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Redazione
ANNO XIVmartedì 15 Settembre 2026
l'espresso delle 11.15

Tra caffè, dibattiti e… Gazzette: rievocando Vallisneri da Trassilico

“Il bistrot a Parigi è (…) un luogo-cerniera che aiuta a sopportare il delicato passaggio tra l’intimità della casa e il caos cittadino. Ma, allo stesso tempo, anche un mezzo sicuro e a portata di mano per sconfiggere la solitudine e assaporare una piccola dose giornaliera di joie de vivre”.

(Avremo sempre Parigi – Passeggiate sentimentali in disordine alfabetico, S. Dandini)1

Avevo appena chiesto un espresso, infilata in un Caffè del centro, l’atmosfera concitata di una mattina al suo inizio. Il mio tavolo, però, lo trovavo quasi sempre libero… caffè, giornale, panorama: un’equazione perfetta.

Oltre le grandi vetrate, lembi di soffice umidità biancheggiavano trasparenti tra i monti. In lontananza, qualche finestra debolmente illuminata adornava la collina ricordando le atmosfere festose e familiari che da non molti giorni si erano concluse e l’allegra presenza dei biscotti coi chicchi nel vassoio posato sul bancone contribuiva a rammentarla.

Mi piaceva la sensazione che quegli aromi risvegliavano, sapeva di casa, di chiacchiere appoggiate ancora sullo sbadiglio, di una quotidianità ricca di variegate sfaccettature che si raccontava spontaneamente con voce mai uguale il cui ritmo veniva sottolineato dallo sbuffare della macchina del caffè, dal tintinnare delle tazzine, dal soffio freddo del vento che sgusciava ogni volta che si apriva la porta.

Mentre la giornata diventava più nitida, ne sfogliavo le notizie che mescolavano i passi del tempo tra resoconti di fatti avvenuti e progetti a venire.

Il nome del giornale che stavo leggendo aveva origini antiche.

Era, infatti, il 1563 quando a Venezia nasce la prima Gaxeta, un bollettino in forma manoscritta recante notizie utili alla popolazione e all’economia della Città e che prendeva il nome dall’omonima moneta di due soldi necessaria per il suo acquisto.

Ma occorrerà attendere il 1636 per vedere stampata la prima Gazzetta, a Firenze, per autorizzazione di Ferdinando II, Granduca di Toscana.

La matrice del lemma non è certa (forse dal bizantino gaza, ricchezza e, se così fosse, sarebbe bellissimo il significato attribuito, quindi, anche alle divulgazioni!) e fino al 1700 fu l’unico nome utilizzato per designare le pubblicazioni di notizie a stampa per restare, in seguito, precipuamente come identità di alcune testate giornalistiche.

Come non ricordare Francesco di Sales che in un secolo in cui le informazioni si diffondevano prevalentemente col verbo, poiché la sua forma scritta era riservata ai testi eruditi, quale Vescovo di Annecy le usò entrambe: coloro che dal pulpito non avvicinava col dialogo, amava raggiungerli distribuendo presso le case o affissi ai muri i suoi pensieri scritti. Illuminata messaggeria ante litteram che nel 1923 lo ha fatto proclamare Patrono dei giornalisti e degli scrittori da Papa Pio XI.2

E’ sempre il XVII secolo che vede ancora Venezia protagonista di un’altra innovazione: si apre la prima bottega del caffè. Il commercio con l’Oriente favorì l’arrivo dei primi sacchi con i preziosi chicchi anche se la Coffea, pianta nobile etiopica dalle infiorescenze a forma di stella con graziose bacche tondeggianti verdi e poi rosse, era già giunta in Italia grazie al viaggiatore botanico e medico Prospero Alpini, Direttore dell’Orto Botanico di Padova agli inizi del 1600.

Si butta il frutto e si tiene il seme, lo si tosta fin quando da verde diviene marrone quindi lo si macina. La leggenda avvolge di mistero come si sia arrivati all’intuizione della polvere per creare l’infuso più consumato ad oggi e dai salotti della nobiltà alle botteghe che ne derivarono il nome, la bevanda, con le sue proprietà energizzanti, ha conquistato il mondo.

Così si aprirono i Caffè ma anche i dibattiti: toccasana o dannoso o, addirittura, peccaminoso?

Dalle osservazioni del medico aretino Francesco Redi al discorso accademico del medico pistoiese Gian Domenico Civinini (che tenne una lezione alla Società Botanica Fiorentina) agli scritti di un altro famoso medico toscano, Antonio Vallisneri che, amico del Redi, ne continuerà l’opera, la scura pozione terrà svegli gli appassionati e i detrattori.

Vallisneri nasce nel 1661 a Trassilico, antico borgo posto di fronte al Monte Forato -poetico monte dal doppio tramonto – e che custodisce nel suo nome il privilegio di tale posizione3. Professore di medicina all’Università di Padova, membro della Royal Society e Principe dell’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti, nei suoi scritti preferì l’uso della lingua italiana nonostante nel mondo scientifico fosse consigliato l’uso del più dotto latino.

Il caffè si degusta con calma, come vuole la tradizione orientale, ai Caffè si discute di tutto, tra raffinate toilette o animi infervorati, gli si dedicano quadri, lo si cita nelle opere, sarà il nome di un innovativo periodico illuminista italiano, lo si mette in musica. Johann Sebastian Bach gli dedicò La Cantata del caffè, nel 1732.

E’ il periodo in cui si apre il Florian a Venezia e il Gilli a Firenze. Anche a Lucca il caffè ottomano ruba la scena alla già nota cioccolata fors’anche per via di quel trattatello che il Conte Luigi Ferdinando Marsili dedica a Francesco Buonvisi, Cardinale e poi Arcivescovo della Città4.

Assorta nei pensieri, un guizzo di vento mi colse di sorpresa sollevando le pagine ed effondendo il profumo del caffè. Un profumo che induce buonumore e convivialità e che non svelerà mai il suo mistero.

“Ogni bistrot è il concentrato dell’anima di un quartiere: non conta quanto sia antico (…) ma è fondamentale che possieda quell’atmosfera autentica e ospitale stratificata da milioni di conversazioni (…) rimaste appese nell’aria.”1

Cinzia Troili

1Avremo sempre Parigi – Passeggiate sentimentali in disordine alfabetico, S. Dandini – Best BUR Rizzoli, 2018 – pag. 32, 382.

2Francesco di Sales è stato proclamato Santo nel 1665 da Papa  Alessandro VII. La ricorrenza del Patrono si celebra il 24 gennaio.

3Trassilico, Trans Silicem, al di là della pietra, con probabile riferimento alla posizione strategica.

4Bevanda Asiatica, Brindata all’Eminentissimo Bonvisi, Nunzio Apostolico appresso la Maestà dell’Imperatore, Da Luigi Ferdinando Co. Marsigli. Che narra l’Historia Medica del Cavé – Vienna d’Austria, Appresso Gio. Van Ghelen, 1685.

FOTO: La terrazza del Caffè in Place du Forum ad Arles di notte, Vincent Van Gogh – Arles, settembre 1888.

          Quattro orientali seduti sotto un albero, Rembrandt Harmenszoon Van Rijn – c.1659.

(Le foto sono tratte dal libro Il Caffè nella Storia e nell’Arte, Antonino Carbé –  Ed. Centro Luigi Lavazza per gli studi e le ricerche sul caffè, 1981 – pagg.  8,16)

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