Secondo i dati del 2021 dell’Agenzia Euratom per l’approvvigionamento energetico (ESA), la miniera di Imouraren in Niger è uno dei più grandi giacimenti di uranio al mondo, con riserve stimate in 200 mila tonnellate.
Il Niger, da solo, fornisce il 4,7 per cento della produzione mondiale di uranio naturale, anche se molto indietro rispetto al Kazakistan (45,2 per cento). Circa un quarto della fornitura di uranio naturale alle centrali nucleari europee, nel 2022, proveniva dal Niger.
L’azienda francese Orano (ex AREVA) è la principale azienda che ha un contratto di extrazione di quel minerale. Dopo il golpe di stato in Niger nel 2023, il nuovo governo ha subito pensato rivedere tutti i contratti riguardanti il settore energetico e di gestione dei siti di minerali.
Orano gestisce un’altra miniera di uranio in Niger, Somaïr, nella regione di Arlit, nel nord del paese, dal 2021. Tuttavia, il regime militare al potere a Niamey, dal luglio 2023, ha ripetutamente dichiarato la sua volontà di rivedere radicalmente il sistema di sfruttamento delle materie prime sul suo territorio da parte di società straniere. Per questo, il 20 giugno 2024 il governo nigerino ha deciso di ritirare alla società francese Orano la licenza di esercizio della miniera di uranio nel nord del Paese. Lo ha annunciato la società in un comunicato inviato all’Agence France-Presse (AFP).
Nonostante questa decisione del governo nigerino, Orano ha fatto sapere che si riservava il diritto di impugnare la decisione di revoca della licenza di esercizio dinanzi alle competenti autorità giudiziarie nazionali o internazionali.
Ricordiamo che il governo attuale del paese ha voltato le spalle alla Francia dopo la presa del potere, ex potenza coloniale, per avvicinarsi ad altri partner come Russia e Iran.
La società, il cui capitale è detenuto al 90 per cento dal governo francese, aveva annunciato l’avvio di un procedimento arbitrale internazionale contro il Niger. Il 26 settembre scorso, Orano ha dichiarato che un tribunale istituito sotto l’egida del Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie sugli Investimenti (ICSID) si era pronunciato a suo favore.
Secondo la società, questo tribunale “ha ingiunto allo Stato del Niger di non vendere, trasferire o anche solo facilitare il trasferimento a terzi dell’uranio prodotto da Somaïr, trattenuto in violazione dei diritti di Orano“.
Il Niger, sabato 27 settembre alle Nazioni Uniti, ha parlato della volontà della Francia di “trascinarla in infinite cause legali per fermare lo sfruttamento e la vendita” del suo minerale.
L’estrazione di uranio in Niger, ad oggi, si ritrova quindi al centro di una situazione di stallo tra il governo nigerino e il gruppo francese Orano. Il governo attuale, insieme a quelli del Mali e del Burkina Faso, persegue una politica sovranista e quindi ha nazionalizzato a giugno Somaïr, una filiale di Orano che aveva perso il controllo operativo da diversi mesi.
“L’uranio del Niger appartiene al Niger” afferma il primo ministro nigerino Ali Mahaman Lamine Zeine, che si è rivolto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. “In mezzo secolo di sfruttamento, l’uranio non ha portato ai nigerini altro che miseria, inquinamento, ribellione, corruzione e desolazione, e ai francesi altro che prosperità e potere“.
La decisione provvisoria dell’ICSID, un’organizzazione della Banca Mondiale con sede a Washington, “non mette in discussione la continuità delle attività di Somaïr, né la sovranità del Niger sulle sue risorse. L’uranio del Niger appartiene al Niger” si legge sulla pagina Facebook di Ibrahim Bana, attivista e influencer vicino al regime nigerino.
Questa miniera di uranio è l’ultimo baluardo di Orano (ex Areva) in Africa e il simbolo per eccellenza dello scontro tra il governo nigerino, guidato dal generale Abdourahmane Tiani, e la Francia. Si capisce, quindi, che dopo aver perso il permesso di Imouraren, il colosso francese si trova in gravi difficoltà. Per questo motivo, di fronte all’impasse, alcuni dipendenti di Orano stanno insistentemente considerando l’uscita del gruppo, ma quest’ultimo nega e si aggrappa.
Il 19 giugno, durante la riunione del Consiglio dei Ministri del paese, è stata annunciata la nazionalizzazione del sito Somaïr, nei seguenti termini: “Di fronte al comportamento irresponsabile, illegale e sleale di Orano, una società di proprietà dello Stato francese, uno Stato apertamente ostile al Niger (…), lo Stato del Niger ha deciso, in tutta sovranità, di nazionalizzare Somaïr“.
Il caso è diventato un simbolo delle pessime relazioni tra la Francia e Niamey, che accusa regolarmente Parigi di cercare di destabilizzarlo “addestrando terroristi”.
Le relazioni tra Niger e Francia nel settore dell’uranio, a lungo percepite come una collaborazione industriale, non lo sono più da tre anni. Il gigante nucleare francese sta affrontando una serie di blocchi e restrizioni soltanto perché il Niger sta cercando di riprendere un maggiore controllo sulle proprie risorse minerarie.
Questa situazione fa capire come in Africa i contratti, spesso svantaggiosi firmati da multinazionali, possono diventare una catena difficile da staccare e questo non fa altro che rallentare il progresso di questo continente. Si capisce che si tratta di questioni complesse che non si possono risolvere in pochi giorni perché riguardano contratti firmati. Però quando, come in questo caso, la volontà di accettare di disdire il contratto manca completamente, allora si tratta di interessi sicuramente non a beneficio del paese di estrazione dei minerali.
Fonti: Jeune Afrique, Le monde, Eneergeek, vari profili facebook, Le Fasonet.