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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
coreglia antelminelli

“Processo a Pandora”, la donna sotto accusa: il pubblico di Coreglia la assolve

Da una parte l’uomo, che pretende di parlare a nome di tutta l’umanità e che usa i toni accusatori del pubblico ministero dall’alto del suo pulpito; dall’altra la donna, da sempre l’imputato sotto processo nella storia, che deve rispondere di un’ancestrale colpa – quella di essere venuta al mondo – e sottoporsi al giudizio divino di una giuria popolare. Un’ingiustizia che si consuma tra i banchi di un tribunale umano.

La donna è Pandora, ovvero la prima donna, la Eva del mito greco, colei che possiede tutti i doni, mandata da Zeus – il padre delle dei – sulla terra come punizione (o salvezza?) dell’uomo Prometeo (colui che pensa prima e che ha rubato il fuoco alle divinità per darlo agli esseri umani). Colei che, aprendo il vaso proibito, ha rivelato i mali del mondo: la morte, la malattia, il dolore, l’invidia, l’avidità, la crudeltà, la paura. Insomma, colei che – utilizzando la metafora biblica – colse la prima mela dall’albero della conoscenza del bene e del male tentata da Satana.

L’ultimo atto della stagione di prosa al Teatro “Alberto Bambi” di Coreglia Antelminelli, ieri sera, è stato un tuffo nella classicità. “Processo a Pandora“, lo spettacolo scritto e interpretato da Stefano Artissunch, con la bravissima Vanessa Gravina, ha rispolverato un archetipo della mitologia antica per trattare di una tematica di strettissima attualità: la condizione subalterna della donna in una società intrisa ancora (purtroppo) di un retaggio patriarcale duro a morire.

Una lettura teatrale, più che una recita. La staticità dei personaggi e della scena rendono infatti la rappresentazione priva di qualsiasi dinamismo. Solo le musiche e i contributi video sullo sfondo vivacizzano l’azione.

La domanda cruciale dello spettacolo è: perché Zeus affida proprio a Pandora il vaso proibito? Ovvero perché, proprio alla donna, viene affidato il potere di rivelare all’uomo la verità sul mondo? E come sarebbe stata, per l’uomo, la vita se la controparte femminile non fosse esistita?

La donna ha mostrato all’uomo la sua fragilità. Ha fatto da specchio alle sue mancanze. Lo ha detronizzato, guarendolo dal suo delirio di onnipotenza. Una colpa? Può darsi. Ma l’accusa va rivolta a Zeus, allora, non alla donna.

Il pubblico di Coreglia – chiamato ad esprimersi, alla fine del processo, in qualità di giuria popolare – ha assolto Pandora sollevandola da ogni accusa. Ha probabilmente riconosciuto, in lei, un capro espiatorio. Un facile mirino della società. La vittima prescelta sulla quale far ricadere tutte le colpe dell’umanità.

Se è vero che la donna è uno specchio, allora tutto il male che rivela non è altro che il riflesso di chi vi guarda attraverso.

In apertura i saluti dell’assessora alle politiche culturali Lara Baldacci che, a nome di tutta l’amministrazione comunale (presente in sala con il sindaco Marco Remaschi, l’assessore Emilio Volpi e la consigliera Matilde Gambogi), ha voluto ringraziare la Fondazione Toscana Spettacolo e tutti gli spettatori di questa breve, ma intensa stagione invernale che fa da preludio ai lavori di ristrutturazione del teatro. Da gennaio partirà, infatti, l’importante intervento che restituirà alla comunità coreglina un luogo di cultura degno del borgo che lo ospita.

Foto di Nicola Tognetti

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