Ho avuto modo, nel corso degli anni, di conoscere abbastanza bene Pier Ferdinando Casini, una persona che ho sempre considerato con rispetto per la sua lunga esperienza politica e istituzionale. Quando ho appreso della sua decisione di non ricandidarsi alle prossime elezioni, dopo 44 anni trascorsi in Parlamento, confesso di essere rimasto sorpreso, ma anche piacevolmente colpito.
Casini ha compiuto settant’anni e ha deciso che è arrivato il momento di lasciare spazio ad altri. Una scelta che condivido e che dovrebbe far riflettere non soltanto i protagonisti della politica italiana, ma anche quanti ricoprono da molti anni incarichi nelle amministrazioni locali e nel mondo associativo.
Nella vita bisogna avere il coraggio di capire quando è arrivato il momento di concludere un’esperienza. Non significa arrendersi o sentirsi vecchi, ma riconoscere che ogni stagione ha il suo tempo e che nessun incarico, per quanto importante, dovrebbe diventare un posto da occupare per sempre.
>
>
In Italia abbiamo spesso la tendenza a considerare alcune persone indispensabili, quasi che senza di loro non si possa andare avanti. Le nuove generazioni, invece, hanno bisogno di opportunità concrete per assumersi responsabilità, prendere decisioni e costruire il proprio futuro. Vivono una realtà diversa dalla nostra, possiedono nuovi strumenti e sensibilità, conoscono meglio i cambiamenti tecnologici e sociali. Naturalmente possono anche sbagliare, ma devono avere la possibilità di dimostrare quanto valgono.
Lo dico sulla base della mia esperienza personale. Dopo quasi trent’anni alla presidenza della Misericordia di Corsagna, un’associazione alla quale ho dedicato una parte importante della mia vita, arrivò anche per me il momento di lasciare. Fu una scelta consapevole, maturata nella convinzione che fosse giusto affidare ad altri la responsabilità di proseguire quel cammino.
Non fu facile, perché quando si dedica tanto tempo, passione e impegno a un’associazione, si costruiscono legami profondi. Tuttavia, ero convinto, allora come oggi, che nessuno sia insostituibile.
Da quel momento non mi sono fermato. Ho trovato nuovi interessi e occasioni per mettere a disposizione degli altri le mie esperienze, le mie idee e quel modo di lavorare che mi ha sempre accompagnato. Ho continuato a impegnarmi nella vita sociale, nelle istituzioni e nelle attività a favore delle persone più fragili.
Oggi, a settant’anni, ho scoperto anche il piacere di dedicarmi al giornalismo, collaborando con La Gazzetta del Serchio. Un’esperienza che mi permette di raccontare persone, luoghi, storie e problemi del nostro territorio, coltivando quella curiosità e quella voglia di fare che non mi hanno mai abbandonato.
La pensione, così come la conclusione di un incarico, non deve essere considerata la fine di qualcosa, ma può rappresentare l’inizio di una stagione altrettanto ricca di soddisfazioni. Non dobbiamo pensare che, superati i settant’anni, il nostro destino sia quello di metterci sul divano con le pantofole, magari a ricordare continuamente quanto siamo stati bravi in passato. La vita offre ancora tante opportunità, basta avere la volontà di cercarle.
Naturalmente non penso che a settant’anni si debba smettere di fare politica per obbligo anagrafico. Ci sono persone anziane capaci di offrire contributi straordinari e giovani che devono ancora maturare. Il problema non è soltanto l’età, ma la capacità di capire quando è opportuno cambiare ruolo. Il patrimonio di esperienze e conoscenze accumulato negli anni può continuare a essere utile, anche senza restare al centro della scena.
La decisione di Casini, al di là delle appartenenze politiche, offre dunque un’occasione importante per riflettere. Dopo una vita nelle istituzioni, ha annunciato di voler concludere la propria esperienza parlamentare, senza per questo rinunciare alla passione politica e all’impegno civile.
Caro presidente Casini, ancora una volta mi sento di dirti che hai fatto bene. Ricordo con particolare affetto quella mattinata in cui, da presidente della Camera, ricevesti a Montecitorio una delegazione della Misericordia di Corsagna, che guidavo personalmente. Con noi era presente anche l’allora sindaco di Borgo a Mozzano, Francesco Poggi. In quell’occasione ti facemmo dono di una fotografia storica del Ponte del Diavolo, proveniente dall’Archivio Alinari, un’immagine particolarmente significativa del nostro territorio. Fu un incontro piacevole, ricco di affetto e umanità, che ancora oggi ricordo con gratitudine. Continua a mettere la tua esperienza al servizio degli altri, soprattutto dei giovani, perché hai ancora molto da offrire.
Vorrei concludere con una riflessione rivolta anche alla mia generazione: non dobbiamo avere paura di lasciare il nostro posto, ma preoccuparci di aver preparato qualcuno capace di occuparlo, magari facendo meglio di noi.
Lasciare spazio ai giovani non significa rinunciare al futuro, ma avere fiducia in chi dovrà costruirlo, sapendo che anche per noi ci sono ancora tante strade da percorrere.