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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
borgo a mozzano

Remo Garibaldi, l’uomo che ha dato tutto (e che rischiamo di dimenticare)

In questi giorni, passeggiando nelle vicinanze dello stadio di Borgo a Mozzano – se così si può chiamare, perché non ne ha nemmeno l’aspetto – mi sono trovato davanti alla lapide che ricorda Remo Garibaldi.

Da lì sono nate queste riflessioni.

Ci sono persone che tengono in piedi una comunità senza chiedere nulla in cambio. Lavorano, organizzano, si assumono responsabilità quando gli altri si tirano indietro. Poi, con il tempo, rischiano di essere dimenticate.

Remo Garibaldi è stato una di queste.

Per Borgo a Mozzano è stato molto più di un organizzatore: un punto di riferimento vero, uno di quelli su cui si poteva sempre contare. Ha diretto per anni il mensile ” Il Ponte del Diavolo ” e ha promosso iniziative che hanno dato visibilità al territorio, come il gemellaggio con la Norvegia e la Sagra del Baccalà.

Per lunghi anni è stato presidente del Circolo l’Unione, in un periodo in cui pochi volevano assumersi responsabilità. Eppure lui c’era, portando avanti attività sportive, sociali e momenti di aggregazione, compreso il tennis, sempre con l’obiettivo di tenere unita la comunità.

Quando nessuno voleva organizzare il Festival della Birra, lui c’era. Si prendeva carico di tutto, senza esitazioni. E molti lo ricordano anche in un’altra veste, forse la più bella. Vestito da Befana, tra i bambini e gli anziani. Un gesto semplice, ma pieno di umanità. Di quelli che restano. E proprio pensando ai giovani viene naturale una riflessione.

Un uomo come Remo Garibaldi, che tanto ha fatto anche per le nuove generazioni, forse meritava qualcosa di diverso.

Forse sarebbe stato più giusto dedicargli una scuola, un centro di aggregazione, un luogo vivo, frequentato dai ragazzi e giovani. Un luogo con dignità. Non un campo così. Non un’area lasciata all’incuria. Perché oggi resta una domanda. Chi si ferma davvero davanti a quella lapide?

Il primo maggio 2016 c’erano autorità, amministratori, rappresentanti istituzionali. Parole, discorsi, applausi. Oggi, invece, resta il silenzio. E soprattutto resta un luogo che non rende giustizia. Erbacce, abbandono, segni di incuria. Perfino tracce di inciviltà. Non è questo il ricordo che merita.

Remo Garibaldi meritava molto di più.

Non basta un’intitolazione se quel luogo non è curato, rispettato, vissuto. Non è all’altezza della sua storia. Perché lui non ha chiesto nulla. Ha dato tutto. Tempo, passione, responsabilità. Ha lavorato per una comunità più unita, più aperta, più viva. E allora la domanda resta: siamo all’altezza di ricordarlo?

Perché una comunità si misura anche da questo: da chi sceglie di non dimenticare. Ridare dignità alla memoria di Remo Garibaldi non è solo un gesto simbolico. È un dovere. Povero Remo… quanto ti dobbiamo. E forse, più ancora, quanto dobbiamo a noi stessi per non perdere il senso di ciò che siamo stati.

Perché ricordare Remo Garibaldi significa ricordare la parte migliore di Borgo a Mozzano.

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