back to top
Pubblicità
Redazione
ANNO XIVvenerdì 15 Maggio 2026
intervento

Sunia Cgil e Cgil Lucca ‘stroncano’ il “Piano Casa”: “No risposte alle famiglie in difficoltà”

Secondo l’ultimo rapporto della Regione Toscana sulla situazione alloggiativa le domande ammesse nei bandi per l’Edilizia Residenziale Pubblica nella provincia di Lucca erano 1573 nel 2023 e 1709 nel 2024, contestualmente le domande ammesse per il contributo affitti nei soli comuni di Lucca e Viareggio nel 2025 sono state 844.

A livello nazionale sono circa 650.000 le famiglie in attesa dell’assegnazione di un alloggio popolare anche perché l’Italia è il Paese europeo con la più bassa dotazione di edilizia pubblica e sociale, meno del 3%, con circa 100 mila alloggi pubblici oggi vuoti, in attesa di risorse per essere riqualificati e riassegnati.

Questo il quadro fatto da Fabrizio Simonetti, Segretario Generale della CGIL di Lucca e Stefano Cristiano, Segretario Provinciale del SUNIA-CGIL di Lucca.

“Di fronte a tutto ciò – esordiscono – e a questa vera e propria emergenza sociale il governo, nell’ultimo anno di legislatura e alla vigilia di una nuova campagna elettorale. presenta il tanto atteso “piano casa” che in realtà si configura come un piano di dismissione del patrimonio pubblico con l’obiettivo di fare cassa e sostenere il mercato immobiliare, più che dare una risposta a tante famiglie in difficoltà”.

Ma andiamo ai contenuti: più alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica? “Il decreto-legge dichiara di voler valorizzare gli interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale e promette di riqualificare 60000 alloggi pubblici sfitti entro 12 mesi – incalzano i due sindacalisti -. Al netto del fatto, per dare una dimensione del problema, che nella sola Milano le famiglie in lista per la casa popolare sono, appunto, 60000, al netto di ciò il finanziamento previsto sarebbe di € 970,00 distribuito su 4 anni sufficiente a rendere abitabili quasi la metà degli alloggi dichiarati ovvero meno di 35000”.

“Parallelamente a ciò – proseguono – se da un lato si dichiara di voler rimettere nel circuito delle assegnazioni parte del patrimonio abitativo oggi non utilizzato, dall’altro si reintroduce un piano di alienazione degli alloggi pubblici di proprietà dei Comuni e degli ex IACP, destinando i proventi “alla riduzione anticipata del debito e, in assenza di debito o per la parte eccedente lo stesso…al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato”. In sintesi sotto il paravento del Piano Casa, si fa cassa attraverso la vendita del patrimonio pubblico procedendo alla sua dismissione e lasciando ancora una volta soli a fronteggiare questa emergenza sociale Comuni e Regioni”.

Incrementare l’offerta di alloggi a prezzi accessibili? “Questo obiettivo – spiegano i due – viene finanziato in grande parte spostando risorse europee e statali già oggi previste e destinate all’Housing Sociale e all’emergenza abitativa, che saranno gestite attraverso Invitalia e Invimit da un Commissario straordinario, e da un possibile Vice Commissario, nei fatti sottraendo ruolo e possibilità di intervento agli enti locali, reintroducendo meccanismi di co-finanziamento pubblico-privato i quali, in assenza di una reale capacità di indirizzo e controllo pubblico, rischiano di diventare l’ennesimo regalo a chi abbia come finalità il profitto piuttosto che dare una risposta a famiglie in condizione di fragilità. In questo senso l’esperienza degli studentati partiti per dare una risposta agli studenti universitari fuori sede e finiti per diventare in moltissimi casi strutture inaccessibili se non a chi ne abbia le risorse, non lascia presagire niente di buono”.

Sostegno agli assegnatari in condizione di morosità incolpevole? “Qui si raggiunge l’apice – secondo i due sindacalisti -. Il decreto prevede che a finanziare un apposito fondo di chi fra gli assegnatari di alloggi ERP si trovi in una condizione di morosità incolpevole, sia una quota dei canoni di locazione degli stessi assegnatari e una parte del fondo per la morosità incolpevole destinato agli inquilini con contratti d’affitto nel privato. Questo governo non solo non può o non vuole tassare chi, anche negli anni difficili che stiamo attraversando, abbia fatto profitti ingiustificabili con il fine di finanziare forme di sostegno alle persone in condizione di fragilità, non solo ha tagliato completamente da tre anni il fondo nazionale per il contributo affitti, non solo ha cancellato il reddito di cittadinanza, ma oggi propone di affrontare il dramma della morosità nel pubblico mungendo le già magre risorse che i gestori dell’ERP devono usare anche per le manutenzioni ordinarie, e nel privato proponendo, con apposito disegno di legge, di accelerare i provvedimenti di rilascio in caso di sfratto, senza proporre o predisporre alcuna alternativa anche transitoria a chi si trovi da un giorno all’altro senza un tetto sulla testa. Insomma. Si bastona il cane che affoga”.

“Ci saremmo aspettati ben altro – chiosano -. Ci sarebbe bisogno di ben altro: il rifinanziamento del contributo affitti, interventi per incentivare le locazioni lunghe e disincentivare l’abuso degli affitti turistici, un vero piano di edilizia residenziale pubblica e di edilizia sociale finanziato con la fiscalità generale. CGIL e SUNIA intendono continuare la mobilitazione per contrastare prima ancora che il Decreto Legge, i contenuti e la filosofia che lo ispirano orientati più che all’interesse generale a logiche speculative e di profitto”.

Dalla homepage

Ultimi articoli in Politica