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Redazione
ANNO XIVmercoledì 9 Settembre 2026
castiglione di garfagnana

Vandalismi a Castiglione: la condanna di Tamagnini, il parere della psicologa

Ci sono episodi di vandalismo che, nel paese di Castiglione di Garfagnana, vanno avanti, oramai, da oltre due anni.

Un fenomeno ben presente all’amministrazione comunale e, in generale, ai residenti del capoluogo. Una storia di teppismo che riguarda il danneggiamento di diverse opere pubbliche: dallo sfondamento della casetta della protezione civile al danneggiamento del parco giochi, dei bagni pubblici, delle panchine, fino a scritte deturpanti e tentativi appiccare il fuoco in vari contesti del paese.

Non raid isolati, che potrebbero essere catalogati come “ragazzate”; e, di non certo, “eco-vandali” che, sul territorio nazionale, sono in azione da tempo con danneggiamenti di opere storiche-artistiche come la Pieta di Michelangelo, la Fontana di Trevi e i girasoli di Van Gogh (tanto per citarne alcuni).

L’amministratore comunale, dopo una prima denuncia contro ignoti, si trova attualmente impotente di fronte a questi episodi, anche perché non può contare su una rete capillare di telecamere.

“Vorrei dire a questi giovani – dichiara il presidente del consiglio comunale Roberto Tamagnini – che ciò che fanno è un reato contro il patrimonio, ma soprattutto è un gesto vile nei confronti delle famiglie e di tutta la comunità”.

Ma cosa ci può essere, in generale, dietro questo fenomeno sociale? La Gazzetta del Serchio ha chiesto un parere alla psicologa Beatrice Gentilini, che cura sul nostro giornale la rubrica “Abbi cura di te” ed è terapeuta presso il centro DAS di Gallicano e Lucca. La dott.ssa Gentilini si occupa attivamente delle problematiche giovanili.

Dottoressa, che cosa può scatenare reazioni di questo tipo?

“Due premesse: intanto l’adolescenza è, di per sé, un momento particolare e difficile; detto questo, ovviamente, alla base c’è un disagio che sfocia in episodi come quelli in questione, perché il gruppo – che è fisiologico in una certa fascia d’età – può diventare un branco attraverso il quale i ragazzi non hanno più la capacità di percepire le azioni negative”.

Che ruolo di supporto possono dare la scuola e la famiglia in tutto questo?

“La scuola può fare molto, ma certo non supplire alla famiglia che è la prima agenzia educativa. Sono, in primis, i genitori che dovrebbero costituire un modello in grado di emancipare i figli. Alla base ci sono la comunicazione, le regole, i limiti. Senza questi ultimi, i ragazzi sono senza bussola come naufraghi in mezzo al mare”.

Quali sono i sentimenti che determinano questi comportamenti?

“Insoddisfazione, mancanza di empatia e di autocontrollo soprattutto”.

Il periodo” Covid” può aver influito sui giovani che, presumibilmente, hanno vissuto il periodo di chiusura da bambini?

“Certo, l’isolamento di oltre due anni può aver determinato l’incapacità di socializzare in modo sano e appropriato”.

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