“…una vecchia scatola blu che ora conteneva cartoline di Natale il cui testo raccontava una fiaba. Data e firme misteriosamente sbiadite. Sicuramente erano state scritte per accompagnare doni di Natale e forse alcune ne contenevano anche un indizio nascosto.
Sembravano l’ingresso ad un mondo incantato, ad un luogo magico dove i bambini possono diventare grandi ed i grandi tornare piccini…
Buon Anno!!“
Riordinò la scrivania, sistemò carte, fiocchi e pacchetti. Mise a posto anche i biglietti.
Poi ci fu un bubbolio e, inaspettatamente, rimase al buio. Tirò la funicella… nulla… tirò ancora… niente. Guardò fuori: buio!
Chi aveva rubato la fonte di luce? Lassù, nel suo speciale angolo di cielo ma anche laggiù nelle case, sulla punta degli abeti e persino sulle bacchette magiche: la Stella era sparita. E le altre stelle cominciavano a pigolare preoccupate.
Grain si infilò una sciarpa in fretta e furia ed uscì per cercare la Stella.
Frugò tra le nuvole lì vicine, chiese sommessamente alla nebbia, interrogò la luna.
Fu il vento che in un soffio farfugliò qualcosa: forse, più giù, in fondo a quel bosco, nel fitto del prato dove il buio era più buio ed il freddo diveniva gelo… forse, là, aveva visto qualcosa brillare che pareva oro.
Grain prese una candela e si incamminò. Scese saltellando, tuffandosi tra i cirri, ed il vento, compiaciuto, lo aiutò.
Si fece quindi strada, scostando rami e foglie, nell’umido sottobosco e la intravide: una luce d’oro che irradiava adamantini riflessi, un calore che scaldava l’animo. Avanzò con attenzione, non sapeva chi altri si nascondesse nella tana misteriosa. Scansò una radice, mosse, lieve, un cespuglio… e… nessuno.
Si fece coraggio ed entrò. Nessuno.
La tana era vuota e la Stella era l’unica preziosa presenza.
Grain aprì delicatamente il sacco di verde velluto che aveva portato con sé e fece per deporvi il piccolo astro, che però si ritrasse.
Ritentò con più decisione ma la Stella si ritrasse di nuovo, le punte tremolanti mentre la luce si faceva intensa.
E Grain capì cosa aveva voluto fare la Stella scendendo dove il mondo era più buio, più freddo, più lontano dalla musica celeste: portare, lì, in quel cuore muto, tutta la sua luce.
Ma sapeva anche che il suo posto era lassù e che solo da lassù avrebbe potuto dare forza anche alle altre stelle e, forse, qualcuna, avrebbe disegnato un desiderio mentre scivolava nel firmamento. Solo così tutto il cielo e tutti i mondi sarebbero stati uniti sotto la sua intensità.
Con un sorriso radioso Grain la prese tra le mani riuscendo a deporla, con gentilezza, nel sacco e con quel luminoso fardello risalì nel suo speciale angolo di cielo.
La riappese nel blu, le aggiustò le punte e lasciò che il vento la cullasse.
Poi, soddisfatto, tornò verso la sua magica dimora. Dietro di sé lasciò una leggera scia adamantina di piccoli passi.
NdR: il nome Grain, chicco di grano, in Inghilterra usato anche come unità di peso, ci indica che si tratta di una figura di piccole dimensioni come un folletto o un elfo.
