Quando eravamo ragazzi, la mattina del 5 gennaio ci alzavamo già con l’ansia e la gioia dell’attesa: la sera sarebbe arrivata la Befana, quella vera, che veniva da Monti con le scarpe tutte rotte.
Le mamme preparavano la Befana, il dolce tradizionale, negli antichi forni a legna. Ricordo la mia mamma Italia al forno di Sandrina, intenta a decorare quei biscotti con le monperiglia, pallini colorati allora preziosi, messi sopra con piccoli pizzicotti fatti con pazienza e precisione.
Noi ragazzi si giocava per strada e, già dal mattino, si andava per i campi a cercare l’erba o il fieno per l’asinello della Befana, che si chiamava Mora. Ognuno lasciava davanti alla porta il suo fascetto, pensando al lungo giro che la Befana avrebbe fatto per il paese.
Nel pomeriggio, alle cinque in punto, il doppio delle campane suonato a mano dal campanile della chiesa parrocchiale di san Michele annunciava che, nella nostra fantasia, la Befana e Mora partivano dal Mostaiolo, un punto della vecchia mulattiera che da Borgo a Mozzano arrivava a Corsagna.
Da lì la Befana passava per tutte le vie. Davanti a ogni porta c’era un fascetto di fieno o di erba: lei lasciava un dono per noi ragazzi e, nello stesso tempo, caricava il fieno sul corbello di Mora. C’erano due corbelli: uno per i regali e l’altro per il mangiare dell’asinello.
Con il calare della sera le strade si riempivano di anziani, di giovani e di ragazzi. Le vie del paese si animavano di voci, di canti e di ricordi che non si dimenticano.
Erano feste semplici, vere, piene di magia.
Ricordi che, anche oggi, porto con grande affetto nel cuore.
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Ricordi della Befana di una volta
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Mediavalle