra montagna, erano un piatto semplice ma straordinario, capace di raccontare una cultura, una famiglia e un modo di vivere che oggi rischia di andare perduto. Ancora oggi, quando ripenso a Maria, insieme al profumo dei salumi della sua bottega mi torna alla mente anche il profumo di quei maccheroni fumanti portati in tavola con orgoglio e generosità.
La famiglia era conosciuta anche per il commercio dei funghi, attività che in certi periodi dell’anno diventava un risorsa molto importante. Camion carichi di funghi partivano verso il mercato ortofrutticolo di Lucca, portando il frutto del lavoro di tante persone della nostra valle. Uno dei ricordi più vivi che conservo è quando Maria tornava da Lucca con la spesa per il negozio: arrivava con “l’automobile” guidata da uno dei figli, carica di ogni genere di merce: verdura, alimentari, scarpe, ciabatte, vestiario e tanti altri prodotti che allora non era facile trovare nei piccoli paesi.
Ma il momento più atteso da noi ragazzi arrivava nel periodo natalizio, “l’automobile” arrivava piena di giocattoli; appena si spargeva la voce del suo arrivo, noi bambini correvamo davanti alla vetrina, aspettavamo che quei giochi venissero sistemati e restavamo lì a guardarli per lunghi minuti, con gli occhi pieni di meraviglia. Erano tempi diversi: tempi in cui bastava una vetrina illuminata e qualche giocattolo nuovo per accendere i sogni dei bambini. Attraverso quei piccoli gesti Maria contribuiva a creare un’atmosfera speciale nel paese. Maria, come già abbiamo detto, era soprattutto una donna forte e coraggiosa.
La vita, non le risparmiò prove durissime dovette affrontare il dolore più grande che possa colpire una madre: la perdita della figlia Anna, scomparsa in età prematura, un dolore profondo che segnò la sua vita. E quando il tempo sembrava aver reso quella ferita almeno più sopportabile, un nuovo lutto la colpì con la scomparsa del figlio Giuseppe, il suo amato Batollino. Lei trovò la forza di andare avanti con la dignità e il coraggio che l’avevano sempre contraddistinta, continuò a occuparsi dei suoi cari e a donarsi agli altri nonostante il dolore custodito nel cuore.
Dopo la scomparsa della figlia Anna, insieme al genero Arnaldo, dedicò una parte importante della propria vita alla crescita dei nipoti Paola, Marco e Michela, seguendoli con affetto, attenzione e generosità. Li accompagnò nel loro percorso di crescita come una madre, trasmettendoli quei valori di serietà, rispetto e impegno che avevano caratterizzato tutta la sua esistenza.
Oggi Paola, Marco e Michela sono persone stimate e apprezzate, sia nel lavoro che nei rapporti umani e anche in questo si può vedere l’eredità morale lasciata da Maria. La sua bottega non vendeva soltanto prodotti: vendeva vicinanza, relazioni umane e fiducia, per questo era conosciuta e apprezzata da tutti.
Il ricordo di Maria di Lucre è rimasto la sua è la storia di una famiglia che per decenni ha accompagnato la vita quotidiana di Corsagna attraverso il commercio, l’accoglienza e il rapporto umano. Ripensando a lei rivedo gli scaffali azzurri della vecchia bottega, il grembiule bianco dietro il banco, Batolla con i suoi occhiali dalle lenti spesse, le cassette di verdura appena arrivate da Lucca e quella vetrina che faceva sognare noi bambini nelle settimane che precedevano il Natale ma soprattutto sento ancora quei profumi.