… anche i giardini hanno i loro soffitti: un transitare di nuvole o una pergola, fronde fitte di alberi oppure uno spicchio di cielo (…).
Un giardino non è solo da vedere: il giardino ideale soddisferà anche gusto, olfatto, tatto, udito, (…) la mente. Ogni giardino avrà la sua musica: non solo d’acqua o di uccelli, anche di vento tra il fieno o le fronde.
(Il giardino che vorrei, Pia Pera)5
Una delle sette frazioni (o Pleiadi! … definizione poetica suggerita dal lato fiabesco-mitologico del territorio) di Coreglia Antelminelli è Tereglio. Antichissimo borgo di confine, per la sua particolare forma allungata vanta un detto popolare dal forte sapore botanico: “Tereglio lungo lungo se avesse la cappellora somiglierebbe a un fungo”.
Nel dicembre del 1793 vi nacque Giovanni Andrea Ansano Giannini.
Laureato in medicina, nel 1822 fece rotta verso le coste dell’Africa come ufficiale sanitario di Goletta ed a bordo di quel veliero che solcava i mari con la leggerezza di una rondine, goulette, da cui deriva il nome, giunse in Cirenaica risalendo fino alle coste Tunisine: in quei luoghi i suoi interessi virarono verso la fitologia. Chissà se nella traversata che lo ricondusse in Toscana portò con sé anche qualche raro esemplare di palma al cui studio si appassionerà l’insigne naturalista Odoardo Beccari, autore del vastissimo Erbario delle Palme.
Tra loro vi fu un interessante carteggio così come ebbe un’importante corrispondenza, nonché collaborazioni, anche con altri rinomati luminari del tempo. Esempio ne sono Filippo Parlatore, Théodore Caruel, (che oltre ad essere tra i fondatori della Società Botanica Italiana fu assistente di Parlatore) e, naturalmente, il conterraneo Benedetto Puccinelli, anch’esso medico, chimico, professore del Real Liceo di Lucca al quale la dottrina e gli scritti dettero già un bel nome fra i botanici della penisola. Così si trova scritto negli Atti della Quinta Unione degli Scienziati Italiani, tenutasi a Lucca nel settembre del 1843 e nella quale Puccinelli fu Assessore, scelto e nominato dal Marchese Antonio Mazzarosa, al tempo Direttore dell’istruzione pubblica nel Ducato di Lucca.1
Come non ricordare che la medaglia2 voluta a commemorazione dagli organizzatori -tra cui era il Principe Carlo Luciano Bonaparte, nipote di Napoleone, ornitologo di chiara fama e convinto promotore dei Congressi Scientifici- recava l’effige di Castruccio degli Antelminelli in quanto colui che volle quella gloria più preziosa e durevole, la gloria io dico di render migliore la sorte degli avi. Sull’altro lato, la frase: Ai sapienti del V Congresso col favore di Carlo Lodovico.
Questo l’ambiente costantemente frequentato da Giovanni Giannini il quale si dedicò con passione anche all’analisi e alla esplorazione della ricca e variegata flora di Pratofiorito, lasciando preziose testimonianze delle sue ricerche in due importanti erbari.
Un indomito spirito avventuroso, invece, non trattenne in Patria Odoardo Beccari che pure aveva studiato a Lucca ma anche in Inghilterra, dove ebbe modo di conoscere Charles Darwin che a bordo del Brigantino Beagle salperà verso il Sudamerica e l’Africa dieci anni dopo Giovannini.
Beccari raggiunse l’Africa, la Malesia, l’Australia e le foreste montane di Sumatra. Qui scoprì l’infiorescenza più grande al mondo: basti pensare che il suo tubero può raggiungere tranquillamente i 60 kg e più (e no, non è un errore di battitura!).
Le scoperte e gli studi effettuati in tanti viaggi rocamboleschi sono riportati nei suoi famosi e affascinanti diari che diventarono preziosa fonte non solo per il mondo scientifico. Sarà proprio da queste cronache che uno scrittore, il cui unico sconfinato territorio visitato era inaspettatamente quello delle biblioteche, Emilio Salgari, trarrà la materia per creare con esatti particolari le fantastiche avventure che conducono in quei viaggi di cui ogni libro è vascello.
