Dal 1955 al 1972 ci fu la prima guerra civile. Dal 1983 al 2005, visse un’altra guerra civile iniziata nel Sud Sudan e poi diffusa nelle regioni delle montagne di Nuba e del Nilo Azzurro sul finire degli anni ’80.
Con 1,9 milioni di morti e 4 milioni di profughi, fu una delle più sanguinose guerre dalla fine della seconda guerra mondiale. Il conflitto ebbe ufficialmente fine con l’accordo di Naivasha, firmato nel gennaio del 2005. Nel 1989, Omar al-Bashir salì al potere attraverso un colpo di stato e rimase al potere per tre decenni. Durante il suo governo, il conflitto tra il nord e il sud del paese portò alla nascita, nel 2011, del paese più giovane al mondo: il Sud Sudan.
La secessione fece perdere al Sudan importanti risorse e entrate vitali. Così, i civili si ribellarono chiedendo riforme economiche e la rimozione del presidente al-Bashir.
È importante ricordare che i territori Sudan del Sud e dell’attuale Repubblica del Sudan facevano parte del regno d’Egitto sotto la dinastia di Muhammad Ali, quindi furono amministrati come condominio anglo-egiziano fino all’indipendenza sudanese del 1956. Dopo la prima guerra civile sudanese, nel 1972 fu istituita la regione autonoma del Sudan del Sud, poi abolita nel 1983.
Questo giovane stato è senza sbocco sul mare, situato nel centro-est dell’Africa. L’attuale capitale è Giuba (o Juba), la città più grande del Paese. Il Sudan del Sud confina a est con l’Etiopia, a sud-est con il Kenya, a sud con l’Uganda, a sud-ovest con la Repubblica Democratica del Congo, a ovest con la Repubblica Centrafricana e a nord con la Repubblica del Sudan. Comprende la vasta regione paludosa del Sud, formata dal Nilo Bianco e conosciuta localmente come Bahr al Jabal.
La questione che viene naturale porsi è: perché questo paese si trova sempre in guerra? La domanda è semplice, ma la risposta non lo è perché le cause del conflitto sono molteplici e la situazione è molto complessa; però diciamo che quando i britannici governavano il Sudan come una loro colonia, gestivano separatamente le aree meridionale e settentrionale scoraggiando il commercio fra un’area e l’altra. Dopo il 1946, i britannici fecero integrare le due aree con la lingua araba, scelta come lingua nazionale, e affidarono tutto il potere ai politici residenti a Khartoum, creando molta agitazione nei popoli del meridione.
Dal 1955, e per 17 anni, nacque un lungo conflitto quando il governo non mantenne la promessa fatta ai britannici di istituire il federalismo con i leader del sud del paese. Una guerra parallela fu combattuta dai Dinca contro i Nuer nel Sudan meridionale.
Le RSF (forze di Supporto rapido) sono state create da quest’ultimo principalmente per reprimere una ribellione in Darfur, iniziata più di 20 anni fa. Nel 2019 le RSF, guidate dal Generale Hemedti, hanno unito le forze con l’esercito sudanese guidato dal Generale al-Burhan per rovesciare il leader al-Bashir, portando a un governo di condivisione del potere civile-militare. Questo tentativo è poi fallito, e nel 2021 i militari e le RSF hanno usato il pretesto delle dispute politiche tra campi civili per prendere il pieno.
Da allora il Paese è governato da un consiglio di generali che vede al-Burhan come sovrano de facto del paese e Hemedti come vice nel Consiglio del Governo.
Seguirono negoziati su come integrare le RSF nelle SAF che causarono scontri a causa della mancanza di accordo su chi avrebbe esercitato il controllo finale. Recentemente sono arrivati vicini a un accordo che avrebbe riportato il Sudan a un governo civile, ma le discussioni tra i due generali circa le modalità del processo di transizione hanno portato a crescenti tensioni sfociate in un conflitto il 15 aprile 2023 con l’attacco del quartier generale dell’esercito di al-Burhan da parte delle RSF.
Un accordo finale internazionale circa un piano per avviare una transizione verso la formazione di un governo con partiti civili doveva essere firmato all’inizio di aprile 2023. Entrambe le fazioni avrebbero dovuto cedere il potere, ma la richiesta civile circa la supervisione delle forze armate e l’integrazione delle RSF nelle forze armate regolari hanno ostacolato tutto.
È importante segnalare che il Sudan si trova in una regione relativamente instabile e la sua posizione strategica, insieme alla ricchezza agricola, hanno da sempre attratto giochi di potere che hanno ostacolato la transizione verso un governo civile.
Gli attuali scontri mettono in gioco anche importanti dimensioni geopolitiche con varie potenze che si contendono l’influenza nel paese. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno cercato di valutare la transizione dal governo di al-Bashir come un modo per ridurre l’influenza islamista e rafforzare la stabilità nella regione, investendo in diversi settori nel paese. Questi, insieme agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna, formano il “Quad” che, congiuntamente alle Nazioni Unite e all’Unione africana, ha sponsorizzato una transizione verso elezioni democratiche dopo il rovesciamento di al-Bashir. Inoltre, le potenze occidentali vedono con timore la creazione di una potenziale base navale russa sul Mar Rosso, verso la quale i leader militari sudanesi hanno espresso apertura.
Il Sudan ha, inoltre, fra le sue principali materie di esportazioni: il petrolio, il cotone, la gomma arabica, lo zucchero, etc. Sembra, quindi, destinato a vedere giocare le grandi potenze nel suo interno con una difficoltà a vivere in pace.