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Redazione
ANNO XIVmercoledì 9 Settembre 2026
reportage

Ritrovare il sacro: un italiano a Perth rivive la Messa tridentina

In questi giorni della mia permanenza a Perth, Australia, ieri ho avuto la gioia di partecipare alla Santa Messa tridentina nella Chiesa cattolica di Sant’Anna, a Belmont, uno dei luoghi autorizzati nell’Arcidiocesi di Perth alla celebrazione della Messa Tradizionale in latino (Rito Romano Antico).

All’ingresso, la chiesa era piena di famiglie, molte numerose, con bambini piccoli presenti ma sereni e attenti. Il silenzio rispettoso che regnava tra i banchi, condiviso anche dai più piccoli, mi ha subito riportato alla mia infanzia, agli anni in cui frequentavo la parrocchia di San Michele Arcangelo a Corsagna.

Ritrovare la Messa tridentina è stato come aprire una porta nel tempo. Questa liturgia, codificata da Papa Pio V nel 1570 dopo il Concilio di Trento, ha costituito per quasi quattro secoli il rito ufficiale della Chiesa cattolica romana. Celebrata in latino, con il sacerdote rivolto all’altare (ad orientem), segue gesti e formule fisse, scandite da silenzi, inchini e movimenti misurati. I canti gregoriani, parte integrante della preghiera, accompagnano i momenti principali, unendo popolo e sacerdote nella lode a Dio.

Rivedere oggi questa liturgia mi ha riportato ai miei anni da chierichetto, con le mani accoppiate e la cappina bianca e nera, attento a ogni gesto del sacerdote. Il latino, che allora ascoltavo senza comprendere ogni parola, parlava al cuore; i silenzi e i ritmi della celebrazione insegnavano il rispetto e l’attesa del Mistero.

Il momento della Comunione dei fedeli è stato particolarmente toccante: tutti raccolti davanti alla balaustra, in silenzio, come si faceva un tempo nel mio paese. Un gesto semplice e profondo, espressione di umiltà, raccoglimento e devozione. Non meno significativo era vedere come la maggioranza delle donne portasse la veletta, un piccolo fazzoletto sul capo, segno discreto di rispetto e raccoglimento.

Vedere la Messa così vissuta, con i canti, il silenzio e la partecipazione delle famiglie, mi ha fatto rivivere un’emozione profonda dei miei anni Sessanta. Non era nostalgia sterile, ma un filo che collega passato e presente, ricordandomi quanto la fede e la liturgia possano accompagnare tutta la vita.

All’uscita della celebrazione, ho incontrato italiani e non italiani, che con affetto mi hanno salutato e chiesto notizie del loro paese. Era la sensazione di una vera famiglia, una comunità unita dalla fede. Molti si sono poi ritrovati in un pranzo conviviale nei locali della parrocchia, proseguendo la gioia e la comunione della giornata anche a tavola.

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