Alcuni preziosi gesti, anche a migliaia di chilometri di distanza, riescono a cambiare concretamente la vita delle persone. E spesso nascono da comunità piccole, ma capaci di guardare lontano.
Arrivano buone notizie dal distretto di Kadapa, in India, dove l’associazione barghigiana Piccole opere pro India ha portato a termine la realizzazione del 21° pozzo, nel villaggio di Vempalli Cheruvu (Badvel). Un intervento complesso, reso ancora più difficile dalla natura del terreno, duro e roccioso, che ha richiesto di scavare fino a 470 piedi di profondità.
Il risultato, però, ha ripagato ogni sforzo: il pozzo è stato completato con successo e la comunità locale ha espresso grande gioia e gratitudine. Un dono arrivato poco prima della Pasqua, accolto come un segno concreto di speranza e vicinanza. “La gente è lieta e grata per questo grande dono” fanno sapere dal villaggio.
Grande emozione anche nelle parole del presidente Riccardo Luschini, che ha condiviso la notizia appena ricevuta: “Cinque minuti fa ho ricevuto questa bellissima notizia, con video e foto che testimoniano la realizzazione del 21^ pozzo. Grazie a Dio e a tutti voi che permettete tutto questo. Forza, sempre avanti con fiducia, volontà e amore”.
L’associazione opere pro India nasce nel 2021 dalla collaborazione con don Shyam, sacerdote indiano che in quegli anni operava presso l’ospedale San Francesco di Barga. Si tratta di una realtà senza scopo di lucro, composta da volontari che operano gratuitamente con un obiettivo preciso: migliorare in modo concreto la qualità della vita delle comunità più fragili del territorio indiano.
Le prime attività si sono concentrate su una delle emergenze più gravi: l’accesso all’acqua potabile. In molti villaggi, infatti, donne e suore erano costrette a percorrere chilometri ogni giorno per procurarsi acqua. Da qui è nato il progetto dei pozzi, che prevede la realizzazione di 25 nuovi impianti e il recupero di 2 già esistenti, messi in difficoltà dalla siccità. Oggi il progetto guarda ancora più avanti, con una nuova importante sfida: la costruzione della “Casa madre”, una struttura pensata per accogliere le persone più fragili e offrire opportunità concrete di crescita. Al suo interno saranno presenti un dormitorio, una mensa, laboratori per attività formative, una sala riunioni e un poliambulatorio.
Quello di Piccole opere è un impegno fatto di piccoli grandi gesti, che diventano risultati tangibili: acqua, dignità, possibilità. Basta un pozzo, scavato con fatica nella roccia, per far nascere qualcosa di molto più profondo: la speranza.
Servizio video di Giulia Rapaioli e Elisa Togneri


