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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
camporgiano

Una notte dedicata a Billie Holiday: a Camporgiano risplende l’astro della più grande interprete del jazz

È stata una di quelle serate che rimangono nella mente e nel cuore, che non si possono dimenticare. Sul palco un narratore, una cantante, un flautista e un pianista d’eccezione, con una scaletta fitta di brani e un repertorio interamente dedicato alla luna.

A Camporgiano, in Piazza San Giacomo, un pubblico numeroso, attento, che non si è mosso fino all’ultimo momento, quando, nel silenzio più assoluto, con le luci soffuse, è risuonata la vera voce di Billie Holiday, la più grande interprete che il mondo del jazz abbia mai avuto.

La serata, pensata e organizzata dal direttore de La Gazzetta del Serchio Andrea Cosimini con cura e passione, ha alternato l’esecuzione di intramontabili canzoni di Lady Day a narrazioni inedite scritte e lette dallo stesso giornalista, ispirate al suo ultimo libro, uscito a giugno per Edizioni Melagrana, “Billie Holiday e Mia Martini. Così lontane, così vicine. Un incontro inedito sotto la luna del blues” scritto assieme a Ciro Castaldo. Un intreccio di musica e parole che ha restituito non solo l’immagine dell’artista, ma anche della donna che si celava dietro il personaggio: Eleonore Fagan, il lato fragile e ferito di una diva del palco.

Sublimi le interpretazioni della vocalist jazz Sara Maghelli, accompagnata al pianoforte dal maestro Ugo Bongianni e al flauto traverso del maestro Raffaele Bifulco, noto al pubblico camporgianese in quanto direttore artistico del Festival Internazionale Cameristico. Gli artisti hanno eseguito composizioni di una bellezza disarmante come I Wished on the Moon, Blue Moon, Moonlight in Vermont e tante altre, ognuna preceduta o seguita da racconti che svelavano il contesto, il significato, la vita tormentata di questo assoluto gigante del jazz.

Andrea Cosimini ha guidato magistralmente gli spettatori attraverso la vita della protagonista. La vita vera, reale. Quella di una bambina nata povera e cresciuta troppo in fretta a causa delle ingiustizie subite, della violenza e delle accuse che l’hanno segnata per sempre. Non è mancato il capitolo più doloroso: Strange Fruit, il brano finito nel mirino del governo americano che denunciava i linciaggi degli afroamericani nel sud degli Stati Uniti.

Poi la domanda di Andrea Cosimini: “Si può diventare simboli del femminismo senza saperlo né volerlo?” Billie Holiday non si è mai definita femminista, ma la sua figura, la sua libertà rivendicata nei blues e il modo in cui ha affrontato la vita, l’hanno resa tale. Il suo concetto di amore era intriso dal vissuto e dal passato attraversato all’età di 10 anni, quando fu violentata da un uomo di oltre 40.  

Ieri sera, sulla scalinata della Rocca Estense, c’era tutto: la giovane ragazza segnata da esperienze terribili con gli uomini, la donna matura che ha amato uomini sbagliati, l’artista leggendaria dalla voce inconfondibile. Nonostante la sua esistenza travagliata, la sua voce non ha mai smesso di cantare. La sua voce, il suo strumento musicale.

A fine concerto, tra un applauso e un bis, è stato davvero emozionante sentire la sua voce riprodotta, a chiusura di un intenso viaggio che ha ripercorso alcune tappe fondamentali della biografia.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con il comune di Camporgiano e la Filarmonica “Pietro Mascagni” di Camporgiano e con il sostegno della Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana Credito Cooperativo. A presentare lo spettacolo Alice Petri.

Foto di Nicola Tognetti

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