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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
intervista

Poggi: “Non è una fusione, ma un’area più forte che mantiene i municipi”

Il dibattito sul futuro dei Comuni della Media Valle del Serchio è sempre più attuale. Si parla spesso, forse impropriamente, di “fusione”, ma il tema è più complesso e riguarda l’evoluzione degli assetti amministrativi e dei servizi.

Ne abbiamo parlato con l’ex sindaco Francesco Poggi, che chiarisce subito un punto fondamentale.

Poggi, si parla di fusione tra comuni. È davvero questo lo scenario?

«No, il termine “fusione” è sbagliato e rischia di creare equivoci. Non si tratta di cancellare identità o storie locali, ma di costruire un’area unita più forte, mantenendo i Municipi, i presidi sul territorio e le autonomie locali.»

Quindi i paesi non perderebbero la loro identità?

«Assolutamente no. Le comunità restano, così come i Municipi. L’obiettivo è rafforzare la capacità amministrativa e organizzativa, non certo cancellare le radici.»

Lei spesso richiama anche la storia dei nostri territori…

«Sì, perché i confini non sono mai stati fermi. Sono cambiati continuamente nel tempo. Siamo stati sotto la Vicaria di Coreglia, una parte dell’attuale Bagni di Lucca era sotto Borgo a Mozzano – penso a Fornoli, Monti di Villa, Granaiola fino agli inizi del Novecento – Motrone era nel territorio di Pescaglia e oggi è sotto Borgo. E potremmo continuare con Vetriano, Colognora e tanti altri esempi.»

Quindi il cambiamento non deve spaventare?

«Esatto. La storia ci insegna che i territori si sono sempre adattati. Anche oggi siamo davanti a una trasformazione necessaria.»

Quali sono i fattori che rendono oggi inevitabile questo percorso?

«Lo scenario istituzionale è cambiato profondamente: l’Europa ha un ruolo sempre più forte, il principio di sussidiarietà – inserito nella Costituzione – ci dice che i servizi devono essere gestiti dall’ente più vicino ai cittadini, e le Province si stanno progressivamente indebolendo.»

E quindi cosa succederà ai Comuni?

«I Comuni saranno chiamati a compiti più ampi e più incisivi. Per questo diventa necessario ridisegnarne dimensioni e organizzazione. Non è più una scelta rinviabile.»

Servirebbe un intervento dall’alto?

«Probabilmente sì. Una riorganizzazione complessiva sarebbe utile. Ma la verità è che nessuna forza politica, ad oggi, vuole assumersi questa responsabilità.»

E allora come si procede?

«Con il confronto. Bisogna discutere con i cittadini, con le categorie economiche, con le associazioni. Questo percorso si farà, come è sempre successo: o con intelligenza, anticipando i tempi, oppure più avanti, quando saremo costretti dagli eventi.»

C’è ancora molto campanilismo?

«Direi di sì, ma oggi ha sempre meno senso. Dividersi tra paesi distanti tre chilometri fa sorridere. Dobbiamo guardare oltre.»

Cosa dire a chi è ancora scettico?

«Di approfondire. Prima di dare giudizi è giusto conoscere numeri, dati, esperienze di chi lavora negli enti locali.»

In concreto, quale potrebbe essere il modello futuro?

«Quello di un’Unione più forte e più strutturata, con una governance chiara – anche con un sindaco d’area – ma mantenendo i Municipi, gli uffici e le autonomie locali.»

In una frase, qual è il messaggio principale?

«Non si perde identità. Si guadagna capacità.»

A questo punto il tema è chiaro: non si tratta di difendere confini, ma di garantire futuro.
Le comunità non si misurano dai cartelli stradali, ma dalla capacità di dare servizi, opportunità e risposte ai cittadini.

La storia ci insegna che i territori cambiano. Sempre.

Sta a noi decidere se governare questo cambiamento oppure subirlo.

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