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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
borgo a mozzano

Pasquetta allo stadio delle Ciocche: la partita che univa Corsagna

Il lunedì di Pasquetta era una consuetudine che si tramandava da anni e anni: andare tutti allo “stadio delle Ciocche”, a Serra, per fare o per assistere alla tradizionale partita di calcio tra scapoli e ammogliati. Qualcuno, con la solita ironia paesana, la chiamava anche la sfida tra “cornuti e segantini”.

Era una di quelle occasioni che univano davvero il paese. Un evento atteso quasi come una ricorrenza importante, capace di coinvolgere generazioni diverse, dai più giovani ai più anziani.

Alle due del pomeriggio lo stadio delle Ciocche iniziava a riempirsi. Arrivavano gli spettatori, ma anche i giocatori, che con cura sistemavano magliette, calzettoni e scarpette nel rustico spogliatoio: un semplice metato nei pressi del campo.

Il nome “stadio delle Ciocche” non era casuale: il campo era stato ricavato all’interno di un bosco di castagni e, sotto il terreno calpestato, rimanevano radici e “ciocche” che ogni tanto affioravano.

Capitava così che, durante la partita, qualche giocatore inciampasse proprio su queste, provocando cadute e, a volte, piccoli infortuni. Gli spettatori si disponevano nel boschetto di castagni, sotto la chiesa della Madonna di Serra, pronti ad assistere alla partita. Molti portavano con sé il cestino del picnic, perché al termine della gara c’era la tradizionale merenda collettiva.

Non mancava mai il pane fatto in casa, l’uovo di Pasqua da condividere, e tanti prodotti preparati con cura dalle famiglie del paese. E non mancavano mai le fiasche di vino, rosso e bianco, che accompagnavano la festa e servivano a brindare insieme, senza distinzione tra chi aveva vinto e chi aveva perso. Era davvero una festa.

Alle tre in punto, tra applausi e incitamenti, i giocatori giovani e meno giovani, scapoli e ammogliati scendevano in campo. L’arbitro era spesso Antonio Pieroni di Corsagna, esperto di calcio ma soprattutto anima e sostenitore di queste partite.

Il campo era quello che era: polveroso, con poca erba, e delimitato con il gesso, che veniva sparso per segnare i confini del terreno di gioco. Le porte erano di legno, con traverse incrociate e spesso senza rete. Ma poco importava.

Era bello vedere anche uomini di una certa età che forse giocavano solo quel giorno, accanto ai giovani più allenati, qualcuno dei quali militava anche in squadre dilettantistiche locali. Al primo gol, da una parte o dall’altra, era un’esplosione di entusiasmo. La tifoseria si faceva sentire, mentre qualcuno portava bottiglie d’acqua rigorosamente di vetro riempite al “Gavone”, la sorgente lungo il sentiero che scendeva verso Serra.

Spesso erano i giovani a vincere, ma quasi sempre con un margine minimo. E questo rendeva ancora più onore agli “anziani”, che dimostravano grinta e orgoglio. E poi c’era anche un altro aspetto, quasi inevitabile e, a suo modo, divertente: al termine della partita, tanti dei giocatori tornavano a casa con qualche acciacco. Una gamba dolorante, un ginocchio malconcio, una piccola contusione. Non era certo cattiveria o voglia di farsi male — tutt’altro. Era semplicemente il risultato di una partita giocata con entusiasmo anche da chi, durante l’anno, non scendeva mai in campo e aveva una muscolatura meno allenata. E il più delle volte, uno di questi ero proprio io.

Alla fine, però, il risultato contava poco. Tutti si ritrovavano nel boschetto per una lunga e gioiosa merenda. E proprio mentre il picnic volgeva al termine, dalla chiesa di Serra arrivava il suono della campanella.

Era don Sergio che chiamava alla funzione dei vespri. Quasi tutti si alzavano e si dirigevano verso la chiesa, per ringraziare il Signore, ma in particolare la Madonna di Serra, la Madonna della Consolazione, per quella giornata vissuta insieme. Si cantavano inni e preghiere a Lei dedicati. E lì si ritrovava il raccoglimento.

Per i corsagnini, infatti, la Madonna di Serra è sempre stata un punto di riferimento profondo, una presenza viva nella fede e nella vita quotidiana. Terminati i vespri, la gente si incamminava verso casa, verso Corsagna, con nel cuore la gioia di una giornata semplice ma piena: di sport, di amicizia e di fede.

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