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Redazione
ANNO XIVsabato 13 Giugno 2026
alpi apuane

Scaltritti: “Su Alpi Apuane avviare dialogo per un nuovo patto condiviso”

Marco Scaltritti, in qualità di operatore economico della Valle del Serchio, interviene in merito agli ultimi eventi accaduti in Val Serenaia prendendo posizione sull’utilizzo delle risorse naturali nell’area delle Alpi Apuane, esprimendo solidarietà ai cavatori e alle imprese del marmo e lanciando un appello per un nuovo “patto” condiviso tra le parti.

“Le azioni di sfregiare le macchine degli ambientalisti che avevano organizzato pacificamente una camminata per promuovere le loro idee sul futuro delle Alpi Apuane “per liberarle dalle cave e dalle loro attività” – premette Scaltritti – sono atti violenti che non sono né giustificabili né ammissibili nel contesto democratico e chi li ha commessi è bene che ne paghi le conseguenze”.

“Detto questo – continua – spero che si colga l’occasione per ristabilire un clima di rispetto reciproco al fine di definire obiettivi condivisi sociali, economici e ambientali. Certamente i temi aperti sono molti delicati, investono questioni di principio e, spesso, sono anche fortemente divisivi, per cui trovare un filo comune che unisca tutti per creare armonia nelle nostre comunità ed equilibri negli interessi non è facile. Spetta alla politica ai sindaci (che, troppo spesso, sono ingiustamente diffamati) trovare luoghi di dialogo con le parti, in primo luogo con chi vive e lavora nelle Alpi Apuane, con le forze sociali organizzate (sindacati, rappresentati associazioni di imprese industriali artigiane agricole turistiche) e con gli ambientalisti”.

“Soprattutto – prosegue Scaltritti – questo ruolo di propulsore dello sviluppo sostenibile e della definizione delle scelte future da fare spetta all’Ente Parco Regionale. Non possiamo, però, non riconoscere gli sforzi di regolamentazione, di indirizzi per costruire una nuova compatibilità ambientale/sociale fatti ed elaborati dai presidenti succedutosi: da Grassi a Putamorsi e, ora, Tagliasacchi. La Regione deve potenziare l’Ente, sostenere gli sforzi, dare garanzie alle comunità, a chi ci lavora e agli amanti, promuovendo un nuovo “patto” per lo sviluppo condiviso”.

“Per fare questo – sottolinea Scaltritti – bisogna, però, lavorare per generare un clima di reciproco rispetto fra le parti ed occorre anche che il mondo ambientalista la smetta di favoleggiare riconversioni dei cavatori in guida o operai pubblici e sostenere slogan e obiettivi come “liberare le Apuane dalle cave” ecc. Con la contrapposizione, con le guerre non si va da nessuna parte. Le cave e i cavatori, con le loro attività tradizionali e moderne, sono parte integrante della storia ambientale delle Alpi Apuane: perché è l’uomo, con il suo lavoro, e sono le comunità dei residenti, con i propri sacrifici, che le hanno realizzate così belle e, certamente, le vogliono preservare”.

“Senza la permanenza di un sistema di estrazione regolamentato e condiviso, assieme a nuovi lavori e servizi civili che contrastino lo spopolamento e l’abbandono delle attività agricole forestali – sostiene Scaltritti -, non si può creare una nuova economia di matrice unicamente turistico/ambientale. Certamente, anche il mondo imprenditoriale ci deve mettere del suo impegnandosi, per esempio, a fare investimenti di sviluppo sostenibile, utilizzando una parte degli utili in opere pubbliche o iniziative private per la gestione turistico-ricettiva, concertando con le istituzioni le priorità”.

“Infine, in qualità di operatore dello sviluppo economico delle aree interne che, da 40 anni, cerca di promuovere lo sviluppo sostenibile di superare la contraddizione tra ambiente e lavoro – conclude Scaltritti -, sono ad esprimere ai cavatori alle imprese che operano nella coltivazione del marmo delle Apuane piena solidarietà di fronte ai tentativi di criminalizzare il loro utile lavoro e le loro attività”.

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