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Redazione
ANNO XIVgiovedì 27 Agosto 2026
fornaci di barga

“Per raggiungere gli obiettivi green serve un piano europeo per il rame”: la sfida della vertenza Kme

Massimo Braccini, coordinatore nazionale FIOM del Gruppo KME, interviene per fare un quadro sulla situazione in azienda dopo il recente incontro con la direzione.

“L’Europa – dichiara – rischia di cadere in una contraddizione clamorosa: da un lato approva direttive ambiziose per l’elettrificazione, le reti elettriche, le energie rinnovabili, la difesa e i data center; dall’altro lascia morire proprio le industrie che producono e trasformano i metalli indispensabili per realizzare questa trasformazione”.

“Il Critical Raw Materials Act (CRMA) – spiega il sindacalista -, entrato in vigore il 23 maggio 2024, stabilisce per il 2030 obiettivi chiari di capacità interna dell’UE: almeno il 10% dei consumi annui coperto dall’estrazione europea, il 40% dalla trasformazione e il 25% dal riciclo. Il regolamento fissa inoltre al 65% la quota massima di dipendenza da un singolo Paese terzo e inserisce esplicitamente il rame tra le Strategic Raw Materials per la transizione green, digitale, l’aerospazio e la difesa”.

“A fine 2025 – prosegue Braccini -, con il piano d’azione RESourceEU, la Commissione ha poi previsto l’aggregazione della domanda, acquisti congiunti tramite un European Critical Raw Materials Centre e meccanismi di scorte strategiche (stockpiling). Ma tra i regolamenti di Bruxelles e la realtà operativa dei nostri stabilimenti c’è un baratro che va colmato subito. Il macigno del prezzo del rame e la crisi del modello industriale”.

“Non siamo di fronte soltanto alla concorrenza dei Paesi extra-UE – ritiene -, ma a una crisi profonda del modello industriale europeo: Esplosione del prezzo del rame: l’impennata e la forte volatilità delle quotazioni della materia prima prosciugano la liquidità delle imprese ed elevano enormemente i costi finanziari d’acquisto. Costi energetici fuori controllo: l’energia in Europa resta troppo cara rispetto ai concorrenti esteri, penalizzando chi fa produzione manifatturiera. Competizione sleale e dazi: la concorrenza internazionale viene sostenuta da massicci sussidi pubblici esteri, mentre l’Europa subisce dazi e barriere commerciali ad alto impatto. L’inganno delle importazioni: si dichiara di tutelare le materie prime, ma poi si consente l’importazione di prodotti già trasformati altrove, impoverendo il cuore ad alto valore aggiunto delle nostre filiere. Se chiude una fonderia, una raffineria o una trafileria, non si perdono soltanto posti di lavoro: si azzerano competenze, know-how strategico e sovranità industriale”.

La situazione in KME e la tenuta dei siti italiani: “Nel recente incontro con la Direzione KME è emerso un quadro complesso: forte carenza di ordini in Europa e calo della produzione, legati soprattutto al blocco del settore automotive. Gli impianti italiani di Fornaci di Barga e Serravalle Scrivia stanno dimostrando un’efficienza dei costi e una tenuta migliori rispetto ad altri siti europei del Gruppo, ma la produzione non è a saturazione e continua il ricorso agli ammortizzatori sociali”. 

“La vertenza KME — che coinvolge anche Mortara e la sede di Firenze — dimostra che la solidità dei lavoratori non basta se manca una politica industriale di sistema – sottolinea il sindacalista Fiom -. Servono scelte chiare ed immediate da portare ai tavoli istituzionali: 1. frenare la speculazione sul rame: Rendere operativi subito gli strumenti europei di stockpiling e acquisto congiunto per stabilizzare i prezzi e proteggere le imprese. 2. energia industriale a prezzi giusti: garantire contratti di fornitura a lungo termine e a prezzi bloccati, dedicando le fonti rinnovabili ai settori manifatturieri ad alto consumo. 3. Proteggere i prodotti finiti, non solo il metallo grezzo: i dazi e le tasse ambientali al confine devono colpire anche i semilavorati importati, evitando che l’Europa compri prodotti lavorati fuori dai propri confini. 4. usare il denaro pubblico per il “Made in Europe”: le opere pubbliche e i progetti per la transizione energetica finanziati da UE e Stato devono utilizzare componenti e metalli lavorati in Europa. 5. Un Fondo Europeo per la Metallurgia: risorse pubbliche vincolate a nuovi impianti, efficienza energetica, decarbonizzazione e tutela dei posti di lavoro. 6. Valorizzare il riciclo come miniera interna: spingere per raggiungere e superare il target europeo del 25% di riciclo al 2030, recuperando il rame già presente sul nostro territorio. 7. Nessun aiuto senza garanzie sociali: il sostegno pubblico alle imprese deve essere vincolato a precisi impegni su occupazione, investimenti nei siti e stabilizzazione contrattuale”. 

“La domanda che poniamo al Governo e all’Unione Europea è una sola – conclude -: quale industria volete difendere oggi per non trovarci deserto produttivo domani? Chiediamo la conferma di tutti gli investimenti programmati, sostegni concreti alla liquidità delle aziende penalizzate dai costi delle materie prime e il mantenimento della piena centralità produttiva degli stabilimenti italiani. Senza rame e metallurgia non c’è industria. Senza industria non c’è transizione. E senza lavoro qualificato non c’è sovranità europea”.

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