Cento auto storiche, quasi mille chilometri e un viaggio attraverso tre regioni. La Modena Cento Ore 2026 accende i motori: tre circuiti, dieci prove speciali e cento equipaggi sono i protagonisti di un viaggio tra Emilia-Romagna, Marche e Toscana.
Organizzata da Canossa Events in collaborazione con Scuderia Tricolore, la manifestazione unisce competizione, turismo e valorizzazione del territorio. Il percorso annunciato per l’edizione dal 6 all’11 ottobre collega Riccione a Forte dei Marmi, passando per Firenze e con arrivo finale a Modena; le gare in pista si disputano a Misano, Imola e Mugello.
È il nome dell’organizzatore a offrire lo spunto per un’altra storia: quella delle Terre di Canossa, un paesaggio che da secoli vive di strade, passaggi, castelli, sapori e memoria.
Un territorio costruito sulle strade
Le Terre di Canossa rappresentano uno dei paesaggi storici più affascinanti dell’Appennino emiliano. Tra il X e l’XI secolo la famiglia dei Canossa costruì in quest’area un articolato sistema di castelli e fortificazioni, destinato anche al controllo delle vie che collegavano la pianura padana con l’Appennino e la Toscana.
È qui che emerge la figura di Matilde di Canossa, una delle personalità più importanti del Medioevo europeo. I suoi domini si estendevano su una vasta parte dell’Italia centro-settentrionale e Canossa divenne uno dei luoghi simbolo dei rapporti tra potere politico e religioso.
Ancora oggi castelli come Canossa, Rossena e Bianello raccontano questa storia e restituiscono l’immagine di un territorio che ha costruito nei secoli la propria identità intorno al movimento, agli incontri e alle vie di comunicazione.
Sono cambiati i mezzi e i viaggiatori, ma è rimasta la funzione della strada: collegare luoghi e persone. Per secoli queste vie sono state percorse da pellegrini, mercanti, religiosi, soldati e uomini di potere. L’automobilismo aggiunge oggi un altro capitolo alla storia del viaggio.
Il territorio non è solo ciò che si vede
Le Terre di Canossa, però, non sono soltanto castelli e memoria medievale. Sono anche colline, boschi, campi, vigne, caseifici, cantine e tradizioni gastronomiche che hanno costruito nel tempo una forte identità territoriale.
È qui che entra in gioco un senso spesso dimenticato: l’olfatto. L’odore della terra dopo la pioggia, quello dei boschi, degli ambienti di pietra umida, delle cantine, delle stagionature e delle cucine partecipano alla memoria di un luogo insieme alle immagini.
In una terra legata a produzioni come il Parmigiano Reggiano, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia e i vini dei Colli di Scandiano e di Canossa, il patrimonio culturale passa anche attraverso profumi e aromi. La gastronomia diventa così una forma di identità: racconta le lavorazioni, i saperi e il rapporto delle comunità con il paesaggio.
La velocità incontra la lentezza
La Modena Cento Ore suggerisce una riflessione sui tempi del viaggio. La velocità, il rumore dei motori e la competizione incontrano paesaggi modellati dalle stagioni, dall’agricoltura e dai tempi delle maturazioni.
Un formaggio richiede tempo, un aceto richiede anni, un paesaggio culturale richiede secoli. Il movimento delle vetture richiama l’attenzione su ciò che resta: le produzioni, i luoghi e le conoscenze che ne custodiscono la memoria.
Il senso invisibile del viaggio
Visitare un castello, percorrere un sentiero, entrare in un caseificio o in una cantina significa conoscere un territorio attraverso la sua storia e le persone che lo abitano. Significa anche percepirlo attraverso i suoni, i sapori e gli odori.
La Modena Cento Ore porta sulle strade alcune delle automobili più affascinanti della storia. Il nome Canossa invita a volgere lo sguardo anche verso un patrimonio più antico, fatto di passaggi, cultura e memoria.
È quella parte del viaggio che non compare sulle mappe e che resta anche quando il rombo dei motori è ormai lontano. Quella che appartiene al Senso invisibile.