Fughe di colli di rara bellezza(…) / Quando il pio suono di un campanile su voi si fonde(…)/ M’afferra allora –come una fiaba letta presso il camino a sera- la memoria di quelle giornate (…).
(Il canto degli alberi, Hermann Hesse)1
Qualche giorno fa Arthur, il proprietario dell’Antique Shop, mi aveva detto di essere appena entrato in possesso “di un oggetto ben conservato nonostante la fragilità della materia”. Mi recai appena possibile da lui e quando entrai nella bottega mi venne incontro: “I’m very excited… Sono molto emozionato…” e nel dirlo mi mostrò una vecchia scatola di latta che palesava le sofferenze degli anni.
Era blu, le figure lavorate a sbalzo illustravano un’antica piazza con signorili dimore e un’atmosfera festosa. Nei suoi tempi migliori aveva contenuto golosi biscotti ma ora, Arthur ne sollevò lentamente il coperchio, custodiva biglietti vergati a mano con elegante grafia.
L’inchiostro si era perfettamente conservato e lui li aveva letti tutti, asserì, precisando che si trattava di cartoline natalizie il cui testo consisteva in una piccola fiaba. Secondo Arthur, si aveva l’illusione di essere catapultati nell’atmosfera del Natale, come se le parole prendessero forma. Una sorta di meccanismo al contrario rispetto a quanto accadeva con i Lift the flap. Era il 1820, continuò a narrare con entusiasmo l’antiquario, quando il Marchese William Grimaldi, miniaturista anche della Famiglia Reale inglese, ebbe l’idea di donare ai suoi invitati, in occasione di un ricevimento, biglietti cartonati che recavano immagini da lui stesso dipinte. Queste si sollevavano tramite un semplice sistema di alette svelando, così, una frase dedicata.
Ero decisamente incuriosita sia dalla scatola blu che dal fantasioso collegamento fatto da Arthur e iniziai a sfogliare qualche biglietto. Sicuramente erano stati scritti per accompagnare doni di Natale e forse alcuni ne contenevano anche un indizio nascosto.
Comunque, sarà stato per il tema trattato o per il tempo che conferiva una patina così diversa ma quelle brevi storie sembravano davvero l’ingresso ad un mondo incantato!
Non sapremo mai chi le scrisse perché proprio la firma -come la data- era misteriosamente poco leggibile ma mi piaceva pensare di essere stata accompagnata nell’atmosfera delle musiche che Peter Ilic Cajkovskij compose per il balletto Lo Schiaccianoci, andato in scena al Teatro Imperiale di San Pietroburgo il 18 dicembre 1892. Un classico irrinunciabile che conduce a passi di danza nella trama dell’omonima fiaba.
Per il balletto venne utilizzata la rivisitazione fatta dallo scrittore Alexandre Dumas padre, nel 1844, al testo originale Schiaccianoci e il re dei topi scritto da Ernst Theodor Amadeus Hoffmann nel 1816.
Cajkovskij, che a Firenze dimorò più volte, amò molto l’Italia e le dedicò il radioso Capriccio italiano (opera la cui prima fu eseguita nel dicembre del 1880 a Mosca), così come dell’Italia rimase affascinato anche Dumas, tanto da intravederne in alcuni luoghi la perfetta scenografia per la sua prolifica vena creativa. Quasi un lift the flap a grandezza naturale!
Nei suoi ripetuti viaggi nella Penisola, Dumas non rinunciò ad un soggiorno a Bagni di Lucca, già meta del ricercato Gran Tour ottocentesco, come è testimoniato dal musicologo e saggista livornese Arnaldo Bonaventura nel libro I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga: “… ove si conservava fino a poco fa un Albo ricco delle firme di illustri visitatori, quali Alessandro Dumas padre …”2
Forse vi si recò nell’estate del 1840, durante una delle sue più lunghe permanenze fiorentine, poiché l’elegante e più fresco borgo lucchese era tappa consueta per sfuggire la calura della città.
Il famoso autore dei più celebrati libri di cappa e spada scrisse qualcosa come 257 volumi che raccolgono non solo cicli di avventura ma anche di storia, resoconti e impressioni di viaggi, giornali, biografie, saggi storici e sull’arte. Vivace e creativo si è fortunatamente concesso anche un’incursione nel mondo delle fiabe: senza il tratto della sua penna capace di intrecciare romanticismo e avventura, uno dei balletti più famosi al mondo non sarebbe mai stato rappresentato.
Si era fatto tardi, fuori cominciava a nevicare. Il leggero turbinio mi rimandò con la mente al Valzer dei fiocchi di neve che conclude romanticamente il primo atto del balletto.
“Christmas is near… Il Natale è vicino!” disse Arthur e, mescolando con delicata allegria le missive nella scatola, sorridendo mi invitò a sceglierne quattro: era il suo regalo, una per ogni domenica di dicembre…
Come rifiutare! Lo ringraziai di cuore pensando, cari Lettori, che una fiaba è quel luogo magico dove i bambini possono diventare grandi ed i grandi tornare piccini…
Cinzia Troili
1Il canto degli alberi – Poesie, prose, racconti, Hermann Hesse – Ugo Guanda Editore, 2019 (tratto dalla poesia Selva Nera, pag. 42)
2I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga, Arnaldo Bonaventura – Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche-Editore – 1914 (pag. 51 nella versione digitale)