Alla Conferenza del 1843 fu sì numerosa la partecipazione degli Scienziati, sia stranieri sia provenienti da tutta la Penisola di cui, peraltro, queste Riunioni contribuivano a gettare il seme per l’Unificazione, che il tempo richiesto dai lavori delle varie Commissioni lasciò incompiuto il desiderio di muovere e ricercare per le fiorentissime campagne, e fruttiferi monti di Lucca4. Non potevano sapere che a breve gli eventi della Storia riguardanti i Moti rivoluzionari del 1848, che coinvolsero tutta l’Europa, avrebbero reso impossibile organizzare nuove riunioni del Congresso.
Circa un secolo e mezzo dopo Tereglio farà breccia nel cuore di una scrittrice appassionata e di raffinato sentimento che del giardino e del suo studio fece uno stile di pensiero, Pia Pera. Lì aveva un breve angolo vegetale in cui sicuramente la poesia di cui sono intrise le sue opere, germogliava con elegante animo gioioso, una piccola sinfonia scritta con amore. Un luogo in cui Sedersi con la luna e con il vento, seguendo l’invito di una antichissima iscrizione che si trova nei secolari giardini cinesi di Suzhou, riconosciuti Patrimonio dell’Umanità.
Se i giardini ottocenteschi sono quadri di grande effetto, il verziere che suggerisce Pia Pera ha, invece, una dimensione quasi musicale che prescinde dai confini, anzi… al giardino appartiene tutto quanto occupa l’orizzonte5 sostiene e, mentre riempie l’animo e il respiro in quell’abbraccio del panorama, sparge semi e piantine senza mai pensare di allontanare le erbe spontanee.
Mi piace immaginare una domenica, con le campane che intrecciano i loro suoni da un campanile all’altro dei vicini borghi. I profumi delle pietanze appena sfornate si perdono lungo le vie e tradiscono nidi in attesa mentre, complice un venticello settembrino, la nepitella si fa grande del suo aroma inconfondibile, regina delle erbe spontanee.
Nel giardino che ha accompagnato le estati della mia infanzia, la timida nepitella si nascondeva tra i gradini lievemente sconnessi dal tempo, pronta a manifestarsi al primo refolo di vento. Ne strofinavo delicatamente le foglioline e la magia era compiuta: in qualsiasi altro luogo mi fossi trovata sarei potuta giungere lì attraverso quel misterioso legame chimico innescato dal profumo.
Poi, protetti dall’antico muro che dava riparo anche al vigoroso rosmarino dalle cerulee infiorescenze, sbocciavano sentori di malva arborea, di rose cipriate e cromatiche dalie…
E un panorama che mai, neppure al ricordo, pose confini…
Ti dirò come sia dolce il mistero che vela certe cose del passato.
Ancóra qualche rosa è ne’ rosai (…) È un lento sol di settembre…6
Cinzia Troili
Note
1Atti della Quinta Unione degli Scienziati Italiani tenuta in Lucca nel Settembre del MDCCCXLIII –Lucca- dalla Tipografia Giusti – 1844 (pag. 711. Nella versione digitale, pag. 725)
2 Ivi, immagine fronte
3 Ivi pag. 711
4 Ivi pag. 731 (Nella versione digitale, pag. 745)
5 Il giardino che vorrei, Pia Pera. Ed. Ponte alle Grazie, 2021 (pag. 142, 143, 11)
6 Consolazione, Poema Paradisiaco, Gabriele D’Annunzio, 1893.
FOTO: -Lapide commemorativa in Piazza Bernardini a Lucca, un tempo denominata San Benedetto in Gottella, ove si trovavano molti Palazzi degli Antelminelli.
-Prospettiva del Castello di Coreglia Antelminelli dall’esterno di Porta San Michele. La Torre Campanaria, un tempo Torre Rolandinga, è dell’XI secolo.
