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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
coreglia antelminelli

SottoVenere 2025: a Coreglia l’arte che nutre l’anima

Il borgo medievale di Coreglia Antelminelli si è trasformato, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, in un vero e proprio crocevia di creatività, incontro e bellezza. È qui che si è svolta l’edizione 2025 di SottoVenere, il festival ideato e organizzato dall’associazione di promozione sociale Fermentati, che ha saputo animare il paese nelle giornate del 27, 28 e 29 giugno e del 5 e 6 luglio, regalando a pubblico e artisti un’esperienza intensa e vitale.

Oltre 30 progetti artistici hanno dato forma a un calendario ricchissimo, costruendo una narrazione continua che ha attraversato i giorni del festival e i luoghi simbolo del paese: le stanze del Forte, la suggestiva Limonaia, il Teatro Bambi. Un viaggio nell’arte, gratuito e aperto a tutti, in cui ogni evento è stato pensato per essere accessibile, fruibile, condiviso.

Mostre collettive, performance, cortometraggi, musica, spettacoli teatrali, incontri e talk: ogni linguaggio ha trovato spazio e risonanza. Ogni espressione artistica è diventata mezzo per raccontare qualcosa di profondo, di personale, di autentico. E soprattutto, per creare connessioni.

Come ha raccontato Cecilia Roni, che ha preso la parola nel corso della serata conclusiva, domenica 6 luglio, “sono stata immersa nella bellezza, nella vitalità e nell’arte che è espressione dell’anima di ciascuno”. Parole che sintetizzano il cuore del progetto: dare spazio a chi cerca di vivere d’arte, farlo con passione e dedizione, spesso in silenzio, lontano dai riflettori ma vicino alla verità delle cose.

Il festival è stato anche – e soprattutto – un luogo di incontro, come ha sottolineato la stessa Roni:

“Una delle cose più belle è stata la restituzione di molti artisti, che hanno detto di essersi sentiti accolti, di aver trovato gentilezza e disponibilità, e di aver potuto lavorare in tranquillità e pace immersi in questo borgo incantevole”.

Una nota di amarezza, però, accompagna le sue parole: la scarsa partecipazione da parte della comunità locale, un’occasione mancata per chi avrebbe potuto cogliere un’opportunità preziosa di ascolto, di scoperta e di confronto.

“Mi dispiace per tutte quelle persone del luogo che non sono state presenti. Sarebbe stato importante, anche per i giovani del paese, vivere un’esperienza come questa. Un’esperienza che racconta che i sogni esistono ancora e che ci sono giovani che hanno voglia di fare, di costruire, di creare”.

SottoVenere è stato molto più di un festival. È stato uno spazio di resistenza culturale, un’azione collettiva per sostenere l’arte e chi la vive come missione. In un’epoca in cui troppo spesso si sottovaluta il potere della cultura, manifestazioni come questa ricordano quanto sia urgente e necessario nutrire l’anima con bellezza e senso.

Cecilia Roni ha voluto chiudere con parole piene di speranza e gratitudine:

“Per me e per molte altre persone, questo evento ha lasciato il segno. Ho avuto ancora una volta la conferma di quanto sia importante nutrire la nostra anima con la cultura, con l’arte e con la bellezza, per realizzare quello che siamo nel profondo. Spero davvero che il prossimo appuntamento possa ripetersi. Ringrazio per aver avuto la possibilità di esprimere ciò che sento, sulla Gazzetta del Serchio”.

SottoVenere ha dimostrato che la cultura è viva, pulsante, giovane. Che può germogliare anche in piccoli paesi, che può accadere nei luoghi più inattesi. Basta crederci, aprirsi, esserci. È una promessa che merita di essere mantenuta, e una scommessa che vale la pena sostenere. Perché l’arte, quando è vera, non si limita a essere vista: si sente, si respira. E resta.

Foto di Nicola Tognetti

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