back to top
Pubblicità
Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
coreglia antelminelli

Niccolao e Leonello Mazzotti, una tragedia coreglina

Martedì 24 aprile 1928 “Il Popolo Toscano“ annuncia la notizia di una tragedia misteriosa e ne fornisce il quadro: “Padre e figlio si uccidono senza rivelarsi reciprocamente la tragica decisione. Anche la donna di servizio tenta per due volte il suicidio. Movente passionale o disastro finanziario? Le due versioni contrastate dall’evidenza dei fatti. Il segreto nelle tombe”.

Siamo nel 1928, l’ingegnere Leonello Mazzotti ed il padre Niccolao si suicidano. Il figlio si spara a Lucca in Via Guinigi in un appartamento di sua proprietà, viene trovato sul letto vestito della sola biancheria. Una rivoltella automatica calibro 6.75 giace a circa un palmo della sua mano destra.

Molte sono le domande ancora in attesa di risposte: la camera di Leonello ha due porte, ma non si fa riferimento alla seconda e non si chiarisce se fosse aperta o chiusa. Perché Leonello, così attento alla forma e all’eleganza, si suicida indossando solo la biancheria intima? Non sembra possibile che nessuno abbia udito niente, ma gli inquilini, la sera del venerdì, si sono recati a far visita a dei vicini e sono rientrati dopo mezzanotte.

Le numerose lettere di Leonello scritte prima di togliersi la vita contengono motivazioni disparate, facilmente contestabili, e non spiegano in modo esauriente le circostanze della tragedia, ma anzi sembrano volerle nascondere. Forse Leonello non vuole chiarire, in modo definitivo, la vera causa del suicidio.

Tra le tante incongruenze colpisce la discrepanza tra l’ora del suicidio di Leonello, dichiarata nel certificato di morte da due testimoni che fanno risalire il suo decesso alle 3 del 21 aprile – e stranamente non si parla di suicidio -, e l’ora invece, verso la mezzanotte, dichiarata dal parroco nell’atto da lui redatto.

Il padre Niccolao muore la mattina dopo, prima che scoprano a Lucca il suicidio del figlio. Il suo cadavere viene rinvenuto sotto le Grotte di Aiola, una località di Coreglia, E’ strano che una volta scoperto il cadavere non si attenda il ritorno del dott. Coli, ma si preferisca chiamare un medico da Castelnuovo.

E’ proprio di qualche anno fa la testimonianza di un nipote dell’uomo che ha visto due incappucciati accompagnare Niccolao verso Aiola; probabilmente non ha dato troppo peso alla loro presenza perché, quella mattina, si celebra il Natale di Roma con un corteo al quale sono soliti prendere parte anche gli incappucciati della Misericordia e lo stesso Niccolao ha sfilato con loro per le strade cittadine.

La donna di servizio di Casa Mazzotti non ha chiarito mai perché avesse più volte tentato di togliersi la vita, in un primo momento, ingerendo del sublimato e dopo essere stata salvata con una lavanda gastrica, gettandosi in un pozzo vicino casa. Ed è di poco tempo fa la testimonianza del nipote Omero che ha riferito che suo padre, fratello della donna, raccontava che la sorella appariva terrorizzata e non parlava mai dei motivi che l’avevano spinta a compiere un gesto così disperato.

Il suo ricovero in manicomio non è forse stato un modo per tapparle la bocca? Frequente era il ricorso all’internamento coatto di persone che avrebbero potuto rivelare verità scomode. Quando dopo due anni esce dal manicomio, viene accolta come domestica presso la famiglia Guidi a La Penna, ma non parla mai del suo passato.

In quel periodo la massoneria, di cui facevano parte i due Mazzotti, è perseguitata e, dopo l’attentato a Mussolini, viene approvata una legge, che ne decreta la fine e viene ordinato lo scioglimento di tutte le logge.

Leonello, che ha aderito al Partito Popolare di Don Sturzo e che legge “La Rivoluzione Liberale” del giornalista antifascista Piero Gobetti, come ha potuto accettare un regime che nel 1924 si assume la responsabilità politica e morale del delitto Matteotti, che nel 1925 chiude le logge massoniche e il giornale “La Rivoluzione liberale”, che dà alle fiamme i libri editi da Gobetti, che nel 1926 scioglie il Partito Popolare di Don Sturzo e il 15 febbraio dello stesso anno si rende responsabile della morte del giornalista antifascista? Come avrà pensato di contrastarlo e quali azioni avrà cercato di intraprendere?

E la famigerata polizia segreta fascista, attiva dal 1927, che non esitava a compiere i crimini più efferati, avrà deciso forse di simulare due suicidi per eliminarli senza troppo clamore perché i due Mazzotti erano persone in vista, stimate, amate dai loro compaesani e non era conveniente per il regime accollarsi apertamente la responsabilità di queste due morti, ma più facile simulare due suicidi pilotando le indagini, evitando di fare autopsie, investigazioni accurate e facendo scrivere verbali in cui affermare motivazioni ridicole ed infondate?

Per approfondire la vicenda dei Mazzotti è possibile consultare il libro di Matilde Gambogi “Una tragedia coreglina” pubblicato a Coreglia Antelminelli nell’ottobre 2019.

Dalla homepage

Ultimi articoli in Tradizione e identità