Il tempo oscillava nella loggetta, assecondato dal pendolo che ne accompagnava le pause. C’era, nell’imponenza del muro che incorniciava la finestra, un gattino ostinatamente fisso nella sua posa. Nella suggestione della sera pareva miagolasse…
“Figurine…figurine belle…” intonava una voce nella notte quando scorrean le terre ignote a guadagnar denari …buy images.. cheap…1 scriveva Pascoli nel poema Italy e, sotto un cielo alto e profondo, patria delle stelle,1 altri canti rispondevano al primo.
Ora il gattino, con sguardo fiso, dondolava calmo, assicurato al paniere insieme a Re ed Imperatori ed altri brandelli di storia.
Il Figurinaio andava per il mondo portando la sua capacità artistica ma anche la cultura appresa sin da piccolo davanti al focolare quando le serate scorrevano nell’ascolto dei poemi cavallereschi, tra i canti della Divina Commedia o dell’Orlando Furioso, trasformando ogni astante in un eroe. E questi eroi, che avevano la disperazione per destriero ed il coraggio per armatura, partivano sapendo di poter fare affidamento solo sulle proprie forze. Diffusero così la loro storia, portando con sé tradizioni, usanze, preghiere. E la famiglia.
Una famiglia fatta di nostalgia, pensieri, sentimenti dietro cui far volare un sorriso, una lacrima, un ricordo.
Il gattino continuava a dondolare, cullando il desiderio del ritorno.
Le morbide linee della luna si confondevano con le sue, i raggi lunari mettevano in risalto il suo biancore.
Gocce del celeste lume andavano scivolando, posandosi su ogni canto del mondo, sui pensieri degli Uomini, e ne prendevano la forma riproducendo identici echi, identiche pose dell’animo.
“… Della luce lunare i pallidi fiori fioriscono a mitigare il mio angoscioso dolore”,2 componeva Arnold Schoenberg che al fronte fu richiamato due volte, nel 1912. Del suo Pierrot “il lamentoso sospirare risuona … Attraverso il pallido chiarore vaga l’anelito lassù nel cielo natio”.2
Protetto da un mantello nero, come Pierrot, il Figurinaio passeggiava nella notte e le macchie di gesso, simili a riflessi di luna sul vestito, erano simbolo della forza che può nascere dalla fragilità.
La Grande Guerra ne aveva fermato l’esodo, erano partiti giovanetti e tornavano in Patria ormai adulti, con esperienze, conoscenze di diverse civiltà ed un nuovo benessere.
Coreglia aspettava i ritornanti per la lunga via,1 divenendo custode della loro storia per raccontarne il valore.
“Il raggio di luna è il timone … nella terra natia ritorna ora Pierrot, debolmente albeggia già a est il verde orizzonte … o antico profumo … mi inebri ancora!”.2
Il vento sollevò bianchi ricordi fatti di polvere, bianche spuma del mare, bianche onde di delicati riccioli sfumati di grigio che a passi lenti correvano ad aprire l’uscio…
Nei nidi sussurri di sbadigli salutavano il nuovo giorno. I raggi del sole, tiepido nell’ora del mattino, si insinuavano tra le parentesi di orti ed i grovigli dei lastrici, scivolavano nel Borgo sollecitando le persiane, indorando i tetti. Finché Coreglia ne fu tutta ammantata.
Entrava dolcemente il sole dalla finestra disegnando ombre di altre finestre sulla pietra della stanza. Il pendolo batté l’ora, la luce dorata sfiorò il gattino ancora immobile, come di cera…
Tra le mura, sommesso, un miagolio.
1 Cit.:. G. Pascoli, Italy, canto I e II –Primi Poemetti.
2 Cit.:. A. Schoenberg , Pierrot Lunaire .
Questo racconto è stato pubblicato su Il Giornale di Coreglia Antelminelli nel giugno 2015 -nella rubrica Angolo C- e inserito nel libro “Sotto un cielo di raso blu”, edito dal Comune di Coreglia Antelminelli.
