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Redazione
ANNO XIVmartedì 15 Settembre 2026
l'espresso delle 11.15

Benedetto Puccinelli, il botanico di Coreglia: profumi e aromi di un tempo lontano

… è semplicemente un posto dove mi sento felice. (…) composto da cielo sbirciato attraverso le fioriture (..), da grandi nuvole d’erba smeraldina ricamata di fiori di campo, che ondeggiano fresche al soffio ora gentile, ora prepotente del vento.

(Il giardino che vorrei, Pia Pera)

Sono diversi i venti che soffiano sulle umane sorti. A volte conducono suoni, altre profumi che inaspettatamente si accendono di immagini e, altre ancora, portano novità curiose e affascinanti.

Sull’onda della passione per le chinoiseries, in Europa non arrivarono soltanto le fluttuanti melodie di Mo Li Hua, Fiore di gelsomino, racchiuse nel famoso carillon del Barone Fassini ma, a bordo dei velieri che tornavano carichi di merce dagli altri Continenti giungevano, a volte con espedienti e viaggi che si ammantavano di leggendarie avventure, anche le inebrianti note aromatiche di fiori e piante di cui si era sentito parlare solo nei racconti di chi aveva visitato quei luoghi esotici. Così, fiori di particolare bellezza affascinavano le Corti europee i cui maestri giardinieri ne diventavano esperti custodi. Fu proprio Benedetto Puccinelli, il botanico a cui Coreglia Antelminelli diede i natali, che osservò: “In quel tempo erano quasi affatto sconosciute ai lucchesi le piante straniere. Quindi non è meraviglia se la vista di vegetabili non più osservati fra noi bastò a risvegliare nella maggior parte un desiderio vivissimo di possederli”.1

Come il Mo Li hua, appunto, fiore sacro in alcune culture oppure la Cycas, pianta definita fossile vivente poiché proiettata direttamente dal Giurassico, i cui primi esemplari arrivarono dall’Oriente e la resero ricercata per l’aspetto regale. Ma l’antichissima Cycas, con le sue fronde disposte a corona, non è l’unica ad aver ammaliato per la sua particolarità, infatti, a contenderle il primato di “fossile vivente” c’è il Ginkgo Biloba. Sacro in Cina, noto per le proprietà terapeutiche, con le romantiche foglie dalla forma a ventaglio, prima del riposo invernale sfoggia una chioma che, divenuta di un intenso giallo oro, essendo decidua impreziosisce il suolo con un effetto pittorico. Le sue noci (da cui il nome Ginkgo) in Cina erano doni preziosi, simbolo di longevità. E così,  grazie ai vascelli della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, i semi globe trotter continuavano a stupire: lo Gyn yan – albicocca d’argento, nome orientale del Ginkgo – giunse nel Vecchio Continente nei primi anni del 1700 e gli Orti Botanici ne reclamarono subito un esemplare. Ve ne è tutt’ora uno all’Orto Botanico di Lucca ma anche in quella che fu la dimora del Granduca Leopoldo di Toscana, così come nella cinquecentesca Villa Ada, sempre a Bagni di Lucca. E in perfetto stile romantico Wolfang Goethe, nel 1815,  consegnerà  a “…la foglia di quest’albero, affidato dall’Oriente al mio giardino…”2  un segreto pensiero d’amore.

Se la longeva Cycas, così come il Ginkgo, cresce lentamente, vi è un albero che sviluppandosi invece molto velocemente in altezza si è meritato il nome di Albero del Paradiso, come se là volesse arrivare. La sua bellezza crea, di nuovo, motivo per solcare i mari: è la seconda metà del millesettecento quando una busta, contenente dei semi raccolti dagli alberi dei Giardini Imperiali di Pechino, raggiungeva la Francia.

L’aveva inviata, raccomandandola ai venti che aiutavano i viaggiatori, Pierre d’Incarville, gesuita e botanico presso l’Imperatore Qianlong (sotto il cui regno, destino vuole,  venisse scritta proprio la canzone popolare Fiore di gelsomino).

Si trattava delle samare dell’albero il cui fascinoso nome scientifico è Ailanthus altissima. Apprezzato in Oriente anche per le sue proprietà medicamentose, i giardini europei ne amano l’eleganza della chioma che durante la fioritura ha i colori del tramonto, l’ombra che la rapida crescita assicura e la resina che si estrae dalla corteccia che, scaldata su un ferro, rilascia un aroma di vaniglia perfetto per profumare gli ambienti.

E se ne amerà anche la seta. Quando nel milleottocento una malattia colpì i filugelli del gelso la produzione della seta subì un grave danno e pertanto si incoraggiò la coltivazione dell’ailanthus a tal punto che in Toscana fu istituita la Società Ailantina Italiana.

Della bizzarra chioma dell’Albero del Paradiso era particolarmente golosa una farfalla che nel 1773 il londinese entomologo Dru Drury classificò come Samia Cynthia, collegando il significato del nome Samia, vicina al cielo, a quello del suo albero mentre l’epiteto esornativo Cynthia richiama la natura lunare con riferimento alla mitologia.

Con un’apertura alare di quasi 16 cm, il colore caldo della terra e due macchie che per aspetto e biancore rievocano una semiluna, conquista l’entusiasmo dei mercanti anche perché la seta ailantina, più robusta, è un’ottima alternativa.

Dell’indomito proliferare dell’albero, invece, si erano già resi conto botanici e giardinieri dell’epoca: in effetti non vi è zolla di terra che gli resista, agile e intraprendente riesce a fiorire perfino nei quadri di Henry Rousseau i cui viaggi esotici sono solo quelli compiuti frequentando il Jardin des plantes di Parigi dove, peraltro, circa centocinquant’anni prima vi aveva studiato botanica proprio Pierre d’Incarville.

E anche i giardinieri delle residenze aristocratiche in un certo senso diventarono pittori disegnando gli spazi con sfumature e profumi che dovevano stupire ed incuriosire, atmosfere che la Principessa Elisa Baciocchi volle con perfetto risultato per la Villa Reale di Marlia.

I venti di Oriente sulla rotta dei velieri mercantili hanno portato effluvi e colori sconosciuti e così le fragranti note del Fiore di gelsomino accompagneranno per sempre la principessa Turandot la cui fiaba, con analogo viaggio, giunse in Europa ai primi del ‘settecento. A lei si ispirò il libretto di quella che sarà l’ultima opera di Giacomo Puccini … Là sui monti dell’est… dal deserto al mar non odi tu mille voci sospirar… Tutto fiorirà, tutto splenderà!3

Cinzia Troili

 1 P.E. Tomei, R. Romiti, I giardini lucchesi: appunti per una ricerca -Studi Versiliesi, ISL N. XIV.

W. Goethe, Ginkgo Biloba.

3  G. Puccini, Turandot -Là, sui monti dell’Est (aria I atto)

Foto:

– Tipico galeone olandese del XVII sec. che apparteneva alla Compagnia delle Indie Orientali.

 (Vol. 1°, pag.  85 – Collezione Grandi Velieri – Ed. De Agostini)

– C. Gozzi, Turandot – pagina 49 tratta dal libro “Favole favolose” – Illustrazioni di Gizeta (I Grandi Libri -AMZ Editrice)

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