“… un vecchio, tranquillo giardino incantato, dove alberi vecchi e venerabili si cullano al vento e alla pioggia, dove ci sono camelie rigogliose, rododendri e magnolie, dove crescono il tasso, il faggio rosso, il salice indiano (…) Ognuno di essi è mio amico, di ognuno io solo so i segreti”. (Il canto degli alberi, H. Hesse)
Il 14 luglio del 1805 la Principessa di Lucca e Piombino ed il marito Felice Baciocchi entrarono nella Città di Lucca accolti con grande fasto. Lei era sorella di Napoleone Bonaparte, Maria Anna, a tutti nota come Elisa. L’anno successivo il suo piccolo ma significativo Regno si ingrandirà comprendendo Massa, Carrara e la Garfagnana, sino alle sorgenti del Serchio.
Elisa, appassionata di arte, musica e botanica, voleva ricostruire l’atmosfera parigina e vi riuscì splendidamente. Per la villa Reale di Marlia, acquistata persuadendo alla vendita i Conti Orsetti, fa portare dal Castello di Malmaison glicini, mimose, magnolie e preziose camelie. Il Castello, situato alle porte di Parigi, così chiamato dal latino mala mansio perché rifugio di pirati normanni nel IX secolo, era divenuto residenza di Napoleone e di Josephine. La coppia imperiale lì vivrà tempi felici ed importanti, complici anche le atmosfere esotiche della propria terra che Josephine vi aveva sapientemente ricreato.
Nel seicentesco Teatro di Verzura della Villa Reale di Marlia risuoneranno più volte le note del violino di Niccolò Paganini tra pareti di siepi di tasso, con le intagliate finestre ad arco e le piccole sfere di bosso a simulare i paraventi delle luci.
Il verde rimanda ad una quiete assoluta, appagata e suggerisce i toni ampi e caldi del violino, teorizza Vasilij Kandinskij ne Lo spirituale nell’arte.
Balli, feste e luminarie si spostano anche a Bagni di Lucca, allora tra le prime stazioni termali europee, che col suo carattere vivace e libero viene eletta capitale estiva dalla Principessa Elisa. La abbellisce, la pensa come fosse un unico parco paesaggistico, un grande giardino e la rende meta privilegiata. E’ lei che incornicia la Piazza del Circolo dei Forestieri con i maestosi platani e i giardini delle nobili ville seguono l’esempio e si arricchiscono di splendidi esemplari di piante esotiche, talune ancora esistenti e dichiarate patrimonio arboreo monumentale1.
Se Gustav Mahler, circondato dalle montagne del lago di Attersee, compone la Terza Sinfonia con cui narra la forza dell’esistenza nel suo crescere mirabile lasciando ai violini l’aspetto melodioso della natura, il nostro Giacomo Puccini, accanto alle sublimi note della sue opere, dedica un brevissimo componimento, per voce e pianoforte, alla cura del giardino, quasi a sentirne l’operoso brusio: “…e dei giardin l’industre agricoltore piegato sovra a pianta tenerella…”2. Forse avrà tratto la fresca ispirazione dai gentili orti che abitano non molto lontano dagli eleganti parchi della cittadina termale, erbari viventi che custodiscono altrettante preziose sorprese di erbe medicinali.
In questo campo, importante botanico sarà il professore Benedetto Puccinelli, autore dell’Herbarium lucensis.
Nato a Coreglia Antelminelli nel 1808 a Palazzo Vincenti, diverrà, tra l’altro, direttore dell’Orto Botanico di Lucca. “Prodigioso è il numero delle piante della flora lucchese la cui conoscenza è dovuto al nostro Autore…” Così si esprimerà l’illustre botanico Filippo Parlatore che gli dedicherà il genere Puccinellia3. Fu sempre Elisa Baciocchi ad accordare la fondazione dell’Orto Botanico di Lucca nel 1814 ma i mutevoli eventi la costrinsero alla fuga e l’Orto verrà realizzato sei anni più tardi sotto il governo di Maria Luisa di Borbone che concederà l’uso di un prato denominato “Piaggia Romana”, dove sin dal 1500 si tenevano partite di giuoco del pallone al calcio. (Il gioco prevedeva due squadre da 150 giocatori ciascuna!).4
Per avviare l’Orto furono usati semi e piante e arbusti provenienti dalla Villa Reale di Marlia e da altri orti botanici, come avvenne per l’Abies Cedrus Poiret, ora Cedro del Libano, che troneggia tutt’ora all’ingresso con una chioma che si estende per cinquecento metri quadrati di stupore.
Per me gli alberi sono sempre stati i predicatori più persuasivi (…) Tra le loro fronde stormisce il mondo, scrive Hermann Hesse nell’incipit del libro Il canto degli alberi. In effetti, questo Orto Accademico accompagna nelle più sorprendenti avventure della Storia ed anche nelle peripezie con cui gli esemplari botanici o i semi giungevano in Europa. Come quando ci racconta dell’Ailanthus…
1 M. Giambastiani, G Castrucci, Il patrimonio arboreo monumentale ornamentale dei Bagni di Lucca dopo la tempesta del 5 marzo 2015– Rivista di Archeologia Storia Costume, Ist. Sto. Lucchese NN 1-4/2018
2 G. Puccini, La Primavera
3 Gruppo Micologico e Naturalistico Lucchese “B. Puccinelli” – ODV, 4.11.2008
4 G. Macchia, Con la testa nel pallone – Rivista di Archeologia Storia Costume, Ist. Sto. Lucchese NN 1–4/2018
Foto: Palazzo Vincenti e targa commemorativa, Coreglia Antelminelli – Archivio Elisa Guidotti
