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Redazione
ANNO XIVmercoledì 20 Maggio 2026
borgo a mozzano

Quando la Democrazia Cristiana decideva la vita di un paese

A Borgo a Mozzano, tra gli anni Sessanta e Ottanta, la politica non era soltanto amministrazione. Era potere. Un potere forte, radicato e spesso concentrato nelle mani di pochi uomini.

La Democrazia Cristiana dominava il territorio, non era semplicemente il partito più votato: era il sistema che controllava la vita politica e sociale del Comune. Erano gli anni dei notabili e non soltanto nel capoluogo. In quasi ogni frazione di Borgo a Mozzano esistevano figure che contavano davvero. Personaggi legati alle correnti provinciali della Democrazia Cristiana di Lucca, alle parrocchie, alle associazioni e ai rapporti costruiti nel tempo.

Erano loro a decidere chi doveva crescere politicamente e chi invece doveva restare ai margini. I sindaci non venivano scelti dai cittadini, i nomi uscivano prima dalle stanze della politica lucchese e poi arrivavano sul territorio quasi già decisi. La corrente più forte comandava e gli altri si adeguavano. Chi non accettava quel sistema veniva considerato un problema, o eri con loro oppure eri contro di loro. Non esistevano mezze misure.

Chi veniva giudicato scomodo trovava davanti a sé un muro invisibile ma potentissimo: progetti rallentati, porte chiuse, appoggi tolti all’improvviso, persone isolate. Era una politica che parlava tanto di comunità e partecipazione, ma che spesso non tollerava davvero il dissenso o il rinnovamento.

Chi, come me, ha vissuto quegli anni da giovane pieno di entusiasmo e di idee, ricorda bene quel clima soffocante. Noi giovani che volevamo impegnarci per il paese davamo fastidio, perché avevamo idee nuove e non appartenevamo ai vecchi equilibri di potere.

Allora si faceva di tutto per impedirci di emergere e non parlo per sentito dire, parlo di esperienze vissute sulla mia pelle. Ricordo ancora quando, insieme agli amici volontari della Misericordia di Corsagna, costruimmo il Campetto. Un’iniziativa nata dal volontariato, dall’impegno e dall’amore per il paese. Eppure anche lì arrivarono ostacoli, polemiche e perfino denunce sui progetti che cercavamo di portare avanti.

Come me ci furono tante altre persone, in tutto il territorio comunale, che videro iniziative bloccate soltanto perché non allineate a certi ambienti politici. Oggi qualcuno racconta quegli anni con nostalgia. Io, invece, li considero anni bui sotto molti aspetti,
non perché mancassero persone oneste o amministratori capaci, che hanno lavorato seriamente e hanno dato tanto al territorio. Ma perché quel sistema politico era spesso arrogante, chiuso e incapace di accettare il cambiamento.

Erano anche gli anni in cui parlare con il proprio Sindaco diventava quasi un’impresa. Appuntamenti rimandati, ore nelle sale d’attesa del Comune, code infinite e tanta pazienza. La sensazione era quella di un potere che doveva mantenere le distanze dalla gente comune, questo faceva parte di quel modo di fare politica.

Accanto alla Democrazia Cristiana c’erano gli altri partiti: il Partito Comunista Italiano, i Socialisti, i Socialdemocratici, i Repubblicani e il Movimento Sociale. Le campagne elettorali erano dure, le discussioni nei bar accesissime e le divisioni politiche profonde. Ma, nonostante tutto, il controllo del territorio restava saldamente nelle mani della Democrazia Cristiana e dei suoi notabili.

Le parrocchie avevano un peso importante, molti sacerdoti, pur senza fare propaganda diretta, sostenevano uomini considerati vicini ai valori cattolici. La politica, il volontariato e il mondo ecclesiale erano strettamente intrecciati. Forse proprio questo rendeva quel sistema ancora più forte e difficile da contrastare.

Eppure, se guardiamo la politica di oggi, il confronto viene naturale: allora c’erano troppi uomini di potere, troppe decisioni prese dall’alto e troppi giovani lasciati ai margini; ma esistevano anche partiti forti, sezioni vive e una partecipazione continua alla vita pubblica. La politica era presente ogni giorno. Nei bar, nelle piazze, nelle feste di paese, nelle campagne elettorali vissute quasi come battaglie popolari. La gente litigava, si divideva, ma partecipava.

Oggi il quadro è completamente cambiato: i grandi partiti popolari sono scomparsi e le sezioni hanno chiuso. Le ideologie si sono indebolite. I giovani si tengono lontani dalla politica e molti cittadini non sanno neppure chi li rappresenta in Comune. Un tempo forse c’era troppo potere concentrato nelle mani di pochi. Oggi, sembra mancare perfino la voglia di impegnarsi.

La politica di ieri era pesante, a volte soffocante, spesso arrogante, ma almeno era presente sul territorio. Quella di oggi appare più debole, più fragile e, in certi casi, perfino vuota. Una volta si viveva troppo di appartenenze politiche. Oggi c’è disinteresse. Forse la verità sta proprio nel mezzo: non bisogna avere nostalgia di quel sistema dominato dai notabili della Democrazia Cristiana, dove chi non era allineato rischiava di essere emarginato. Ma non possiamo nemmeno ignorare che allora esistevano partecipazione, confronto umano e senso di comunità che oggi si stanno lentamente perdendo.

Forse questa è la riflessione più amara: ieri la politica occupava troppo spazio nella vita delle persone, oggi rischia di non occuparne quasi più nessuno.

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