“Non siamo numeri“. Questo il messaggio che parte dall’incontro organizzato, con la collaborazione della Società Ermete Zacconi, per sabato 12 luglio, alle 18.30, in piazza (teatro) a Montefegatesi nel comune di Bagni di Lucca.
Si partirà da una questione di estrema attualità: “Ma davvero abbiamo bisogno solo di un piano che ci accompagni in un percorso di cronicizzato declino ed invecchiamento?” A discuterne saranno coloro che lottano per una montagna viva Luca Lanini, Mario Puppa e Raffaella Mariani, insieme agli imprenditori e agli operatori montani Barbara Fini, Enrico Andreuccetti, Marco Guidetti, Dalida Antonini, Ambra Dini, Paolo Roverani, Federico Pagliai e Carlo Giannelli.
“Le aree interne e di montagna hanno bisogno ora più che mai di sostegno e aiuto – si legge nel comunicato stampa diramato dagli organizzatori -, ma il recente Rapporto Strategico nazionale delle Aree Interne, presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Politiche di Coesione e per il Sudz, certifica di fatto l’“irreversibilità” del declino delle aree interne italiane rinunciando a invertirne la traiettoria con azioni concrete e finanziamenti mirati”.
“Il documento – affermano -, anziché alimentare speranza e fiducia insiste sulla difficoltà e sull’impossibilità di fare interventi che possono cambiare in maniera radicale le cose. in questo modo si crea la disaffezione ai luoghi da parte dei giovani che non trovano un buon motivo per restare e da parte degli operatori e imprenditori che vivono e lavorano sui territori montani”.
“Eppure – sottolineano – una recente inchiesta del Sole 24 Ore mostra come proprio nei borghi e nei piccoli comuni – cioè nei cuori pulsanti delle aree interne – si registrino i risultati migliori nell’attuazione del Pnrr, con progetti concreti già in corso e fondi ben spesi. Ecco, in un estratto del PSNAI ( pag.44-46) dove si parla di una vera e propria eutanasia per accompagnare la aree interne al loro inesorabile declino: “Obiettivo 4: Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile. Un numero non trascurabile di Aree interne si trova già con una struttura demografica compromessa (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni) oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita“.
“Di tutto questo dobbiamo cominciare a discutere – concludono gli organizzatori -. Cominciamo, nel piccolo, delle nostre meravigliose montagne”.