Patrice Lumumba nacque il 2 luglio 1925 e fu tra gli attivisti congolesi ad influenzare la popolazione del Congo per la lotta all’indipendenza.
Il benessere e lo sviluppo economico del paese riguardavano soltanto i bianchi che vivevano in Congo e non i neri, perché la segregazione razziale era socialmente e economicamente forte. Imprigionato nel 1956, Lumumba scrisse un libro intitolato “Le Congo, terre d’avenir, est-il menacé?“, che sarà pubblicato nel 1961, nel quale disse che i congolesi desideravano soltanto vivere come i belgi in Congo.
Gli africani in Congo erano pagati un quarantesimo dei colleghi bianchi. E i ragazzi neri che andavano a scuola potevano al limite concludere le scuole elementari perché il livello superiore era difficilmente accessibile per la mancanza di strutture.
Nel 1959, su 4 mila 875 posti disponibili nell’amministrazione, 4 mila 872 erano occupati da bianchi e solo tre dai congolesi. Secondo Hoskyns 1965, su 35 mila 244 congolesi maestri di scuole elementari solo 10 mila avevano frequentato un corso di preparazione completo, 13 mila non erano stati per nulla preparati e 12 mila avevano ricevuto una formazione, diciamo, arrangiata, frettolosa.
Per meritare di vivere come i bianchi, ai congolesi furono fatte diverse proposte. Prima fu istituita la Carte “du mérite civique”, cioè una carta che i congolesi che sapevano leggere e scrivere e che avevano deciso di abbandonare quello che i bianchi consideravano barbaro, tipo la poligamia e la stregoneria, potevano richiedere per avere certi vantaggi. I vantaggi che offriva la famosa carta erano talmente ridicoli che i congolesi non si diedero la pena di richiederla. Alla fine fu stampata poco.
Allora si pensò ad un’altra cosa: gli évolués come venivano chiamati i congolesi che potevano essere integrati alla vita dei bianchi, dovevano lottare per avere quello che si chiamava “l’Immatriculation”. Secondo Meredith 1984, per avere lo status di immatricolato, i congolesi dovevano dimostrare di essere abbastanza istruiti e conoscere e accettare la civilizzazione bianca. I funzionari amministrativi bianchi incaricati di concedere l’immatricolazione ai neri dovevano verificare la vita privata di questi neri, interrogandoli su tutto, anche sui suoi rapporti con la moglie, gli amici e andavano addirittura a perquisire le loro abitazioni private.
A questo proposito Meredith scrive: “Ogni stanza della casa, dal soggiorno alla camera da letto e dalla cucina fino al bagno, viene perlustrata da cima a fondo, allo scopo di trovare qualcosa di incompatibile con i requisiti della vita civile”. Secondo Reader, gli ostacoli frapposti erano però tali che perfino molti bianchi non sarebbero stati in grado di superarli”.
Poi la cosa più grave fu, come scrive ancora Reader, il fatto che nonostante tutta questa sofferenza, i pochi neri miracolati che riuscirono a essere immatricolati “scoprirono che quel riconoscimento non offriva loro nessun tipo di emancipazione. Si guadagnavano il diritto di essere giudicati negli stessi tribunali dei bianchi, ma l’integrazione sociale ed economica rimaneva lontana come prima. Secondo Patrice Lumumba, uno di quei fortunati immatricolati, “Malgrado il suo stato giuridico, il suo livello di vita, la sua posizione sociale e i suoi bisogni inerenti alla vita di ogni uomo civilizzato, l’Immatricolaté è, con rare eccezioni, economicamente e socialmente allo stesso livello di ogni altro congolese”. Per i belgi, un nero è solo un nero, cioè da considerare inferiore e da mantenere al livello più basso della scala sociale ed economica.
Un aspetto veramente triste della ricerca dell’immatricolazione fu quello che scrive Reader: “Nel loro tentativo di guadagnarsi una fetta dei privilegi europei, gli évolués si erano visti costretti ad allontanarsi dal resto della popolazione congolese. La domanda di immatricolazione esigeva che esibissero la distanza che li separava dai non-évolués, esprimendo disprezzo per le masse “ignoranti e arretrate”. Gli africani si dovevano odiare fra di loro per aspirare ad arrivare a un livello di vita come i bianchi, in una sola parola dovevano imparare a detestare i neri come i bianchi li detestano. I neri dovevano imparare a considerare l’essere umano superiore e degno di rispetto: il bianco. I loro simili, che non erano in grado di vivere in un certo modo, non dovevano contare nulla. Così i pochi neri istruiti invece di essere incoraggiati a dare una mano alla popolazione analfabeta, dovevano allontanarli e mantenerli nell’ignoranza. Un comportamento triste e inaccettabile.
Per fortuna, i neri istruiti capirono presto che mai avrebbero raggiunto l’uguaglianza con i bianchi in questo modo.
A questo punto, gli évolués dovettero chiedere una mano a non-évolués per lottare contro le discriminazioni, contro l’oppressione, ed esigere l’indipendenza.