A Borgo a Mozzano il dibattito sul Circolo L’Unione continua ad animare discussioni, confronti e anche polemiche. Statuti, gestione del bar, ruolo delle associazioni, rapporti con il comune, trasparenza e partecipazione: temi che stanno dividendo opinioni e sensibilità diverse.
La Gazzetta del Serchio ha affrontato l’argomento con Francesco Poggi, sindaco del comune dal 2004 al 2014, docente universitario e figura che negli ultimi mesi è tornata ad intervenire pubblicamente sui temi della vita amministrativa del territorio.
Poggi, a Borgo a Mozzano si parla molto del Circolo L’Unione. Come vede questa situazione?
«La vedo con attenzione e anche con una certa preoccupazione, perché quando un luogo storico della comunità diventa motivo di scontro continuo significa che qualcosa si è incrinato. Un circolo non dovrebbe dividere il paese, dovrebbe unirlo. Già il nome “L’Unione” ci richiama a questo principio».
Secondo lei il problema è politico oppure amministrativo?
«Credo che sia prima di tutto un problema di chiarezza e di regole. Quando una associazione gestisce spazi pubblici importanti, attività continuative e anche un bar aperto tutto l’anno, non si può vivere nell’approssimazione. Servono regole certe, trasparenza, ruoli definiti. E questo non per fare polemica, ma per rispetto verso i cittadini e verso chi opera seriamente nel volontariato».
Molti sostengono che oggi le normative siano diventate più rigide rispetto al passato
«È vero. Oggi il mondo associativo è cambiato profondamente. Una volta bastava molto il rapporto fiduciario personale; oggi non è più sufficiente. Ci sono responsabilità amministrative, fiscali, assicurative e anche legate al lavoro. Ignorare questo cambiamento sarebbe un errore grave. Le associazioni devono essere tutelate, ma devono anche rispettare norme precise».
Lei pensa che la gestione diretta del bar da parte di un’associazione sia ancora sostenibile?
«Dipende. Se il bar è realmente funzionale ad una intensa attività sociale, culturale e aggregativa, allora può avere una logica. Ma se il rischio è quello di trasformare un circolo in un semplice esercizio commerciale mascherato, allora il problema esiste e va affrontato senza ipocrisie».
Quale potrebbe essere una soluzione?
«Io credo molto nella distinzione dei ruoli. Ad esempio, esperienze come quella del Teatro Colombo di Valdottavo possono rappresentare un modello interessante: l’attività culturale gestita dalla associazione e il bar affidato tramite procedure pubbliche ad un gestore. Così si tutela sia la funzione sociale sia la correttezza amministrativa».
Nel dibattito emerge anche il tema del rapporto tra politica e associazionismo
«È un tema delicato ma fondamentale. Nelle comunità piccole tutti si conoscono e spesso le persone impegnate nel volontariato fanno anche politica o amministrazione. Però bisogna evitare sovrapposizioni e conflitti di interesse. La separazione dei ruoli è una garanzia democratica, non un fastidio burocratico».
Lei, da sindaco, come viveva questi rapporti?
«Con grande prudenza. Un sindaco deve rispettare tutte le associazioni senza trasformarle in strumenti politici. E le associazioni devono mantenere autonomia e libertà. Quando questi confini si confondono, nascono inevitabilmente tensioni e sospetti».
Che appello si sente di lanciare oggi?
«Prima di tutto abbassare i toni. Borgo a Mozzano ha già troppe divisioni. Il Circolo L’Unione deve tornare ad essere un luogo aperto, dove le persone si incontrano, discutono, magari litigano anche, ma senza trasformare tutto in guerre personali o politiche. E poi vorrei dire una cosa ai giovani: partecipate. Le comunità si salvano soltanto se qualcuno si prende la responsabilità di impegnarsi».
C’è ancora speranza di ricucire?
«Sì, ma solo se tutti fanno un passo indietro rispetto agli interessi personali e un passo avanti verso il bene comune. Le regole servono, ma serve anche buon senso. E soprattutto serve ricordarsi che certi luoghi non appartengono a qualcuno: appartengono alla memoria collettiva di una comunità».
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Poggi: “Il Circolo deve tornare ad essere un luogo di comunità, non di divisione”
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