Il territorio della Media Valle del Serchio è uno scrigno di bellezze, un forziere che nasconde tesori antichi, che parlano di tempi illustri, in cui le strade pullulavano di turismo nobiliare. Se si parla di Bagni di Lucca, gran merito è da attribuire alle acque termali, vanto e bene prezioso del comune, che hanno attirato, nel corso dei secoli, duchi e duchesse, principi e generali, filosofi e poeti.
Quel patrimonio oggi è sempre presente ma celato agli occhi e spesso anche alla memoria di molti; non manca però chi voglia riscoprirlo, valorizzarlo e studiarlo. È il caso di Sara Bertoncini, classe 1998, residente a Chifenti (Borgo a Mozzano), che ad aprile ha conseguito la laurea magistrale in architettura, presso la facoltà di Architettura dell’Università degli studi di Firenze. La sua tesi, dal titolo “Strategie di rigenerazione urbana del colle termale di Bagni di Lucca e recupero dell’ex Grande Albergo”, ha proprio come obiettivo analizzare e migliorare parte del patrimonio termale; abbiamo avuto modo di farle qualche domanda sul suo lavoro e sulla sua esperienza.
La tua tesi si intitola “Strategie di rigenerazione urbana del colle termale di Bagni di Lucca e recupero dell’ex Grande Albergo”, dove si trova e che cos’è questo Grande Albergo?
“L’edificio su cui mi sono concentrata è appunto l’ex Grande Albergo, che si trova tra i due stabilimenti termali più recenti Buccella e Jean Varraud, in zona Bagni Caldi, salendo lo scalone. La sua storia è molto antica, è stato sede granducale nel 1851 e poi hotel, ma, forse molti non sanno che è stato anche campo di concentramento per il trasferimento degli ebrei. È un bene storico e paesaggistico in uno stato di decadenza evidente, forse proprio il suo stato mi ha incuriosita ed invogliata ad intervenire.”
L’argomento è quindi stato proposto da te ai tuoi professori di Firenze? E perché questa scelta?
“Sì, l’ho proposto io. Inizialmente doveva essere un intervento più urbanistico, più globale, proprio perché tutta la zona ne avrebbe bisogno, poi piano piano ci siamo focalizzati sull’edificio perché ci è sembrata l’esigenza maggiore per il suo stato. I professori l’hanno accolto con entusiasmo pur non conoscendo bene la zona. L’ho visto come un bene con un grandissimo potenziale, come non se ne trovano in zona, ma in un forte stato di abbandono e decadenza, molto interessante da studiare.”
Se tu dovessi descrivere brevemente il tuo lavoro, come lo definiresti?
“Abbiamo cercato di riqualificare il colle di Bagni di Lucca, non solo da un punto di vista turistico, ma anche per i locali, rivalorizzando i beni che già ci sono. In particolare, per l’ex albergo abbiamo deciso di riqualificarlo come hotel perché ci è sembrato, in fase di tesi, che fosse la soluzione più prestante, anche se in un’ottica diversa da quella dell’800. L’indicazione è quindi sia strutturale che funzionale, mentre a livello di colle ci sono state diverse proposte anche per una reintegrazione con il centro di Bagni di Lucca, sia da un punto di vista stradale, che di zone verdi, che di ricollegamento a sentieri naturali, per agevolare sia la mobilità stradale che quella “dolce”, pedonale. Oltre al recupero della struttura per adattarla agli standard moderni, l’interno è stato pensato come aperto, senza la divisione netta dei piani, con delle passerelle per gli spostamenti tra le camere, per agevolare il passaggio della luce e creare un luogo accattivante.”
Se tu dovessi dirmi la parte più complessa del tuo lavoro?
“Sicuramente, da un punto di vista pratico, sia arrivare a rilevare la struttura, per la situazione in cui si trova: è stata un’avventura con un signore del posto che ha sfalciato le erbacce per farci passare, sia raccogliere tutta la documentazione: I rilievi sono molto vecchi e non sempre precisi, ci sono voluti mesi e mesi di lavoro. Come progetto, la problematica maggiore è che l’edificio si sviluppa seguendo il colle, quindi il piano terra è molto piccolo e le dimensioni aumentano sul secondo e sul terzo piano: questo rende più complesso organizzare gli spazi. Dobbiamo considerare che, come albergo, era concepito in modo totalmente diverso da ciò che pensiamo oggi: non era suddiviso in stanze ma in piccoli appartamenti, per ospitare tutta la servitù che si portavano dietro i nobili.”
È invece la parte più bella?
“Sul finale, vedere tutto il progetto nel complesso, ma anche la partecipazione da parte dei locali già da subito, quando ho mostrato interesse per l’argomento. Durante il lavoro è stato anche fatto un questionario via Google, perché inizialmente era in dubbio l’argomento centrale. Il questionario riguardava la mobilità del paese in generale, per i locali, mentre, per chi veniva da fuori, trattava le aspettative nei confronti di una vacanza termale. A Bagni di Lucca di sono infatti tante fonti, anche secondarie, abbandonate, e con un semplice ripristino potremmo dare un grande valore a dell’acqua che viene scartata.”
Pensi quindi ci possa essere un nuovo futuro per le terme a Bagni di Lucca?
“Il potenziale sicuramente c’è, il problema è trovare i finanziamenti o potenziali acquirenti che possano coordinarsi con il comune. Durante il lavoro sono emerse anche idee differenti per valorizzare questi stabili, come puntare su un’altra eccellenza locale: le statuine di gesso. Magari elaborando un museo, sfruttando i diversi piani dell’edificio. Collegandolo sempre quindi al benessere, anche quello artistico e culturale, non solo quello fisico.”
Come è nata la passione per l’architettura, l’hai sempre avuta? Te la ha trasmessa qualcuno?
“Fin da piccola mi è sempre piaciuto disegnare, soprattutto mio padre è sempre stato una persona creativa: da bambina mi costuì un parco giochi tutto in legno, probabilmente ho preso da lui. Dopo le scuole medie mi sono iscritta allo scientifico per poi scegliere architettura, che fa coincidere la sfera pratica e quella teorica; il percorso di studi, soprattutto quello universitario, è stato molto piacevole.”
In futuro dove ti vedi? Vorresti rimanere a lavorare in zona?
“Siamo già sulla buona strada fortunatamente, non sono mai stata una di quegli architetti sognatori che vogliono stravolgere ogni cosa – sorride – mi piacerebbe molto rimanere in zona, lavorare sul locale, sulla parte di restauro: risanare più che progettare. Momentaneamente dovrei iniziare a lavorare in uno studio di un geometra locale, per ora si prospetta bene, sono contenta”.
Oscar Wilde riteneva che “Se la natura fosse stata confortevole, l’umanità non avrebbe mai inventato l’architettura.” In questo caso abbiamo un esempio di natura che torna a “mangiarsi”, nel tempo, l’opera dell’uomo, ma anche la forza delle naturali acque termali che, unita all’ingegno umano, forma un connubio meraviglioso. Forse è proprio questa unione che risulta vincente e la proposta di Sara ne è testimonianza.
